Archiviazione incendio Peschici, le reazioni

«Confido nella giustizia e sono certo che il tribunale di Lucera abbia agito con cognizione di causa. Continuo a dire che il rogo di Peschici sia una fatalità, nata dal fatto che un piccolo incendio in un uliveto abbia investito un deposito di bombole e scatenato l’inferno». Mimmo Vecera, sindaco di Peschici, è rassegnato, all’indomani della decisione del gup del tribunale di Lucera, che ha accolto la richiesta di archiviazione della procura per l’incendio di Peschici del 24 luglio 2007. Il problema è che comunque qualcuno quel rogo, piccolo o grande, lo abbia appiccato, e la negligenza, la noncuranza o l’incoscienza hanno distrutto 300 ettari di pineta, oltre a numerosi abitazioni turistiche, ma soprattutto hanno causato tre morti.

E proprio il nipote di due delle tre vittime, Domenico Fasanella, punta il dito contro le istituzioni: «Sulla posizione dei 6 indagati prosciolti non vogliamo esprimere commenti – ha detto – ma la mia famiglia ritiene che nel rogo di Peschici vi siano delle ulteriori responsabilità a carico delle istituzioni quantomeno in relazione ai ritardi nei soccorsi, in quanto non è possibile accettare che un intero paese, oltretutto pieno di turisti, sia stato lasciato in balia delle fiamme per ore senza un adeguato intervento dei mezzi di spegnimento, soprattutto aerei, che avrebbero invece potuto circoscrivere l’incendio in poco tempo. I miei zii (Carmelina e Romano, n.d.r.) – continua Fasanella – sono morti a diversi chilometri di distanza dal punto in cui è divampato l’incendio, ed a distanza di oltre cinque ore dal momento in cui esso si è sprigionato, per cui c’era tutto il tempo per intervenire ed evitare che si consumasse una simile tragedia».

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