San Pio, prenotazioni a quota 300mila

Dal giorno dell’annuncio, il 6 gennaio scorso, a domenica delle Palme, sono oltre 300mila le prenotazioni per la visita al corpo esumato di san Pio. Una boccata d’ossigeno per l’economia locale. Già ieri c’è stato un buon flusso di clienti alle bancarelle e ai negozi che vendono statuine, rosari, portachiavi, medaglie, santini, quadretti, libri, ciondoli, fazzoletti con l’immagine, biro e volti del Santo in cornice.
L’economia di San Giovanni Rotondo gira tutta intorno a san Pio: al suo ospedale, ma soprattutto al turismo religioso, che movimenta l’80% dell’economia locale. L’oggettistica, ma anche i settemila posti letti, tra alberghi e camere in affitto, i bar e i ristoranti. Una economia con alti e bassi. Proprio a san Giovanni Rotondo, per esempio, ha chiuso da oltre un anno il Mac Donald’s, la più grande catena al mondo di ristorazione. Gli imprenditori di San Giovanni lavorano intorno al fenomeno san Pio, non speculano. Non ci stanno ad essere assimilati ai mercanti del tempio. L’offerta commerciale è la risposta alla domanda del pellegrino, che resta un turista povero. Quando il pellegrino ha speso per il viaggio e per un ricordino, non ha più nulla da spendere per altro, per il ristorante o anche per le offerte ai frati. Un turista mordi e fuggi, che parte in piena notte in pullman dalla propria parrocchia, con i panini nella borsa, per rientrare a casa in piana notte. Niente treni nè aerei, niente alberghi nè ristoranti, al limite un bar, per un caffè o una bibita fresca. L’indotto della fede – nonostante un afflusso di circa sette milioni di pellegrini l’anno – è tutto qui. Umile e modesto, proprio come vorrebbe il Santo.

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