Minacce al procuratore capo Russo

Vincenzo Russo, procuratore capo di Foggia«Frena i tuoi scagnozzi. Noi colpiamo dove vogliamo e quando vogliamo». Il tutto accompagnato dal disegno di una bara con una croce sopra e un proiettile calibro 6.35 attaccato con nastro adesivo. E’ la pesantissima lettera di minacce – scritta in stampatello e in dialetto campano – che ignoti hanno depositato nella cassetta della posta dell’abitazione del procuratore capo di Foggia, Vincenzo Russo, che ha assunto la carica nel maggio del 2005. In questi quattro anni di lavoro ha sempre condotto in prima fila, al fianco dei sostituti procuratori, indagini sulla criminalità che hanno portato in carcere centinaia di persone tra spacciatori, estorsori, assassini e colletti bianchi. «Se qualcuno pensa di farmi paura, a me oppure ai miei colleghi, si sbaglia di grosso» commenta il magistrato parlando con la «Gazzetta».

Il procuratore capo è sotto scorta dal marzo 2007 in seguito ad altre minacce e avvertimenti, ed è sottoposto alla cosiddetta «tutela di quarto livello»: un’auto non blindata lo accompagna nei suoi spostamenti e un sottufficiale dei carabinieri lo segue passo passo. Chissà che ora – alla luce delle nuove pesati minacce di morte recapitate a casa del giudice – il comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico non chieda all’ufficio centrale interforze per la sicurezza del ministero dell’Interno di rinforzare il tipo di tutela, a cominciare dall’utilizzo di un’auto blindata.

Sarebbe stato lo stesso procuratore capo a ritrovare lunedì scorso la lettera di minacce, aprendo la cassetta delle lettere nel rincasare nell’appartamento in centro dove vive. E’ scattata immediatamente la segnalazione alle forze dell’ordine, e sul posto sono intervenuti i vertici della Polizia e dei carabinieri per i rilievi: il prefetto è stato ovviamente subito informato. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Lecce, competente a indagare quando vittime di reati sono magistrati del distretto della corte d’appello di Bari. La notizia sulle pesanti minacce ai danni del procuratore capo (originario di Napoli) è trapelata soltanto ieri, cinque giorni dopo l’arrivo della lettera di minacce. Vi si cercheranno impronte digitali o tracce biologiche (saliva) da cui ricavare il dna per confrontarlo con quello di eventuali sospettati.

Quanto successo il 29 giugno scorso al procuratore Russo, segue una serie di avvertimenti ai danni del magistrato che avevano portato alla decisione del ministero dell’Interno di disporre la scorta nel marzo 2007, quando tra l’altro venne alla luce – grazie alle rivelazioni di un pentito – un progetto della criminalità organizzata foggiana per uccidere un pm foggiano che indagava sugli appalti nel mondo della sanità dauna.

Nel corso degli ultimi anni ignoti (non una volta si sono scoperti gi responsabili di questi episodi) hanno cerchiato il nome del procuratore capo Russo sul citofono di casa; hanno preso a sassate l’auto privata del magistrato; gli hanno inviato una lettera anonima che l’ha particolarmente addolorato, visto che si scriveva con crudeltà che avrebbero pensato loro alla tomba del figlio, morto qualche anno fa.

Adesso si aggiunge questo nuovo episodio, il più grave. Non soltanto per il proiettile e il tenore delle minacce ma anche perchè non si è di fronte ad una lettera spedita per posta: qualcuno è entrato nel portone dello stabile del magistrato ed ha lasciato la missiva nella cassetta delle poste. Considerate le numerose indagini condotte dalla Procura e quelle tutt’ora in corso, impossibile al momento comprendere a cosa si riferisca chi ha scritto: «frena i tuoi scagnozzi».

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