Monte, si decide oggi sulla futura «Città del Gargano»

Si riunisce oggi la Comunità del parco, composta dai diciotto comuni che fanno parte dell’area protetta, inoltre, da Regione, Provincia e Comunità montana del Gargano.

La Comunità, che è presieduta dal sindaco di Rodi Garganico, Carmine D’Anelli, dopo le comunicazioni del suo presidente, dovrà discutere in merito al Piano del parco e al Piano strategico di Area vasta. Due argomenti che rappresentano altrettanti punti essenziali per l’intero territorio garganico, e non solo, se pensiamo che i due Piani devono promuovere lo sviluppo del territorio garganico e di tutta la Capitanata. Più da vicino vogliamo guardare al primo, per il quale metodologia e finalità richiedono una piena condivisione da parte dei Comuni, un cammino che, almeno fino a questo momento, non è stato certamente facile. Anzi, è vero tutto il contrario, tant’è che, fino a questo momento, sono pochi i punti fermi sui quali c’è una visione comune.

Le linee sulle quali si stanno muovendo amministratori e tecnici dei Comuni e dell’ente parco sono quelle tracciate dall’Agriconsulting di Roma (presidente è Massimo Cordero di Montezemolo, padre del più conosciuto Luca, presidente di Confindustria e Fiat), ipotesi di Piano che, in verità, non è del tutto condivisa. Certamente, la prima cosa da fare è quella di superare le rigidità ideologiche, ma nello stesso tempo, non dimenticare che non si può disegnare un Parco a “macchia di leopardo”. Indiscutibilmente, il piano del parco nazionale del Gargano deve rappresentare una grande occasione per progettare un’idea suggestiva: la “Città del Gargano”, che vuole essere una sorta di “rete di comuni”, intesa come nuova strategia per superare i municipalismi di sempre che tanto danno hanno arrecato alle realtà locali. Punto di partenza – per gli amministratori – è che Piano non deve dire cedere da parte dei comuni la propria sovranità al parco, anzi, per certi versi, deve essere vero esattamente il contrario perchè la pianificazione dell’area protetta non potrà esserci senza il pieno accordo tra enti locali e parco; l’impegno è quello di puntare a una strategia che possa servire a raccordare i due momenti. Il Gargano è un territorio pieno di differenze, abitato e modellato sin dall’an – tichità, un mix di valori naturali, mescolati con quelli culturali in cui c’è tutto e il suo contrario.

Ci troviamo, in sintesi, di fronte ad una situazione intricata al cospetto di una perimetrazione non omogenea, che comunque non deve scandalizzare nessuno. Concetto di fondo è, in poche parole, che le comunità locali vedano nel parco un punto di riferimento politico-amministrativo con il quale dialogare e, da parte del parco, che sappia svolgere una efficace funzione di coordinamento sovracomunale. In sintesi, il futuro piano del parco dovrà saper coniugare tutela, sviluppo e occupazione, cosa possibile se si riuscirà ad armonizzare le grandi potenzialità del Gargano per trasformarle in risorse significative, non trascurando la crescita culturale del territorio.

L’obiettivo – a parere degli amministratori – che il piano si deve porre è quello di “costruire uno strumento che non sia una gabbia di vincoli, ma un sistema regolativo basato sulla continua cooperazione dei soggetti del territorio. Solo a queste condizioni potremo dire che stiamo lavorando per il perimetro del parco, ma soprattutto per l’intero Gargano, inoltre, soltanto su queste certezze il parco potrà diventare un motore di sviluppo economico”. Infine, la stesura di uno strumento così importante non può non sollecitare una partecipazione qualificata da parte di quanti, fuori dalle strettoie particolaristiche, sappiano guardare al parco come la vera, grande opportunità per le comunità locali, offrendo contributi di alto profilo. Quindi, un confronto a tutto campo per approfondire gli aspetti più significativi.

Articolo a firma Francesco Mastropaolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 19/02/2008

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