Pinto e Maratea davanti al «Tdl». Chiedono d’essere scarcerati: i due amministratori ai domiciliari da 12 giorni.

Sarà discusso domani davanti ai tre giudici del Tribunale della libertà, il ricorso dei difensori di Nicola Pinto e Peppino Maratea, rispettivamente presidente e assessore alla cultura della Comunità montana del Gargano arrestati la mattina dell’11 gennaio e posti ai domiciliari con l’accusa di concussione per una presunta tangente da 20mila euro.

Gli avv. Michele Curtotti, Bernardo Lodisposto (per Pinto), Raul Pellegrini e Vincenzo Palumbo (per Maratea) chiederanno l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Foggia per un duplice motivo: non sussisono gravi indizi; e non ci sono comunque esigenze cautelari perchè Maratea si è dimesso e Pinto si è sospeso, per cui non c’è pericolo di reiterazione di reati. I giudici del riesame hanno tempo sino a lunedì per decidere.

Secondo i pm Giuseppe Gatti e Enrico Infante, che chiedono il rigetto del ricorso difensivo, i due amministratori nel giugno 2006 pretesero una tangente da un ingegnere abruzzese per dare esecuzione al progetto di cablaggio, con connessione a internet senza fili su alcune zone del Promontorio. Se il professionista non avesse pagato, il progetto sarebbe «saltato» e non avrebbe avuto l’incarico di direttore del progetto. Pinto, che avrebbe materialmente incassato la mazzetta pagate in tre rate, e Maratea si dicono innocenti. La difesa ipotizza che l’ingegnere abruzzese possa essere stato strumentalizzato da alcuni dipendenti della Comunità montana del Gargano in contrasto con Pinto e Maratea, che non intendevano rinnovare i loro rapporti di collaborazione.

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 23/01/2008

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