Gargano dove la natura è colore

Sempre partendo da Manfredonia ci dirigiamo verso sud, imboccando la S.S. 159 per le Saline; al Km 7,600 troviamo l’ingresso dell’oasi Lago Salso, ultimo lembo delle paludi sipontine e paradiso per i cultori del birdwatching. L’area, ricadente nel Parco Nazionale del Gargano, è fruibile attraverso una serie di sentieri naturalistici che conducono a capanni d’avvistamento dell’avifauna che è ricca e mutevole nel corso dell’anno.

Circa 30 Km più avanti troviamo le rinomate Saline di Margherita di Savoia, le più grandi d’Europa, vaste 4000 ettari, che oltre ad avere notevole importanza industriale per la produzione del sale (se ne ricavano ben cinque milioni di quintali all’anno) è una zona umida d’importanza internazionale protetta dalla Convenzione di Ramsar.

Osservando con un cannocchiale dal bordo della S.S. 159 in appositi punti si possono osservare i fenicotteri rosa che da diversi anni costituiscono una presenza stabile nelle Saline al punto da essere divenuti specie nidificante, inoltre cavalieri d’Italia, avocette, limicoli, anatre ed aironi, sterne e gabbiani risultano frequentatori costanti dell’area.

Ritornando a Manfredonia per la stessa strada abbiamo due opzioni: o fare la costa del Gargano od attraversare il Promontorio dall’interno.

2A) Scegliendo la prima, a partire da Manfredonia, percorrendo la S.S. 89 e quindi imboccando la panoramica, si ha l’opportunità di godere di vedute molto suggestive sulle falesie calcaree coperte di pino d’Aleppo a picco sul mare; dopo 15 chilometri si raggiunge, immersa in un mare di uliveti, la cittadina di Mattinata (mt. 75), l’antica Matinum, dalle caratteristiche case basse e bianche. Proseguendo in direzione di Vieste sul tragitto si incontrano baie splendide come Vignanotica, Baia delle Zagare, dei Gabbiani, dei Campi, di San Felice (con l’omonimo architiello) ricche di grotte marine d’inestimabile bellezza (raggiungibili in barca), faraglioni, archi rocciosi e torri costiere d’avvistamento erette nel 1600.

A 60 Km da Manfredonia sorge Vieste (mt. 75), il centro più imporante del turismo balneare del Gargano; annunciata dal Pizzomunno, monolite calcareo alto 26 metri svettante sul mare, Vieste rappresenta la punta più orientale del Gargano, protesa nell’Adriatico.

Il centro storico è suggestivo, dominato dal castello federiciano, con la Cattedrale romanica dell’XI secolo e la chiesa di S. Francesco (XVII secolo) alle cui spalle, sul mare, sorge un trabucco, antico congegno di pesca in legno; a ricordo dell’eccidio, da parte del pirata turco Dragut Rais nel 1554, c’è la “Chianca amara”, pietra sulla quale furono decapitati circa 5000 viestani. Da Vieste, proseguendo lungo la litoranea, dopo 21 chilometri di costa a picco sul mare intervallati dalle torri costiere di Ponticello, Sfinale e Calalunga, si giunge a Peschici (mt. 90), che in lingua slava significa “sabbia fine”, colonia di Schiavoni fondata nel X secolo dall’Imperatore Ottone di Sassonia per liberare la costa infestata dai Saraceni.

L’abitato è adagiato su una rupe a picco sul mare e si è sviluppato attorno al castello normanno-svevo del XIII secolo, poi trasformato in Palazzo Baronale. Piene di fascino orientale sono le casette bianche del centro storico con i tetti a cupoletta di taglio arabo. Poco fuori l’abitato sorge l’importante insediamento benedettino di S. Maria di Calena (sec. XI), costituita da due chiese ed un convento che, nonostante il glorioso passato, versa purtroppo in condizioni di degrado; contesa tra Montecassino e Tremiti, aveva possedimenti in tutto il Gargano e da essa dipendenza anche l’altra abbazia di Monte Sacro; dal 1445 non fu più indipendente e venne acquisita definitivamente dall’Abbazia di Tremiti.

2B) A chi invece intenda attraversare il Promontorio dall’interno, sempre partendo da Manfredonia, si consiglia di prendere la strada provinciale per San Giovanni Rotondo; giunti ad un bivio, svoltare a destra imboccando la strada per la montagna che, attraverso una serie di tornanti, conduce prima ad uno stupendo Belvedere (al Km 8), dal quale la vista spazia su tutto il golfo, e poi alla Frazione Montagna – S. Salvatore, caratteristico borgo rurale ove i ritmi di vita sono quelli scanditi dal lavoro della terra (vedi pagina dedicata alla montagna). Proseguendo oltre, si giunge ad un’ampia vallata carsica con al centro una sorta di inghiottitoio che raccoglie le acque piovane: è la Grava di Campolato, la più profonda della Puglia con i suoi 300 metri di estensione; è percorribile però solo da esperti speleologi provvisti di adeguata attrezzatura.

Di fronte svetta Monte Calvo, la cima più alta del Gargano con i suoi 1055 metri. Al bivio con la S.S. 272 si svolta a destra in direzione di Monte S. Angelo e dopo pochi chilometri a sinistra per il Bosco Quarto, caratterizzato da enormi esemplari di alberi di cerro. Rimettendoci sulla S.S. 272 si giunge dopo qualche chilometri ad un bivio; di qui proseguire in direzione della Foresta Umbra (794 mt.) che si raggiungerà dopo aver percorso 23 chilometri. Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Gargano. Un territorio, quello del Parco, di circa 125.000 ettari, che costituisce un’isola separata dal resto del Tavoliere e che contiene una notevole varietà di ambienti naturali, che vanno dall’area costiera, alta e rocciosa, ricca di grotte e meravigliose calette, alle pinete mediterranee di pino d’Aleppo, alle zone umide di Lesina, Varano e Manfredonia, oltre alle stupende aree verdi costituite, appunto, da Bosco Quarto, Foresta Umbra, ecc. Una menzione particolare merita il sottobosco garganico, ricco di una enorme varietà di orchidee selvatiche.

Per scoprire i tesori celati nel “cuore verde” del Gargano si consiglia di iniziare la visita al Museo Naturalistico della Foresta ove sono raccolti esemplari di animali e reperti preistorici presenti in foresta e dove è possibile reperire la carta dei sentieri percorribili al suo interno, variabili per durata, faticosità e caratteristiche ecologiche. Vasta più di diecimila ettari la Foresta Umbra costituisce l’ultimo lembo dell’antico Nemus Garganicum cantato dai poeti latini, ospita esemplari millenari di alberi di Tasso nonchè le “Faggete depresse”, singolare fenomeno d’adattamento vegetativo oltre ad una fauna multiforme tra cui spicca il Capriolo garganico (capreolus capreolus italicus), uno dei pochi nuclei ancora esistenti in Italia del capriolo autoctono.

Si prosegue in direzione di Vico del Gargano (445 mt.), che si raggiunge dopo 14 chilometri, di ci meritano una visita il centro storico col castello normanno-svevo, il palazzo della Bella, la Chiesa Madre ed il trappeto Maratea, bellissimo esempio di frantoio ipogeo. Appena fuori il paese c’è il Convento dei Cappuccini con un esemplare monumentale di leccio bicentenario, uno dei patriarchi verdi del Gargano.

Il nostro itinerario prosegue, a 7 chilometri da Vico, verso Ischitella (mt. 310) e, dopo altri 7 chilometri, a Rodi Garganico (mt. 42), altro centro balneare immerso negli agrumeti, da cui, prendendo la Superstrada, si giunge dopo 19 chilometri a Cagnano Varano (mt. 165), paese agricolo sulla sponda del lago; a 4 chilometri dal paese la grotta di S. Michele; dopo altri 40 chilometri si giunge a Lesina (mt. 5) che sorge su un lembo di terra sull’omonimo lago, dove è sorto il primo Centro Visite del Parco Nazionale del Gargano che ospita la casa del Pescatore e che si è arricchito dell’acquario d’acqua salata più grande d’Europa. Da Lesina partono sentieri attrezzati da percorrere per visitare il Bosco isola, il cordone dunale che separa il lago dal mare aperto; è possibile, inoltre, fare il giro del lago in catamarano.

Da gustare le rinomate anguille che si pescano nel lago. Si ritorna a Manfredonia attraverso la Strada provinciale pedegarganica.

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