Monte, no alla scarcerazione di Pinto e Maratea

Comunità Montana del Gargano Il Tribunale della libertà di Bari ha rigettato il ricorso difensivo, restano quindi detenuti agli arresti domiciliari Nicola Pinto, 60 anni di Rodi, presidente della Comunità montana del Gargano; e Peppino Maratea, 69 anni, di Vico, assessore alla cultura dimissionario dello stesso ente.

CONCUSSIONE – Furono arrestati la mattina dell’11 gennaio con l’accusa di concussione, dai poliziotti della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale su ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Salvatore Casiello, su richiesta dei pm Enrico Infante e Giuseppe Gatti. Avrebbero intascato 20mila euro da un ingegnere abruzzese per non bloccare il progetto di cablaggio, con la connessione a internet senza fili in alcune zone del Gargano. Se il professionista – Gino Verrocchi , teste chiave dell’accusa – non avesse pagato quanto preteso, il progetto cofinanziato dalla Comunità Europea non sarebbe andato avanti, e l’ingegnere non avrebbe avuto l’incarico quale direttore esecutivo del piano di cablaggio.

IL RIGETTO – Ieri mattina i tre giudici del riesame hanno depositato la loro decisione in cancelleria: per le motivazioni bisognerà attendere i prossimi giorni. Gli avvocati Raul Pellegrini, Vincenzo Palumbo (per Maratea); Michele Curtotti e Bernardo Lodispoto (per Pinto) chiedevano la scarcerazione dei due noti amministratori garganici sia per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sia per mancanza di esigenze cautelari visto che non c’è più – diceva la difesa – pericolo di inquinamento delle prove tutte acquisite, nè di reiterazione di reati considerato che Pinto si è sospeso dalla carica di presidente dell’ente montano e Maratea si è dimesso irrevocabilmente da assessore.

«SIAMO INNOCENTI» – I due noti politici, negli interrogatori davanti al gip dopo l’arresto, si erano dichiarati innocenti, negando di aver preteso e/o incassato tangenti e sostenendo d’essere loro le vere vittime di questa vicenda. Secondo la prospettazione difensiva, infatti, l’ingegnere abruzzese sarebbe stato strumentalizzato da alcuni dipendenti della Comunità montana del Gargano, entrati in contrasto da tempo con Pinto e Maratea che, d’intesa con altri componenti della giunta, non intendevano rinnovare il contratto di collaborazione. Tesi che deve aver retto davanti al Tribunale della libertà di Bari, visto il rigetto.

«PROVE SCHIACCIANTI»- I pm Gatti e Infante, che avevano partecipato all’udienza davanti al Tribunale della libertà per chiedere il rigetto dei ricorsi difensivi, ritengono di aver acquisito prove molto solide a carico di Pinto e Maratea. La prova principale è rappresentata dalle dichiarazioni dell’ingegnere Verrocchi. Il professionista ha u n’impresa che s’occupa di sviluppare progetti, relativi a bandi della Comunità europea, da presentare da parte di enti pubblici per ottenere i relativi finanziamenti. Se il progetto viene finanziato dal’UE e fatto proprio dall’ente locale, Verrocchi ne diventa direttore esecutivo e viene pagato, come in questo caso per il cablaggio per la connessione a internet senza fili. Pinto e Maratea – ha detto il professionista – nel giugno 2006 pretesero 16mila euro poi saliti a 20mila per dar seguito al progetto e non farlo arenare, e lui pagò in tre tranche versando i soldi direttamente nelle mani di Pinto.

I RISCONTRI – I riscontri alla credibilità di Verrocchi – dicono i pm – sono molteplici. L’ingegnere vittima del ricatto si sfogò con alcuni dipendenti dell’ente montano, parlando delle richieste di denaro da parte di Pinto e Maratea, e i tre dipendenti hanno confermato la circostanza quando sono stati sentiti dai pm. Una delle tre mazzette fu pagata – dice l’accusa – sull’autostrada A/14 vicino Mosciano, in Abrusso, il 27 febbraio 2002. Quel giorno Pinto era effettivamente a Mosciano e vide proprio Verrocchi. Pinto ammette l’incontro ma sostiene che l’ingegnere gli consegnò alcuni depliant, e non certo soldi. L’accusa replica che se così fosse, perchè mai Pinto non disse a due assessori dell’ente montano che erano in sua compagnia quel giorno, chi doveva incontrare e il perchè dell’appuntamento?

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 29/01/2008

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