L’Arcangelo Michele a Rodi Garganico

Dopo otto anni si realizza il sogno del nostro parroco don Michele Pio Cardone sempre molto attento alla storia e alle tradizioni del  gargano.Ormai e’ molto conosciuto per le sue numerose battaglie circa il ripristino di alcune tradizioni.Questa volta ad accogliere le sue istanze sono stati due uomini: Panella Rocco Michele ,muratore, e Mongelluzzi Luigi,agricoltore.I due uomini con il contributo volontario di alcune donne entusiaste e con il beneplacito delle autorita’ hanno costruito,in via Pietro Nenni, con le loro mani e con i consigli del parroco una splendida grotta dove e’ stata posta una statua di San Michele Arcangelo.Il 29 settembre durante la processione di San Michele Arcangelo verra’scoperta e benedetta dallo stesso parroco la grotta con l’Arcangelo.

Dopo la benedizione il signor Pietro Agostinelli autore del libro”Rodi…sull’onda dei ricordi”cantera’ un inno da lui composto a San Michele. La creazione del santuario micaelico di Monte Sant’Angelo e’ dovuta alle tre apparizioni principali,  chiamate rispettivamente “del toro”, “della battaglia” e “della consacrazione della grotta”.
    Il primo episodio è questo:
    “Viveva nella città di Siponto un uomo assai ricco di nome Gargano, proprietario di un gran numero di greggi e armenti. Un giorno, mentre le sue bestie pascolavano sulle pendici del monte, un toro si allontanò dalla mandria e non fece ritorno a sera con l’altro bestiame. Gargano radunò allora molti servi e si mise alla sua ricerca. Lo trovò infine sulla cima del colle, immobile di fronte all’apertura della grotta. Preso dall’ira alla vista della bestia che gli era sfuggita, l’uomo tese l’arco e le scagliò contro una freccia avvelenata. Ma questa, invertendo a mezz’aria la sua direzione, come sospinta da un soffio di vento, tornò indietro e colpì colui che l’aveva scoccata.
    Gli abitanti di Siponto, stupiti e turbati da quel fatto inspiegabile, non osarono avvicinarsi alla grotta; si recarono invece dal loro vescovo per chiedergli che cosa dovessero fare. Il presule indisse allora tre giorni di digiuno, poiché riteneva necessario pregare Dio per sapere come comportarsi. Al termine del digiuno il santo arcangelo del Signore Michele gli apparve in visione e gli disse: “Hai fatto bene a chiedere a Dio ciò che gli uomini ignorano. Sappiate dunque che il misterioso fatto di quell’uomo colpito dalla sua stessa freccia è avvenuto per mio volere; io, infatti, sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza del Signore. Poiché ho stabilito di custodire sulla Terra questo luogo e i suoi abitanti, con quel segno ho voluto mostrare che di tutto quanto qui avviene, e del monte stesso, io sono patrono e custode”. Conosciuta questa rivelazione, i cittadini di Siponto iniziarono su quel monte a pregare Dio e il santo arcangelo Michele”.
    Ed ecco il secondo episodio:
    “Intanto i napoletani mossero guerra agli abitanti di Siponto e Benevento. Questi ultimi, seguendo il consiglio del loro vescovo, chiesero una tregua di tre giorni per poter implorare con tre giornate di digiuno il soccorso di san Michele…. La notte precedente la battaglia l’arcangelo apparve in visione al vescovo, al quale disse che le loro preghiere erano state esaudite e preannunziò che sarebbe intervenuto in loro soccorso nella battaglia del giorno seguente…. Appena gli armati si furono schierati sul campo, il monte Gargano fu scosso da un immenso fragore e tra un continuo cadere di fulmini e saette tutta la cima della montagna fu avvolta da tenebrosa caligine…. I nemici fuggirono, inseguiti fino a Napoli. I vincitori, mentre al mattino ringraziavano Dio presso il tempio dell’arcangelo, videro impronte come di uomo, fortemente impresse nella pietra, accanto ad una piccola porta posta a settentrione. Compresero allora che il beato Michele aveva voluto in questo modo dare un segno della sua presenza”.
    Questa apparizione richiama al regno dei longobardi, giunti a Benevento intorno al 570, che riuscirono a conquistare tutto il monte Gargano sul quale già sorgeva il santuario di san Michele. Probabilmente la battaglia combattuta dai longobardi, cioè gli abitanti di Siponto e Benevento, contro i “napoletani”, cioè i bizantini che avevano conquistato Napoli, è proprio quella di cui parla la Apparitio. I longobardi portarono poi il culto di san Michele a Pavia, capitale del loro regno, dove fecero costruire in suo onore una grande basilica, e anche i loro successori nutrirono una grande devozione per l’arcangelo: la chiesa sul Gargano divenne il loro santuario nazionale, furono edificate e dedicate all’arcangelo le più belle chiese del regno, l’immagine di san Michele fu dipinta sugli scudi dei soldati e figurò anche sulle monete del regno longobardo con gli attributi guerrieri della lancia e dello scudo. I longobardi furono grandi diffusori del culto di san Michele e ne fecero, come si è già accennato, una sorta di instrumentum regni, capace di unificare le diverse popolazioni con le quali vennero in contatto.
    La connotazione di Michele come combattente e capo delle milizie celesti era per altro molto congeniale ai longobardi, i quali vi ritrovavano le caratteristiche di Wotan, divinità suprema dei popoli germanici, dio della guerra, protettore dei guerrieri e psicopompo, cioè accompagnatore delle anime nell’aldilà.
    Il terzo episodio riguarda la consacrazione della grotta del Gargano: l’arcangelo apparve al vescovo di Siponto e gli annunciò di aver personalmente provveduto a consacrare la grotta: “Non spetta a voi consacrare la chiesa da me costruita. Io l’ho edificata e l’ho anche consacrata”. Entrati nella grotta, i devoti trovarono infatti un altare già preparato con sopra un drappo rosso.
    Questi tre episodi sono collocati storicamente tra la fine del V secolo e quella del VI.Dal 29 settembre anche gli abitanti di Rodi Garganico avranno una grotta con L’Arcangelo Michele, davanti alla quale potranno fermarsi per pregare ,che secondo il parroco don Michele Pio Cardone concedera’ numerose grazie                         
     Sandra Cardone

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