Pinto il presidente ritrovato

Nicola PintoIl Ministero lo riporta alla guida dell’Ente Montano. La Comunità Montana del Gargano ha di nuovo un presidente. Si tratta di Nilcola Pinto, dimessosi dalla carica per motivi giudiziari, e reintegrato alla guida dell’ente con nota inviata il 10 ottobre scorso dal Ministero degli Interni in Prefettura. La comunicazione riguarda anche Peppino Maratea che ritorna nella sua carica assessorile. “Dovrei prendere possesso quanto prima dell’incarico, il fatto che debba essere nominato un successore è una decisione che spetta a me, lo sappia Ugo Galli”. Lo scontro fra il residente “ritrovato” e il segretario della Comunità Montana si trascina da un po’di tempo e la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Pinto e Maraea è stata costellata, durante le sue fasi, dal botta e risposta fra i due. Oggi, ripreso il suo posto, Pinto si toglie qualche sassolino dalla scarpa, con tanto di note ministeriali dalla sua parte e la revoca delle misure cautelari avvenuta a febbraio.
“Vorrei sottolineare il parere 1048 espresso da Galli dopo le mie dimissioni”, incalza Pinto, e dice quale fu: “Restano in carica fino alla nomina del successore”, con riferimento al presidente e all’assessore che avevano lasciato. “Dopo revoca delle misure cautelari – spiega Pinto – disse che ero estraneo alla comunità, una doppia versione che è un frutto del suo sentirsi padrone dell’ente, della sua volontà di non essere disturbato”.
Nel frattempo, in effetti, è rimasta scoperta la prima carica ora toccherà a Pinto rinominare un presidente mentre la Regione va operando la riorganizzazione delle Comunità Montane fissando a 700 metri il limite oltre il quale possono esistere. Tuttavia il punto non è questo, la battaglia fra il presidente ed il suo segretario ha avuto in questi mesi la valenza anche simbolica di un rapporto logorato. Pinto spiega perché: “il 18 maggio del 2007, alla scadenza della contrattazione decentrata per i dirigenti, ho interrotto questa prassi di retribuire con 25mila euro all’anno i dirigenti mentre i dipendenti dell’ente ne prendevano circa 2mila, una sproporzione da riequilibrare”. E qui a suo dire, ci sarebbe l’origine dell’ “inimicizia” fra i due.
Da notare che nella comunicazione fatta dal Ministero degli Interni sul reintegro delle cariche, si domanda alla comunità perché non si sia provveduto a nominare, finora, un successore: “Dovete chiederlo a Galli e a Vergura, non a me loro pensavano di fare i comodi loro e poi le cose sono andate diversamente”.
Il prossimo 24 ottobre ci sarà l’udienza in cui, nei processo di Pinto e Maratea Ugo Galli sarà testimone dell’accusa. L’ultimo fronte aperto rimane quello giudiziario perché anche al Comune di Rodi dove Pinto è consigliere comunale, si è provveduto tempestivamente a farlo rientrare nei banchi con nota della prefettura. Vinto anche un ricorso al Tar contro il consigliere che l’aveva erroneamente e temporaneamente sostituito.

Fonte: l’Attacco

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