I due amministratori della comunità montana respingono le accuse

Mai preteso e/o ricevuto soldi per il progetto di cablaggio del Gargano per la connessione a internet senza fili; la vicenda giudiziaria potrebbe nascere – nell’ottica difensiva – dalla strumentalizzazione dell’imprenditore da parte di alcuni dipendenti della Comunità montana del Gargano, da tempo in attrito con presidente dell’ente montano e assessore alla cultura che non intendevano rinnovare i loro contratti.

Nicola Pinto E’ quanto sostanzialmente raccontato da Nicola Pinto, 60 anni di Rodi e Peppino Maratea, 69 anni di Vico, rispettivamente presidente e assessore alla cultura della Comunità montana del Gargano, agli arresti domiciliari dallo scorso 11 gennaio con l’accusa di concussione. I due amministratori garganici hanno respinto le accuse negli interrogatori davanti al gip del Tribunale di Foggia Salvatore Casiello che, accogliendo la richiesta dei pm Giuseppe Gatti e Enrico Infante, aveva disposto l’arresto. I difensori hanno già presentato ricorso al Tribunale della Libertà di Bari – non ancora fissata la data in cui verrà discusso – per chiedere l’annullamento del provvedimento di cattura.

Pinto e Maratea sono accusati d’aver preteso 20 mila euro dall’ingegnere abruzzese Gino Verrocchi per dar seguito al progetto di cablaggio cofinanziato da Comunità Europea e ente montano. Verrocchi aveva sviluppato a proprie spese il progetto, relativo a un bando della Comunità europea, per ottenere per conto dell’ente montano i finanziamenti che erano poi arrivati. Ma perchè il progetto passasse alla fase esecutiva – e Verrocchi venisse designato direttore del progetto e quindi pagato – era necessario che la Comunità montana presentasse, cofinanziasse e desse esecuzione al progetto.

Giuseppe Maratea - assessore alla Comunità Montana del Gargano Secondo l’accusa Pinto e Maratea nel giugno 2006, nella sede della Provincia a Foggia, pretesero da Verrocchi 20mila euro per non bloccare il progetto; tangente che il professionista avrebbe versato direttamente nelle mani di Pinto in tre occasioni (Rodi, Mosciano e Poggio Imperiale) tra il luglio 2006 e il maggio 2007. Maratea, difeso dagli avv. Raul Pellegrini e Vincenzo Palumbo, ha respinto le accuse: ha incontrato Verrocchi soltanto in qualche circostanza presso la sede dell’ente montano e non l’ha mai visto nè in un hotel foggiano nè alla Provincia; nè ha mai preteso, direttamente o per interposta persona, tangenti. Maratea ha spiegato di aver sollevato obiezioni tecniche sul progetto; e sostanzialmente detto che il professionista potrebbe essere stato strumentalizzato da dipendenti dell’ente montano con i quali la giunta Pinto era in contrasto perchè non aveva intenzione di rinnovare i contratti.

La stessa versione fornita da Pinto – difeso dagli avv. Michele Curtotti e Bernardo Lodispoto – per rispondere alla domanda chiave dell’inchiesta: perchè mai Verrocchi dovrebbe accusare persone sapendole innocenti. I legali del presidente dell’ente montano sostengono che i contrasti tra la giunta Pinto e alcuni dipendenti dell’ente risultano dalle carte processuali e risalgono a prima dell’avvio dell’inchiesta. «Del resto alcuni dei testimoni indicati dalla Procura per riscontrare la veridicità delle dichiarazioni accusatorie di Verrocchi» rimarca l’avv. Curtotti «sono proprio persone con le quali era in atto un contenzioso perchè la giunta non intendeva rinnovare alcuni contratti».

Pinto ha una posizione processuale più pesante rispetto a Maratea, in quanto Verrocchi sostiene d’aver materialmente versato a lui le mazzette in tre diverse tranche. Pinto ha negato e fornito tutt’altra versione rispetto agli incontri avvenuti con Verrocchi a Rodi, Poggio Imperiale e Mosciano al casello autostradale. In particolare Pinto sostiene d’essersi incontrato a Mosciano con Verrocchi nel febbraio 2007 non per ritirare una tangente di 7500 euro come racconta l’accusa, ma perchè il professionista doveva consegnargli depliant su un convegno. E perchè mai Pinto – contesta l’accusa – non disse a due assessori dell’ente montano che erano in sua compagnia in quella circostanza, chi fosse la persona che doveva incontrare e il motivo dell’appuntamento? Pinto sostiene invece d’averlo fatto, ma i due assessori sostengono il contrario. Pinto ha anche negato d’essersi direttamente interessato al progetto di cablaggio, dopo aver ricevuto le mazzette. Ha anche fornito una sua spiegazione alla frase intercettata da una microspia quando disse che doveva essere Verrocchi a dimostrare d’avergli dato soldi perchè era la parola del professionista contro la sua. Il presidente dell’ente montano ha sostenuto che si trattava di un generico commento, dopo aver ricevuto un’informazione di garanzia per concussione.

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 17/01/2008

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