L’origine del nome Gargano

Per i Celti il bosco sacro era il nemeton, termine che deriva dalla stessa radice di nemus. Questo nemeton celtico era il “drunemeton” , il boschetto sacro di querce ( gli unici santuari dei Britanni insulari e dei Germani), luogo di riunione e di culto delle tribù celtogalate.Più in generale era il “tempio druido” in mezzo alle foreste, appartato dal gruppo sociale del quale era tuttavia il completamento spirituale indispensabile. Gli scrittori romani ricordano il Gargano coperto da un’unica immensa distesa di foreste, il “Nemus Garganicum” e Virgilio cita il Gargano e lo definisce “Nemetun Garganum” foresta Garganica.
Si usavano spesso anche i dolmen ( ad es. quello di Molinella a Vieste distrutto da uno sbancamento nel 1981 <>) ed i menir megalitici, già realizzati dalle precedenti civiltà, per rappresentare una continuità tra l’uomo ed il firmamento.
Su pietre tombali risalenti al VII-VI sec a.c. , oggi custodite presso il museo di Manfredonia, rinvenute tra la foce del Cervaro e quella del Candelaro, dove probabilmente sorgeva la Siponto preromana. In esse si trovano di versi elementi iconografici che fondono fatti di vita quotidiana e scene di combattimento, in cui i guerrieri indossano elmi tipici della tradizione celtica.


Le credenze relative al boschetto sacro di Barenton , dove si era ritirato Merlino, esplicitano la funzione rappresentata in passato dai nemeton celtici. Del resto Barenton è la deformazione di Belenon, Belenus e/o BELENOS., il dio solare Gallico e protettore delle pecore e del bestiame ( la più importante divinità della Gallia fino al 2.000 a.C., il suo culto era diffuso ” nell’ex X Regio Agustea ” ad Aquileia (Ud) , da cui deriva il culto Mitraico, raffigurato in una grotta con mantello, mentre viene sacrificato un toro e ai suoi piedi vi è uno scorpione ) il cui culto era diffuso nel nord/est d’Italia , da cui deriva il nome della città di Belluno << O. Janovitiz – il culto solare nella X Regio-Ce.S.D.I.R.>>). BELENOS è il padre di GARGAN dio silvestre . Gargan è il pino con il quale Merlino è in stretto rapporto nella leggenda , al punto di essere considerato il progenitore del Garganatua di Rabelais << Jacques Brossé – Mitologia degli Alberi – p. 164>> ( alcune città del Nord/est d’Italia è costellato di luoghi il cui nome si collega etimologicamente a quello di Gargan: Gargagnago (VR), Gargazon (Bz), Gargagnao (BS) , Gargaro (GO). I Romani identificarono indistintamente con Apollo una schiera di differenti divinità galliche tra cui, in particolare, Belenos. Così da potersi arguire che quelle popolazioni scesero fino allo Jonio, rasentando i grandi boschi del Gargano, fossero i primissimi abitatori del Gargano , gli aborigeni italici che Virgilio poeticamente fa nascere come le driadi delle querce << M. Vocino – Lo Sperone d’Italia 1914>>.
Ed infatti per i Galli la loro divinità <> era un essere che era Padre e Figlio a un tempo. Come Padre, si chiamava BELENUS; equivaleva sostanzialmente ad Apollo, era il grande dio solare originariamente adorato dalle popolazioni pre-indoeuropee. In qualità di Figlio era sentito come più vicino alla terra, in qualche modo legato alle pietre, agli alberi e alle acque; si chiamava GARGANO.
Il territorio francese, per limitarci a questo, è costellato di luoghi il cui nome si collega etimologicamente a quello di Belenus ( o Belen in francese) o di Gargano. Si tratta, a seconda dell’evoluzione fonetica delle varie zone, di Balan, Blesme, Belfait , Montbelair, Baleine, Blaine, Ballons, Corblin (la pietra di Belin), Blainville, Belmont, Montbel… Si tratta delle antiche roccheforti dei Galli, Gergobina e Gergovie; a Guérande, il castello Gorgon; si tratta di fiumi: Gorganne, Gorgonne, Gargonne, Gargonde; di alture: Gargatte, Jariatte… Non è raro che i due nomi si affianchino; oppure – e può essere ancor più sintomatico – non lungi dal luogo che richiama Belenus sopravvive (o sopravviveva fino a poco fa) una leggenda popolare il cui eroe è un gigante perlopiù chiamato Gargantua.
Purtroppo sappiamo ben poco dell’antico Gargantua. Dovette essere un personaggio di una certa importanza se, come nota Markale, la toponimia francese presenta una gran quantità di luoghi detti «passo di Gargantua», «poggio di Gargantua» e simili. Ritroviamo inoltre questo nome in toponimi quali il Mont Gargan nel Limousin, il Livry-Gargan nella regione parigina e persino nel nome del Monte Gargano in Italia <>.
Beleno in Francia è un altro protagonista della venerazione del popolo celtico-cristiano è san Michele Arcangelo, l’angelo guerriero che brandisce la spada ed abbatte il dragone, a cui sono dedicati numerosi santuari in tutta Europa, come quello famoso di Mont-St.-Michel, in Francia, un tempo luogo sacro ai Druidi con il nome di Mont Bélaine, il Monte di Belenus.
Il celebre Mont Saint Michel nel XIII sec portava ancora il nome di Mont Gargan e la roccia vicina si chiama ancora oggi Tombelaine, ossia tumba Beleni, la tomba di Belenos.
Nella basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo sulle iscrizioni sulle mura, l’analisi dei nomi, fatta dagli studiosi dell’Università di Bari, denota una netta prevalenza di popolazioni longobarde. Vi sono tuttavia anche iscrizioni incise nell’antico alfabeto runico che tramandano nomi dell’area britannica. Certo è che tra la fine del IV e 1’inizio del V secolo la grotta del Gargano era già sede di culto, come attestano alcune iscrizioni dalle quali si ricava che già esisteva al riguardo un pellegrinaggio di una certa portata.
Parrebbe infatti che l’angelo della tradizione cristiana incarni le caratteristiche del dio luminoso Lugh-Belenos, un dio che esprimeva la funzione guerriera e sacerdotale .
Tra l’altro l’analogia molto stretta fra il testo dell’Apparitio sancti Michaelis e quello della leggenda della fondazione di Mont – Saint-Michel detto “au péril de la mer”: che il luogo si denominasse, ancora alla fine del Medioevo, “Mont Gargan”,è stato posto nel folklore francese in rapporto con un mitico figlio del dio Belenos cui si attribuiva appunto quel nome, e che è divenuto poi il gigante Gargantua
Così non vi è stato bisogno di un gran cambiamento, in un periodo di conversione dei tempi pagani in luoghi di culto cristiani, per farne di queste divinità celtiche come BELENUS/GARGANO un San Michele Ministro delle collere divine in un tempio sacro ai Druidi il cui nome si collega etimologicamente a quello del nostro territorio “GARGANO”.
Infine, Gargantua, questo personaggio sembra essere stato uno degli Dei più importanti; il suo dominio superava l’area di estensione dei Celti forse la sua origine risale al periodo pre-celtico, cioè a quello megalitico.
Esso infatti è sempre legato ai menhirs o ai dolmens, che la tradizione popolare considera suoi giocattoli.
Nelle cronache del XII sec, Giraud de Cambrie lo identifica come figlio di Belenos, ma non si hanno notizie antecedenti sull’origine di questo Dio.
Gargantua è molto conosciuto nella Bassa Bretagna.
A Brasparts e a Quimerc’h si dice che egli sia alto due volte la roccia di Pleyben e i megaliti che si trovano tra Elon e Huelgoat devono a lui la propria origine; a Laz invece, si considera la Punta di Raz come sua dimora. Esiste anche un dolmen in rovina, nei pressi della cappella di Saint Herbot, che porta il nome di Be Gewr, la Tomba del Gigante.
Nella Bretagna orientale si trova poi il luogo della sua nascita: il Capo Frèchel, che è situato nella regione un tempo denominata Belerion, ad indicare la terra votata a Belenos.
Come si può notare, spesso i nomi di Gargantua e Belenos si trovano appaiati ed è stato questo probabilmente l’elemento che ha fatto pensare i cronisti del XII° secolo ad una parentela fra i due.
La presenza del gigante, così consistente in tutta la Bretagna, è riconoscibile anche in molta parte della Francia e persino in Italia: basti pensare al Gargano in Puglia.
Grande mangiatore e bevitore, capace di incredibili prodezze aiutato dalla sua grande corporatura, Gargantua era un gigante buono; in tutte le tradizioni egli appare sempre benvoluto, simpatico e le cristianizzazione non è mai riuscita a intaccare questa reputazione di Dio bonario e allegro.
Egli si manifesta spesso sotto le spoglie di un pellegrino, tanto che a volte la sua leggende viene confusa con quella dell’Ebreo errante.

Fonte: garganopress.net

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