Rifiuti, in Puglia questione aperta

discaricaCon il 12.5% di raccolta differenziata la Puglia è ben lontana sia dall’obiettivo del 42% del Piano Regionale per il 2008, sia da regioni come il Trentino Alto Adige o il Veneto che questo obiettivo l’hanno centrato già nel 2007. Unica eccezione è Melpignano (Le) comune «riciclone» della regione che è riuscito a superare il 32% di differenziata nel 2007. «Per il 2009 chiuderemo tutti gli impianti previsti – spiega l’assessore regionale all’Ecologia Michele Losappio – per riuscire a vincere il sistema di smaltimento che era incentrato essenzialmente sulle discariche. Certo la Regione in questi anni ha scelto la strada della concertazione e questa è più lunga e difficile, ma molte delle criticità che stiamo affrontando non le abbiamo create noi».

E tra questi punti deboli due sostanzialmente vengono sottolineati durante la presentazione del testo di Legambiente «Ambiente Italia 2009 – Rifiuti made in Italy»: la forte conflittualità tra imprese che si occupano sul territorio pugliese di trattamento e smaltimento dei rifiuti, e la mancata realizzazione di impianti di compostaggio, indispensabili per lo smaltimento della frazione umida.
«Perché sia chiaro – mette in evidenza con forza Michele Lamacchia, presidente dell’Anci Puglia durante la presentazione del rapporto – che i comuni che parlano di una raccolta differenziata superiore al 20-25% barano, se non dispongono di un impianto di compostaggio vicino».

Restano quindi alcune criticità nel ciclo dei rifiuti regionale che, se non rischiano di precipitare la Puglia in uno stato di emergenza come quello campano, non mancano di pericoli, come si è potuto vedere con le barricate dei cittadini ad Ugento qualche mese fa. Una fragilità non ancora del tutto superata e che incombe settimana dopo settimana.

«C’è da dire che molti di quelli atti erano strumentalizzati politicamente» spiega Losappio, per non parlare che molti atteggiamenti rientrano nel così detto «effetto Nimby», per il quale, parlando di rifiuti, tutti li producono ma contemporaneamente pretendono che il problema sia risolto lontano la loro stessi. «Serve in questo un investimento culturale – sottolinea Losappio – per capire che il rifiuto non è un disvalore del quale liberarsi il più presto possibile».

In Puglia mancano ancora tutta una serie di anelli per completare la catena di smaltimento sostenibile di rifiuti e tra questi gli impianti di compostaggio sono l’elemento debole che va rinforzato. «Chiediamo più coraggio – dice Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente – tutti additano le discariche come nemico numero uno da sconfiggere, ma non si capisce mai bene chi sia il responsabile di questa non vittoria. Eppure l’esempio della Sardegna che in 7 anni è passata da un 2% al 38% di raccolta differenziata dovrebbe insegnare che l’emergenza rifiuti non è una condanna definitiva, che ci sono strumenti per farcela».

Tra questi strumenti l’ecotassa, che rende meno conveniente per i comuni lo smaltimento di rifiuti indifferenziati in discarica, rispetto alla raccolta differenziata porta a porta. In Puglia l’ecotassa ha avuto una serie di proroghe, chieste da comuni che non erano in grado di sostenere i costi, ma che ora dovrebbe far valere le sue ragioni dal prossimo giugno su tutti.

«In tutto questo non dimentichiamoci comunque che la nostra regione sta anche pagando un prezzo non suo – sottolinea Lamacchia -. In Puglia hanno sversato i loro rifiuti speciali smaltiti in maniera illegale tante di quelle regioni virtuose che oggi fanno il 40% di raccolta differenziata e che hanno devastato interi territori. Perchè i rifiuti sono un business dell’illegalità molto forte. Detto questo dobbiamo chiudere il sistema degli impianti, e soprattutto dotarci di una normativa regionale sui rifiuti che organizzi il sistema e dia delle responsabilità, senza le quali si litigherà sempre per le competenze».

Come sta accadendo a Cavallino, come racconta l’assessore Losappio: due impianti di due differenti società sono divisi da una strada. Da una parte un impianto di compostaggio e dall’altra uno stabilimento per lo smaltimento del cdr, serve un nastro trasportatore per portare il prodotto rifiuto trattato da una parte all’altra, ma sono mesi che le due imprese litigano su chi deve realizzare questo nastro trasportatore, bloccando di fatto l’attività di entrambe.

«In questi 12 anni ci siamo trascinati tutta una serie di ritardi – spiega Silvano Macculi, coordinatore regionale Ato Puglia e del bacino Lecce 2. Il blocco definitivo nella realizzazione dei termovalorizzatori previsti dal piano Fitto, senza la costruzione di alternative complete come impianti di compostaggio, biostabilozzazione e trattamento cdr ci ha fatto accumulare un ritardo di oltre 3 anni. Un tempo che non ci potevamo permettere. La litigiosità delle imprese e le responsabilità di Enti locali con scelte spesso poco limpide, hanno fatto il resto».

Domani a Deliceto in provincia di Foggia si inaugura un impianto di biostabilizzazione e compostaggio.
Si spera che il 2009 sia veramente l’anno della svolta, per puntare alla soluzione. L’alternativa è ritrovarsi in piena «emergenza Campania» ma sotto il balcone della propria casa.

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