Liberalizzati gli orari dei negozi in Puglia

Approvato dal Consiglio regionale della Puglia il disegno di legge che apporta modifiche ed integrazioni alla sulla disciplina del commercio. Nei comuni a economia turistica e nelle città d’arte, i commercianti potranno determinare liberamente gli orari di chiusura e apertura e venir meno all’obbligo della chiusura domenicale e festiva nel periodo compreso tra maggio e settembre.
E’ stato approvato questo pomeriggio a maggioranza dal Consiglio regionale della Puglia, con l’astensione della minoranza e dei consiglieri Carlo De Santis (Pdci), Pietro Manni, Pietro Mita e Arcangelo Sannicandro (Rifondazione Comunista) e Michele Ventricelli (Sd), il disegno di legge che apporta modifiche ed integrazioni alla legge regionale del 1° agosto del 2003, sulla disciplina del commercio. La discussione e la votazione dei 36 emendamenti (molti dei quali bocciati dall’Aula) ha modificato alcuni aspetti della bozza di legge presentata dal governo. Con il nuovo testo della legge, nei comuni a economia turistica e nelle città d’arte, i commercianti potranno determinare liberamente gli orari di chiusura e apertura e venir meno all’obbligo della chiusura domenicale e festiva nel periodo compreso tra maggio e settembre. I comuni interessati potranno, anche in occasione di particolari eventi e di concerto con le organizzazioni ed associazioni, autorizzare l’apertura degli esercizi in orario notturno. I criteri che identificano le città d’arte saranno definiti dal Governo nei prossimi 12 mesi. Eliminato, invece, il comma che prevedeva di estendere ai commercianti dello stesso comune di beneficiare delle deroghe previste per attività inserite in parchi ed aree protette. Si voleva in questo senso garantire pari opportunità alle imprese di uno stesso comune. “Così facendo però – ha osservato Pietro Lospinuso di An – si penalizzerebbero altri operatori commerciali di altri comuni, anche limitrofi”.

Altro punto cruciale la rivalutazione del ruolo di assistenza dei Cat, i Centri di assistenza tecnica per le imprese e le pubbliche amministrazioni. I Centri di assistenza potranno essere costituiti dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore commercio a livello provinciale. L’istituzione però è subordinata a due parametri: le associazioni devono essere presenti con propri consiglieri nel Consiglio della propria Camera di commercio oppure rappresentare almeno il dieci per cento della consistenza delle imprese commerciali secondo i dati di Unioncamere. “Paletti troppo limitativi”, secondo il consigliere di An, Nino Marmo, che ha aggiunto: “i Cat possono anche rappresentare solo 10 iscritti, a me interessa che lavorino bene e che gli assistiti siano contenti dell’operato del proprio Centro”. Pronta la risposta dell’assessore allo Sviluppo Economico Sandro Frisullo. “Purtroppo non c’è una griglia di parametri e criteri che ci mettano al riparo dagli abusi -ha sottolineato- la partecipazione al 10% ci sembrava però un’asticella al posto giusto per prevenire degenerazioni e abusi”. Approvato, invece, all’unanimità l’emendamento presentato dal presidente di Forza Italia, Rocco Palese che affida al regolamento, da adottarsi entro un anno dall’entrata in vigore della legge e dopo aver sentito le associazioni e le organizzazioni interessate, “l’individuazione dei nuovi criteri per il riconoscimento dei comuni ad economia prevalentemente turistica e città d’arte”. Il prossimo consiglio regionale sarà convocato per il 13 e il 14 maggio.

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