Monte, arrestati Pinto e Maratea

L’ingegnere ritardò un pagamento e la tangente salì da 16 a 20mila euro, se voleva che la Comunità Montana del Gargano desse seguito al progetto cofinanziato dall’Unione Europea per cablare la zona del Promontorio, e consentire così la connessione a internet senza fili.

L’accusa di concussione, l’estorsione compiuta dal pubblico ufficiale, porta all’alba agli arresti domiciliari Nicola Pinto, 60 anni di Rodi, esponente dello Sdi, presidente della Comunità Montana del Gargano e consigliere provinciale; e Peppino Maratea, 69 anni, di Vico del Gargano, indipendente, assessore alla cultura all’ente montano. Si dichiarano innocenti.

Per questa vicenda avevano ricevuto un’informazione di garanzia il 13 dicembre scorso: Maratea si era avvalso della facoltà di non rispondere in quella occasione e poi si era dimesso da assessore; Pinto aveva chiesto di essere sentito dai pm che non gli avevano posto domande, ascoltando le sue dichiarazioni: poi si era autosospeso.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip del Tribunale di Foggia Salvatore Casiello, su richiesta dei pm del pool reati contro la pubblica amministrazione Giuseppe Gatti ed Enrico Infante (coordinati dal procuratore capo Vincenzo Russo), ed eseguite dagli agenti della sezione giudiziaria della polizia del Tribunale.

Maratea e Pinto – denuncia il grande accusatore, l’ingegnere abruzzese Gino Stefano Verrocchi – avrebbero entrambi preteso una tangente iniziale di 16 mila euro, poi salita a 20mila euro, nel corso di un incontro svoltosi alla Provincia di Foggia nel giugno 2006. Il professionista avrebbe poi materialmente consegnato le mazzette a Pinto in tre distinte occasioni: 8.500 euro a Rodi il 5 luglio 2006; 7.500 euro a Mosciano (al casello autostradale in territorio abruzzese) il 27 febbraio 2007; 4mila euro a Poggio Imperiale il successivo 23 maggio.

Una lettera anonima nell’estate scorsa ha dato il via all’inchiesta. L’accusa sostiene che i riscontri alla versione della presunta vittima vanno cercati nelle dichiarazioni di tre dipendenti della Comunità Montana del Gargano, destinatari di un paio di sfoghi dell’ing. Verrocchi sul fatto che gli erano state chieste tangenti; sul racconto di 2 assessori dell’ente montano relativi a un incontro avvenuto tra Pinto e uno sconosciuto a Mosciano nel febbraio scorso, proprio il giorno in cui sarebbe stata pagata la seconda tranche della mazzetta; su intercettazioni ambientali che hanno registrato le preoccupazioni di Pinto per l’inchiesta in corso; su tabulati telefonici e accertamenti bancari sui conti correnti della presunta vittima.

L’inchiesta ruota su un progetto, curato a proprie spese, dall’ing. Verrocchi relativo all’ente montano del Gargano e due comunità greche e di Malta per la connessione wireless. La Unione Europea diede il benestare e stanziò 500 mila euro, ma perchè i finanziamenti non andassero persi era necessario che la Comunità montana per la propria quota di fondi, desse seguito al progetto, lo cofinanziasse e avviasse la selezione per scegliere a chi affidare il progetto esecutivo, che fu poi vinto da Verrocchi.

La tangente di 20mila euro – dice l’accusa – sarebbe stata pretesa non per far vincere la selezione all’ingegnere abruzzese (aveva le carte in regola e la sua proposta era l’opzione migliore), ma per dar seguito al cosiddetto progetto «Wdc-net» nell’ambito del programma comunitario «Interreg Archimed».

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 12/01/2008

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