Caso Ciavarrella, test conclusi sul Dna dei presunti assassini amici del povero Alessandro

Ancora pochi giorni per sapere che fine ha fatto il 17enne Alessandro Ciavarrella, che manca da casa dall’11 gennaio scorso.Sono, infatti, sempre più insistenti le voci che danno per certo che, a breve, saranno resi noti i risultati delle analisi del Dna dei due presunti autori dell’omicidio del giovane. Che si sia trattato di assassinio nessuno più lo nasconde; infatti, la speranza che Alessandro possa essere ancora vivo è ridotta, come suol dirsi, al lumicino.Fonti vicini agli inquirenti darebbero per certa che sarebbe questione di poco l’ufficializzazione dei risultati delle analisi sul materiale biologico rilevato, lo scorso luglio, in un garage, possibile luogo dove si sarebbe consumato il delitto. Alla madre venne prelevata della saliva per compararla con quella trovata in garage.Che di delitto possa trattarsi non dovrebbero esserci più dubbi; tanti gli elementi che escluderebbero altre ipotesi, anche perchè sulla scomparsa di Alessandro si sono accesi i riflettori dei media con una insistente e costante attenzione, oltre, naturalmente all’impegno di magistratura e carabinieri, alla mobilitazione della comunità locale che non hanno mai cessato di percorrere tutte le piste possibili per cercare risposte alle tante domande che la famiglia, giustamente, poneva.E’ da dieci mesi genitori e fratelli vivono in un continuo incubo da quella fredda domenica di gennaio quando Alessandro, alle 9,30, uscì di casa dicendo che aveva un appuntamento con un amico al “Byron Cafè”, un bar di corso Manfredi della città dell’Arcangelo, e sarebbe tornato per l’ora di pranzo.

Il giovane è l’ultimo di cinque figli di Rosa Guerra, 54 anni, casalinga, e Antonio, 54 anni, operaio, emigrato in Germania.

La famiglia, già dall’inizio, escluse che il ragazzo si fosse potuto allontanare spontaneamente e che potesse continuare a non dare notizie, sapendo dello stato d’ansia in cui tutti stavano vivendo quei lunghi interminabili giorni, ore e minuti.

Come pure non si spiegavano quanto si diceva in giro, cioè, che fosse stato vittima di una sorta di lupara bianca per uno “sgarro” che avrebbe potuto commettere.

Per la sorella Anna Maria e i genitori tutto questo non faceva che aggiungere dolore a dolore, come pure non si spiegavano come mai “gli amici di sempre, quelli con i quali Alessandro stava insieme fin dai primi anni della Scuola d’infanzia, avessero dimenticato tutto questo.

Per mesi il silenzio, poi ad inizio luglio la svolta delle indagini: due amici e coetanei di Alessandro, a seguito del ritrovamento di tracce biologiche nel garage di uno dei due, vengono sospettati di omicidio. “Da quello che è venuto fuori dalle indagini – raccontava la sorella Annamaria – sembra che avessero un appuntamento nel garage di uno dei due indagati, anche se loro hanno detto che non si sono mai visti, perché Alessandro non sarebbe mai arrivato lì. “Uno – ricorda la sorella Teresa – era un suo amico ed è stato anche intervistato da “Chi l’ha Visto, l’altro era un amico in comune. L’omicidio è stato probabilmente per cause accidentali, e Alessandro sarebbe stato condotto in quel garage con ingenuità, e poi si sarebbe passati ad una lite degenerata in maniera tragica”.

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