Rodi fuori dall’ente montano

Nicola Pinto Il Consiglio comunale di Rodi Garganico ha proceduto alla sospensione del capogruppo di minoranza, Nicola Pinto; al suo posto, dopo la rinuncia (per motivi strettamente personali del primo dei non eletti, Ivano De Rosa) a sostituire Nicola Pinto è stato chiamato Matteo Ognissanti.
Un atto dovuto, come ricordava il sindaco D’Anelli, infatti c’è una norma di legge che prevede la sospensione di un consigliere comunale nel caso in cui dovesse essere raggiunto da un provvedimento restrittivo. A questo punto, a cura della cancelleria del tribunale o della segreteria del pubblico ministero i provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione sono comunicati al prefetto, il quale, accertata la sussistenza di una causa di sospensione, provvede a notificare il relativo provvedimento agli organi competenti, in questo caso il Consiglio comunale. Carmine d’Anelli

Naturalmente, la sospensione cessa nel caso in cui nei confronti dell’interessato venga meno l’efficacia della misura coercitiva, ovvero venga emessa sentenza di non luogo a procedere, di proscioglimento o di assoluzione o provvedimento di revoca della misura di prevenzione o sentenza di annullamento. La stessa norma prevede la decadenza dalla carica di consigliere nel caso in cui ci dovesse essere una sentenza di condanna o sia reso definitivo il provvedimento che applica la misura di prevenzione.

Il sindaco, prima della conclusione del seduta consiliare, ha preannunciato che proporrà al Consiglio l’uscita del proprio Comune dalla Comunità montana del Gargano.

Decisione accolta tra lo stupore e l’incredulità dei consiglieri i quali, però, dopo le motivazioni date dal primo cittadino, hanno valutato positivamente la ventilata richiesta di non far più parte di un organismo che, per il sindaco D’Anelli, è soltanto funzionale a quanti hanno interesse ad occupare spazi politici senza preoccuparsi di garantire alle comunità amministrate quei servizi per i quali sono nati gli enti montani. Prova ne è – ha spiegato D’Anelli – che a tutt’oggi, nonostante il terremoto che c’è stato in via sant’Antonio Abate, a Monte sant’Angelo, con i provvedimenti restrittivi della magistratura nei riguardi dell’assessore alla cultura, Giuseppe Maratea, e del presidente, Nicola Pinto, si continua a far finta di niente e a continuare a lasciare l’Ente in balìa di se stesso, senza alcuna prospettiva; anzi, è prefigurabile che, da qui a giugno (quando si insedierà il nuovo consiglio comunale di San Giovanni Rotondo n.d.r.) non si muova proprio nulla e, quindi, a soffrirne sarà la stessa ordinaria amministrazione.

E cosa dire poi del fatto che la stragrande maggioranza dei Consigli comunali non ha ancora nominato i propri rappresentanti, visto che lo scorso 22 ottobre sono scaduti i cinque anni di legislatura della Comunità montana. Quanto è accaduto nei giorni scorsi è, infatti, emblematico dello stato di confusione che prevale su quella che avrebbe dovuta essere una strategia che i consiglieri si sarebbero dovuto dare, per far sì che l’ente montano potesse evitare che si scivolasse nell’ingovernabilità. Invece, è successo tutto il contrario: si è continuato a discutere di esecutivo, senza aver alcuna linea di condotta; sono state avanzate candidature presidenziali come se fosse ancora il tempo di mettere mano al manuale Cencelli (formula algebrico-deterministica per regolare la spartizione delle cariche pubbliche in base al peso elettorale), quando invece, la situazione richiede decisioni coraggiose, nel senso che bisogna guardare avanti e fare fronte comune, per evitare che alla Regione arrivino segnali di ingovernabilità.

Vogliamo soltanto ricordare che la giunta regionale sta per decidere proprio del futuro della Comunità montana del Gargano, per la quale, in prospettiva, potrebbe esserci una cura dimagrante, cioè, un forte ridimensionamento del numero dei Comuni (oggi ne sono ben tredici) che fanno parte dell’Ente.

Articolo a firma Francesco Mastropaolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 08/02/2008

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