Piano parco, è guerra

Il Piano del parco accende gli animi e accresce le distanze tra centro sinistra e centro destra. E’ il dato che viene fuori dalla riunione della comunità del parco, presieduta dal sindaco di Rodi Garganico, Carmine D’Anelli, che s’è conclusa, praticamente con un nulla di fatto. Che tra la componente del partito democratico e i vertici dell’ente parco e della stessa comunità del parco i rapporti fossero ai limiti della rottura, era più che chiaro, già prima che iniziasse la riunione, visto che in un documento il Pd aveva denunciato le “manovre dilatorie del presidente dell’ente parco, Giandiego Gatta, e del presidente della Comunità, Carmine D’Anelli, riguardante proprio il piano del parco “rispolverato – a loro parere – dopo anni solo perchè ci sono state le pesanti osservazioni del Ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio”.

Una valutazione dei fatti che, per Carmine D’Anelli, chiamato direttamente in causa, è fuori da ogni logica ed è dettata certamente dal neo responsabile provinciale del Partito democratico, Paolo Campo, che preferisce nascondersi dietro l’anonimato, pur di non confrontarsi, nella sua qualità di sindaco di Manfredonia, con quelli che sono i reali bisogni delle comunità comprese nell’area parco. Ma, evidentemente, per Campo, l’interesse è solo e soltanto quello di occupare spazi di potere, prova ne è l’immobilismo che regna alla Comunità montana del Gargano, nonostante il terremoto che c’è stato e la disponibilità da parte della componente di centro destra a dar vita ad un governo di salute pubblica per superare l’attuale fase di difficoltà in cui si dibatte l’ente”.

Riunione della comunità del parco che ha visto assenti componenti importanti, quali i Comuni di Manfredonia, Ischitella, Rignano Garganico e San Giovanni Rotondo, insieme a regione e provincia; presenti gli amministratori di Peschici, Monte Sant’Angelo, Cagnano Varano, Lesina, Carpino, Vieste, Mattinata, Apricena, San Nicandro Garganico, Isole Tremiti, San Marco in Lamis, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Serracapriola e la Comunità Montana del Gargano. Che il cammino per arrivare alla definizione del Piano del parco sia ancora in salita è chiaro, tant’è che gli stessi amministratori hanno espresso molte perplessità sulla bozza del Piano del Parco redatta da Agriconsulting S.p.A. Ma c’è anche la consapevolezza che, comunque, bisogna licenziare un piano che possa raccogliere contributi qualificati da parte delle comunità locali. Per questo, i sindaci hanno chiesto un “breve lasso di tempo per poter esprimere compiuti ed esaustivi pareri sullo stesso al fine di vedere approvato il migliore strumento possibile di pianificazione che contemperi perfettamente le esigenze di tutela ambientale e di sviluppo socio- economico del territorio”.

Tempi brevi, tant’è che è stata gia fissata la data della prossima riunione della comunità del parco: il 3 marzo prossimo che dovrebbe essere anche l’ultima della Comunità per quanto riguarda, appunto, la questione Piano parco”. Che ci sia insoddisfazione lo si tocca con mano, nel momento in cui gli amministratori continuano ad essere costretti a fare i salti mortali per far fronte a quelle che sono le emergenze quotidiane, derivanti in gran parte, per quanto riguarda il parco, dalla carenza di trasferimenti da parte del Ministero, e non solo. ”Ci troviamo alla vigilia di una stagione estiva che si preannuncia molto difficile a causa degli incendi dello scorso anno e, soprattutto, per quello che non è stato ancora fatto per evitare un secondo 24 luglio – spiega D’Anelli – il quale aggiunge che l’Anas non ha ancora provveduto alla pulizia di strade e di banchine, colme di sterpaglie e rifiuti. Dirò ai colleghi sindaci di presentare un documento condiviso da indirizzare ai ministeri competenti per far capire che nel parco o stiamo dentro come si deve oppure siamo pronti ad uscirne”. Infine, all’unanimità, l’assemblea ha apprezzato il metodo di lavoro del presidente dell’ente parco, Giandiego Gatta, per la sua “scelta di volere un Piano del Parco condiviso dalle popolazioni, che non appaia e non sia uno strumento di pianificazione imposto dall’alto e subito passivamente dalle comunità locali, mortificandole nelle loro esigenze ed aspettative”.

Articolo a firma Francesco Mastropaolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 21/02/2008

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