Il legale di Pinto: «Ma i pm non vollero interrogarlo quando era libero»

L’avv. Vincenzo Palumbo, legale di Peppino Maratea, passeggia nervosamente al terzo piano del Tribunale, in Procura in attesa di incontrare i poliziotti della sezione di polizia giudiziaria che hanno condotto le indagini. «No, non voglio rilasciare nessuna dichiarazione». Poi si sfoga: «quello che so è che Maratea con questa storia non c’entra proprio nulla. Tra l’altro qualche giorno fa, in seguito all’informazione di garanzia per concussione ricevuta a dicembre, si era dimesso dall’incarico di assessore, dimissioni irrevocabili. E allora mi chiedo dov’è il rischio di reiterazione di reati se non fa più parte della giunta della Comunità Montana del Gargano? Voglio proprio vedere come l’ha motivato il gip».

L’avv. Raul Pellegrini, codifensore di Maratea, sostiene che «il mio cliente è assolutamente estraneo a richieste di denaro, che siano avvenute direttamente o per interposta persona. Tant’è che Maratea ha già provveduto, mio tramite, a contestare quanto raccontato dall’ingegnere Verrocchi, l’accusatore di questa vicenda. L’ho fatto nei giorni scorsi con una lettera raccomandata inviata all’ing. Verrocchi, dopo aver preso visione delle dichiarazioni da lui rese a carico del mio cliente» (a Maratea in occasione dell’informazione di garanzia vennero sequestrati alcuni documenti e la difesa presentò ricorso al Tribunale della libertà, e in quella sede la Procura depositò le dichiarazioni accusatorie della presunta vittima, ndr).

L’avv. Michele Curtotti, che insieme al collega Bernardo Lodispoto difende il presidente della Comunità montana del Gargano Nicola Pinto, polemizza con i pm Giuseppe Gatti e Enrico Infante per non aver voluto interrogare un mese fa Pinto che, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia per concussione, si presentò in Procura per essere interrogato. «Sono rammaricato, molto rammaricato perchè i sostituti procuratori quasi un mese fa non vollero interrogare il dr Pinto che ora è detenuto ai domiciliari, senza aver potuto difendersi dalle accuse contestategli quand’era a piede libero». Ma avete comunque presentato una memoria difensiva. «Si ma era una memoria al “buio” senza sapere cosa ci venisse contestato nello specifico» replica l’avv. Curtotti che rimarca come «Pinto respinge le accuse e chiarirà nelle sedi opportune di non aver mai preteso nè incassato tangenti».

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 12/01/2008

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