Rodi, il Comune lascia Comunità montana

Il Comune di Rodi si è dichiarato fuori dalla Comunità montana del Gargano. Una decisione sofferta, ma dovuta per via del clima di litigiosità creatosi all’interno dell’ente montano dopo le dimissioni del presidente, Nicola Pinto, e dell’assessore alla Cultura, Giuseppe Maratea. Ma non estranea alla decisione, l’atteggiamento di molte amministrazioni comunali che, a tutt’oggi, nonostante la legislatura sia scaduta il 22 ottobre dello scorso anno, non hanno ancora proceduto alla nomina dei propri rappresentanti (due per la maggioranza e uno per il gruppo di minoranza) in seno alla Comunità montana del Gargano.

Il provvedimento votato a maggioranza (gli undici consiglieri presenti) e cinque dell’opposizione dal Consiglio comunale, una seduta che è scivolata senza grossi scossoni. Relazione del sindaco, Carmine D’Anelli, il quale ha voluto immediatamente sgombrare il campo da eventuali letture della decisione di chiedere di non far più parte dell’ente montano diverse da quella che ne sono le ragioni vere. In particolare, la posizione dell’ex presidente Nicola Pinto (è consigliere comunale di Rodi Garganico), nei confronti del quale D’Anelli ha ribadito il massimo rispetto, non ha nulla a che vedere con la richiesta di tirarsi fuori dall’Ente montano. I motivi veri sono – ha sottolineato il sindaco – da far risalire all’incapacità dell’ente di essere al servizio delle Comunità; al contrario, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio carrozzone, funzionale esclusivamente a quanti continuano a trarre benefici. Prova ne è – ha aggiunto D’Anelli – che da circa un anno la Comunità montana è prigioniera di se stessa, tant’è che non è stato possibile, nonostante la complessità della situazione che s’era venuta a creare a seguito ai provvedimenti della magistratura, non si è sentito il dovere di accantonare posizioni di parte e dare un governo all’Ente. Sono prevalse posizioni personali che, in pratica, hanno portato l’ente all’ingovernabilità. Quando invece, sarebbe stato necessario maggiore consapevolezza. Infatti, è sotto gli occhi di tutti e, soprattutto nei dati, che alla Comunità montana, da mesi, non si muove più niente. Continuare a far parte di un Ente che, a questo punto eroga soltanto stipendi e indennità, sarebbe come far finta di nulla, non solo, ma il silenzio si confonderebbe con complicità.

L’atto deliberativo del Consiglio comunale di Rodi Garganico sarà ora trasmesso al presidente pro tempore della Comunità montana del Gargano, Luigi Vergura, e al presidente della giunta regionale, Nichi Vendola. La legge finanziaria prevede, tra l’altro, che la regione deve, entro il 30 giugno di quest’anno, procedere al provvedimento di riordino delle Comunità montane pugliesi, diversamente, gli Enti montani cadranno sotto la scure del Governo.

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