Pinto alla vittima: «Hai ritardato a pagare, ora devi darci altri soldi»

Niente mazzetta, niente connessione a internet senza fili sul Gargano. La raccontano così – nella conferenza stampa svoltasi in Procura a Foggia – investigatori e pm l’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Nicola Pinto e Peppino Maratea, rispettivamente presidente e assessore alla cultura della Comunità Montana del Gargano accusati di concussione.

«Tutto comincia quando l’ing. Verrocchi presenta, a proprie spese, all’Unione Europea un progetto che riguarda Comunità Montana del Gargano, una comunità maltese e una greca per la coperatura wireless di quelle zone» spiega il pm Enrico Infante «Il progetto riceve l’ok della Unione Europea che lo finanzia per 500mila euro. Perchè quei fondi non si perdano è necessario che gli enti interessati cofinanzino, per un terzo, il progetto. La Comunità Montana del Gargano deve quindi dare attuazione al progetto e lo fa con la vecchia amministrazione».

La situazione muta – nella prospettazione accusatoria – nel maggio 2006 con l’elezione della nuova giunta della comunità montana, con Pinto eletto presidente e Maratea assessore. «Pinto e Maratea – la ricostruzione del pm Infante – incontrano due volte a Foggia l’ing. Verrocchi. Prima all’hotel Cicolella gli chiedono informazioni sul progetto. Nel secondo incontro, che si svolge alla Provincia nel giugno 2006, gli chiedono 16 mila euro per sè e altre 4/5 persone di cui non fanno i nomi. I soldi li chiedono per dare seguito al progetto vistato dall’Unione Europea: verrà poi svolta una gara e la scelta cadrà sull’offerta presentata dall’ingegnere Verricco. La tangente è poi salita a 20mila euro perchè in un’occasione Verrocchi ritarda nel pagamento e Pinto gli dice, “allora la prossima volta ci dai più soldi”.

I pagamenti avvengono sempre nelle mani di Pinto il 5 luglio 2006 a Rodi, il 27 febbraio 2007 a Mosciano sull’autostrada, il 23 maggio a Poggio Imperiale. Verrocchi paga perchè viene liquidato dall’ente in base allo stato d’avanzamento dei lavori, e se non avesse accettato il ricatto gli avrebbero bloccato i pagamenti. La nostra indagine parte nell’estate 2007 in seguito ad una lettera anonima. Convochiamo l’ing. Verrocchi che conferma d’aver versato mazzette e ci racconta che, una volta che gli fossero stati liquidati tutti i compensi a lui spettanti, aveva comunque intenzione di denunciare la concussione subita».

Quali sono i riscontri alle dichiarazioni dell’ingegnere abruzzese? Il pm Giuseppe Gatti li elenca sulle punte delle dita: «dichiarazioni accusatorie, testimonianze di 5 persone, tabulati telefonici, accertamenti bancari, intercettazioni ambientali.

Cominciano col dire che il provvedimento relativo al cablaggio del Gargano viene sospeso il 22 maggio 2006 e si sblocca il 7 luglio 2006, data fondamentale perchè segue di 2 giorni il versamento della prima tangente. Tra l’altro abbiamo accertato attraverso testimonianze che proprio Pinto prima era disinteressato alla vicenda, cambiando poi atteggiamento tant’è che sarà proprio lui, e non un dirigente dell’ente, a sottoscrivere il bando di gara. E per questa firma si preoccuperà quando saprà dell’inchiesta, come dimostrano intercettazioni ambientali».

Il pm Gatti mette sul piatto cinque distinte testimonianze. «Il segretario generale della Comunità Montana del Gargano Ugo Galli, e altri due dipendenti dell’ente Guerra e Sgambati, sentiti come testimoni ci hanno confermato d’aver raccolto in un paio di circostanze gli sfoghi dell’ing. Verrocchi che lamentava d’essere sotto estorsione e che disse: “se mi chiedono altri soldi, mollo tutto”.

Ci sono poi le dichiarazioni di Giuseppe Columpsi e Domenico Esposito, assessori all’urbanistica ed al turismo dell’ente montano, che erano in auto con Pinto il 27 febbraio del 2007 e tornavano dal Nord. Pinto chiese di fermarsi al casello autostradale vicino Mosciano perchè doveva incontrare una persona, senza dire chi fosse e il motivo dell’incontro: proprio il 27 febbraio 2007 a Mosciano, l’ing. Verrocchi versò a Pinto la seconda tranche della tangente, pari a 7.500 euro.

I tabulati telefonici di Verrocchi e Pinto» aggiunge il pm Gatti «ci dicono inoltre che erano entrambi nelle zone di Rodi, Mosciano e Poggio Imperiale in occasione del pagamento delle tangenti. Gli accertamenti bancari confermano che l’ing. Verrocchi prelevò somme in contanti sui propri conti correnti in occasione delle dazioni di denaro».

E ci sono infine le intercettazioni ambientali. «Pinto, intercettato nel dicembre scorso dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria che hanno svolto un lavoro egregio» ricorda il pm Gatti «parlando con un interlocutore, dopo aver ricevuto l’informazione di garanzia per concussione, dice: “lo deve dimostrare lui che mi ha dato i soldi, è la sua parola contro la mia”. Ma nell’informazione di garanzia non si faceva cenno a dazioni di denaro, e allora Pinto come faceva a sapere?» .

E però il presidente della Comunità Montana del Gargano, come polemicamente rimarca la difesa, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia si presentò in Procura e chiese d’essere interrogato, ma i pm non gli fecero domande. Perchè? «La legge ci consente di non porgli domande ma di acquisire le sue dichiarazioni» la replica di Gatti «Peraltro Pinto ha poi presentato una memoria difensiva, dicendo d’essersi incontrato con l’ingegnere Verrocchi a Mosciano perchè il professionista doveva consegnargli alcuni depliant. Ma se era questo il motivo dell’incontro, perchè non lo disse agli assessori Columpsi e Esposito che lo accompagnavano? Perchè non disse loro il nome della persona incontrata e il motivo dell’incontro?

Il gip ha condiviso in pieno le nostre richieste, ritenendo sussistente il rischio di inquinamento delle prove e di reati analoghi. In un’intercettazione ambientale si ascolta un indagato dice che “Verrocchi deve chiudere, non deve lavorare più”»

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 12/01/2008

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