Fa discutere il progetto d’un ponte in legno tra le isole Tremiti

Continua a far discutere il progetto del ponte in legno di mezzo chilometro per unire tre delle isole Tremiti. Il sindaco del Comune isolano foggiano, Giuseppe Calabrese, si oppone con forza al progetto che è stato realizzato da un ingegnere di Manfredonia, Michelangelo De Meo. Il ponte dovrebbe unire le isole abitate di San Nicola e San Domino e quella disabitata del Cretaccio. L’idea è stata lanciata durante un convegno dal progettista che ha spiegato, documenti alla mano, che oltre un secolo e mezzo fa esisteva già un collegamento di questo genere, di oltre un chilometro, fatto realizzare dal re delle due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, per quella che allora era una colonia penale.Questa volta la realizzazione avrebbe fini turistici per promuovere il Gargano, la Puglia e il Molise attraverso un simbolo forte quale una passeggiata panoramica sospesi sul mare. Il sindaco della Tremiti, non è convinto dell’opera, sia per l’impatto ambientale che per il costo, circa una ventina di milioni di euro. Il primo cittadino pensa piuttosto ad altri tipi di interventi ritenuti maggiormente necessari, come il porto-rifugio e come la difesa dell’arcipelago dai fenomeni naturali.

Le isole Tremiti sono l’unico arcipelago italiano dell’Adriatico. Sono dette Diomedee, perchè la leggenda racconta che nacquero dall’eroe acheo Diomede che gettò in mare tre giganteschi massi. Fanno parte del Parco nazionale del Gargano. Dal 1989 è stata istituita la riserva marina. Sotto il profilo amministrativo l’arcipelago è rappresentato nel Comune di Isole Tremiti che raccoglie circa 400 abitanti. Pesca e soprattutto turismo sono le attività praticate. L’arcipelago, tanto caro al cantautore Lucio Dalla che lo ha scelto come suo ‘buen retirò, è composto dalle isole di San Domino e San Nicola e da quelle disabitate di Capraia, Cretaccio e, più distante, Pianosa. E’ raggiungibile solo con i traghetti che partono dal Gargano e da Termoli (Campobasso) e solo di recente è stata aperta un’elisuperficie. Il progetto del ponte non nasce come collegamento con la terraferma perchè sarebbe una distanza eccessiva da coprire
(quella più breve è di 12 miglia nautiche dal promontorio del Gargano, in corrispondenza di Lesina), nasce bensì come “passeggiata pedonale e ciclabile fra le Tremiti”. Lo ha concepito l’ingegner De Meo che ci lavora da sette anni e che ha presentato tutta l’idea in un convegno organizzato dall’associazione Centro cultura del mare di Manfredonia. Tutto parte da alcuni studi secondo i quali in passato, esattamente nel 1844, un ponte in legno esisteva già, voluto dal re Borbone per collegare la colonia penale sull’isola di San Nicola all’isola boscosa e coltivabile di San Domino. I documenti mostrati da De Meo fanno risalire al 1843 il momento in cui il re affidò 40.000 ducati al ministro della polizia per costruire l’opera in modo da permettere a 500 detenuti e prigionieri di trasferirsi da un’isola all’altra per lavorare e, quindi, rieducarsi. La passerella era alta solo 2,65 metri. Il re stesso fece visita alle Tremiti, secondo i documenti, nel 1844. Data la limitata altezza, le mareggiate in breve tempo danneggiarono il ponte irreparabilmente e alla fine venne smontato.

IL PONTE DELLE EMOZIONI
Da quello dei Borboni al ponte delle emozioni. Così è stato ribattezzato il progetto del ponte in legno fra le Tremiti. In tutto sarebbe lungo 553 metri e costituito da tre bracci, uno che unisce San Nicola al Cretaccio (279 metri, 4 campate), uno snodo al Cretaccio (84 metri, una campata), l’altro che unisce il Cretaccio a San Domino (190 metri, tre campate). Ogni campata misura 62 metri. La larghezza del ponte è di 10,75 metri, della stessa misura è la freccia, ossia la distanza dal pelo dell’acqua alla passerella. E’ un ponte coperto, con ascensori per portatori di handicap presso una torre-nodo. Sviluppa una superficie di 7750 mq ed è affiancato da un’altra superficie che funge da raccolta di acqua e da base di appoggio per un impianto fotovoltaico che sarebbe al servizio di tutto l’arcipelago. Secondo De Meo porterà “molta occupazione e un numero massiccio di turisti”. “E’ un monumento – spiega – un valore aggiunto che reca il minimo danno visivo ed ambientale e soprattutto è reversibile perchè se un domani si decide di smontarlo non deve lasciare segni permanenti”. Ecco perchè farlo in legno. Altri punti di forza, secondo il progettista: non intacca il piano regolatore e fornisce maggiore sicurezza agli approdi e al porticciolo, visto che attualmente le banchine sono molto affollate. Il ponte, inoltre, utilizza gli schemi architettonici già presenti nell’isola come le volte a botte o a croce. Per De Meo, “la funzione principale del ponte è destagionalizzare il turismo perchè oggi si lavora da maggio a ottobre e inoltre è un forte attrattore per richiamare i turisti stranieri. Per rilanciare il turismo internazionale – aggiunge – occorrono simboli mondiali. So bene però che ogni idea ha bisogno di essere assimilata, mi fa piacere che sono molti i sostenitori”.

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