Il dopo D’Ambrosio è tutto un rebus

mons. Domenico D'AmbrosioTra arcivescovado, Casa sollievo della sofferenza e Frati cappuccini il “dopo D’Ambrosio” non è ancora iniziato. Ma per la semplice ragione che non vi è nessuna traccia del sostituto. Tutto è ancora in alto mare. Nel senso che è di là da venire. Anche se di nomi, ne circolano, eccome che ne circolano. Ma la situazione resta fluida, e siccome ci troviamo di fronte a nomine gestite dalla Santa Sede, che in fatto di prudenza e saggezza è maestra di vita, non è da escludere che i tempi potrebbero alla fine risultare lunghissimi.

E addirittura, qualora la quadratura del cerchio sul nominativo eventualmente prescelto dovesse tardare, ritrovarci con un mons. D’Ambrosio chiamato ad un prolungamento temporale dei propri compiti anche da Lecce (dove è stato trasferito al posto di mons. Cosmo Francesco Ruppi), inaugurando di fatto una sorta di gestione “a distanza” sia di San Giovanni Rotondo che dell’annessa diocesi.

Eventualità questa che non rappresenta affatto una novità nei modus operandi del Vaticano, anzi… Di esempi simili, del resto, è zeppa la casistica del passato. Una su tutte: quando fu trasferito mons. D’Addario da San Giovanni Rotondo a Termoli nel 2002-2003) non fu per caso lo stesso D’Ambrosio, allora a Foggia ad essere nominato nel frattempo (prima di essere investito direttamente dell’incarico) amministratore apostolico di San Giovanni Rotondo?

Va tra l’altro sottolineato che stavolta si parla in maniera insistita di sdoppiare i compiti che D’Ambrosio concentrava nella sua persona. La Santa Sede sarebbe propensa ad effettuare due nomine: una, come pastore e responsabile della diocesi; l’altra, più manageriale ed attinente ai compiti di solito affidati al delegato della Santa Sede per le Opere di Padre Pio, quello che sovrintende in pratica agli aspetti finanziari ed economici delle strutture del frate con le stimmate.

Si vocifera che sia pronto qualche noto esponente ecclesiale dello Ior, la potente banca vaticana. Per la prima figura invece i nomi sono altri e si sprecano: insistita la voce su mons. Luigi Moretti, arcivescovo titolare di Mopta del Clero Romano a Roma. Negli ambienti conventuali fanno sapere che tale nominativo già circolava due anni fa e che si sarebbe, anche se prove al riguardo non ne hanno, addirittura rifiutato di accettare l’incarico.

Che sul sostituto di D’Ambrosio ci sia notevole interesse lo testimonia tra l’altro il sondaggio lanciato da una nota radio locale. Sondaggio dal quale sarebbe risultato quale prelato più gradito dagli ottanta per cento degli ascoltatori, mons. Felice Di Molfetta, attuale vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. La realtà, fanno intendere dagli ambienti del Convento, è che si sta lavorando sul nominativo, ma forse non sono ancora maturate le dovute condizioni, soprattutto di condivisioni.

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