Gli effetti della riforma Gelmini nel foggiano

Da chiudere le scuole con una popolazione studentesca inferiore a 50 alunni. Da accorpare gli istituti con meno di 500 unità, salvo deroghe della ultima ora. In Puglia le prime sarebbero tre, tutte nel Foggiano: a Cerignola l’istituto d’arte (16 frequentanti) e a Lucera l’elementare del convitto nazionale (39 iscritti) e la media sempre del convitto (22 ragazzi).

Le scuole con meno di 500 studenti, non in grado dunque di restare autonome e di avere diritto ad un preside e ad un ufficio di segreteria propri, sarebbero 214, di cui 39 con meno di 300 alunni. Tra le prime rientrano anche l’Istituto di Istruzione Superiore “Mauro del Giudice” e l’Istituto Comprensivo Statale (materne, elementari e medie) “Giovanni Falcone” di Rodi Garganico.

A stravolgere le regole e ad alimentare il panico non solo fra gli operatori dell’istruzione, ma anche nelle pubbliche amministrazioni è il decreto sanità. Proprio così: il diktat rivolto alle Regioni in materia di dimensionamento della rete scolastica prende forma nel decreto-legge 154 che dedica però l’articolo 3 non al contenimento della spesa sanitaria, bensì ai tagli delle scuole. Anomalia che ha disorientato sindaci e assessori – competenti a stilare il piano della rete scolastica – tanto da rendere urgente un chiarimento: l’obiettivo è stabilire il percorso migliore per contenere i danni.

L’assessore regionale al diritto allo studio, Mimmo Lomelo, ha promosso giovedì, alle 10.30 all’istituto Euclide di Bari, un’assemblea con gli amministratori dei 258 comuni pugliesi. «Voglio evitare la guerra delle cifre – spiega Lomelo – e le lotte di campanile. Il Governo ha deciso di risanare le finanze dello Stato a spese della scuola pubblica. Insieme ai sindaci e agli assessori delle cinque province pugliesi dobbiamo individuare le strategie utili a preservare un’istruzione di qualità».

Impietoso il commento politico che fa l’assessore : «La scorrettezza istituzionale da parte del ministro è grave. Con il decreto 154 del 7 ottobre scorso modifica le linee guida varate il 29 settembre, in pratica otto giorni prima. Il nuovo provvedimento è però peggiorativo: impone alle Regioni di fare il piano entro la data del 30 novembre. Le Regioni che risulteranno inadempienti saranno dapprima diffidate e dopo 15 giorni vedranno arrivare un commissario ad acta, i cui compensi ricadranno sui conti delle Regioni. Il tutto per risparmiare 8 miliardi di euro e far sparire 132mila posti in tre anni».

L’assessore Lomelo intende procedere per gradi, applicando il principio di compensazione fra le scuole sotto e sovradimensionate, nel tentativo di salvare le dirigenze e i posti di lavoro. Uno studio preliminare è già stato fatto dall’Ufficio scolastico regionale, che sulla rete è tenuto a dare un parere obbligatorio ma non vincolante.

Dice Ruggero Francavilla, dirigente vicario: «Non si conoscono ancora i parametri in base ai quali decidere le fusioni degli istituti o gli sdoppiamenti. Il ministero dell’Istruzione non ha emanato i regolamenti attuativi. Sta di fatto che in Puglia la scuola autonoma più piccola è la media Monsignor Di Donna di Andria (138 alunni), mentre la più grande è l’alberghiero di Margherita di Savoia che contiene un liceo scientifico (1.740 iscritti). Eventuali compensazioni, coerentemente con le esigenze dei territori, potrebbero essere dunque possibili».

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