Quello che il Gargano non può più permettersi

Il Gargano ce la farà? Chi vivrà vedrà. La direzione da seguire mi sembra chiara.
Primo, evitare gli errori del passato. Il Gargano è stato devastato dalla speculazione edilizia. Il cemento non è la soluzione, nè il mezzo. Occorre esplorare altre strade. Partire, forse, dalla vitalità del cosiddetto privato sociale. Potrebbe essere un inizio, ma non basta. Per usare una metafora da new economy, occorre investire sul software, cioè sui programmi, e non solo sull’hardware, ovvero sulla macchina, sulle strutture o infrastrutture. E’ vero, le strade, gli alberghi, le case. Ma se tutta la politica si concentra solo su quello ci ritroviamo solo case, strade, alberghi. E ci perdiamo, l’ambiente, l’identità, la cultura, la coesione sociale, gli abitanti e i turisti.

E poi quali sono le vere infrastrutture di cui il Gargano ha bisogno? Il divario digitale l’abbiamo colmato? Il sistema della viabilità lenta, dopo anni di parco nazionale, a che punto sta? I servizi sociali e formativi in che condizioni sono? Il sistema culturale locale come è organizzato? A che punto è il sistema turistico locale? Il Parco nazionale del Gargano quanta strada deve ancora fare per dirsi una realtà vera, presente, capace di guidare il Gargano e non solo farsi guidare dalle dinamiche politiche consolidate? Anche queste sono infrastrutture. Qualcuno ci sta lavorando?

Occorre fermare l’emorragia dei garganici. Vanno via. Soprattutto i giovani. Vanno via per cercare un lavoro o per studiare. E poi non tornano. Quelli che restano spesso soffrono. E non investono sul territorio. Né energie, né attenzioni, né denaro. Capitale sociale esportato e mai più disponibile. Le associazioni, quelle che ancora resistono, lottano, producono idee, cultura e coesione sociale. Spesso sono sole e contro tutti. Le scuole formano i giovani, spesso affrontando il lavoro educativo con coerenza, correttezza, dedizione. Ma gli altri?

Le lobbies del cemento si sono impadroniti della politica. Si riesce solo a costruire. Anche se le procedure sono difficili, gli investimenti difficoltosi da mettere insieme, le dinamiche aggregative complicate da innescare. Le leggi contrarie. La politica lavora per superare tutte le difficoltà e fa i miracoli. Per il cemento.

Per le altre cose non si fanno miracoli. Ma neanche le cose minime. Quelle di buon senso, facili facili. Niente. Solo errori.

Basta guardare lo stato dei beni culturali. Sarebbe un errore assoluto (il male assoluto!) non dare priorità al restauro di Kalena sul piano strategico provinciale. Lo dico al sindaco di Peschici. Una persona che stimo. Peschici ha bisogno di ripartire da Kalena. Che sta crollando. Luogo simbolico della identità garganica. Della sua storia. Perchè Kalena è diventata, negli anni, un mistero più intricato dei segreti di Fatima? A me le cose sembrano semplici. Più semplice che costruire un porto, un aeroporto, l’ennesimo villaggio turistico. Kalena è la priorità.

Come lo è il centro storico di Vico del Gargano. Il centro storico è la ripartenza per quella comunità e per il Gargano intero. L’albergo diffuso, la cultura, l?identità di quel pezzo di territorio vale molto di più di un nuovo quartiere, di un nuovo albergo.

Lo è il centro storico di Monte Sant?Angelo, attenzionato dall’Unesco. Scommettiamo che sul Piano strategico provinciale il Comune di Monte Sant’Angelo dirà che per il futuro della città Dell’angelo è più importante la piana di Macchia che non il suo centro storico, i suoi monumenti, il suo santuario? Dopo i proclami della retorica Unesco noi aspettiamo la prova dei fatti. Che cosa sarà finanziato con i soldi di Capitanata 2020? Il centro storico o la piana di Macchia per creare i presupposti per una nuova ondata di cemento? L’ennesima, che allontana schifati i turisti e i giovani cittadini?

Le associazioni e la cultura del Gargano devono cominciare a parlare chiaro. La discussione nominale su cosa è Gargano e cosa non lo è, non mi appassiona. Piuttosto mi sembra una stupida perdita di tempo. Vorrei che il mondo del privato sociale, le donne e gli uomini di cultura, il mondo dinamico della informazione e della comunicazione, il sistema delle imprese della qualità, che sul Gargano non è maggioranza, ma esiste eccome in agricoltura e nel turismo, dica chiaramente a se stesso e agli altri se questo Gargano, governato con una mentalità vecchia, è pronto a voltare pagina.

Certo, a risvegliarci dal sogno di un Gargano diverso ci sono i morti ammazzati. Cui la codardia delle istituzioni locali non risponde neanche con una parola, chiara, semplice e gridata con forza. Di condanna. Solo un assordante e tragico silenzio.

Franco Salcuni

Fonte: l’Attacco

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