Le Porte di San Michele passarono per Siponto

Le Porte di bronzo collocate all’ingresso del Santuario di San Michele, a Monte Sant’Angelo, sono un vero gioiello di bellezza: nei secoli hanno destato la meraviglia dei pellegrini, lasciando ammirati studiosi, artisti, turisti e quanti altri ebbero la ventura di arrivare in cima al solenne Gargano, al confine tra il cielo e il mare.

La storia delle Porte di San Michele, però, non la si può raccontare: all’infuori di quanto esse stesse dicono, non ci sono fonti o documenti per farne un resoconto completo. Le notizie sono pochissime e si esauriscono nell’indicazione di chi le commissionò e dell’anno della loro lavorazione a Costantinopoli: dati che abbiamo grazie allo stesso donatore, che fece apporre il proprio nome, la data e la località di produzione nella penultima fascia orizzontale delle imposte, senza di che, molto probabilmente, nulla sapremmo di tutto ciò…

Le Porte risalgono, dunque, al 1076 e furono lavorate dalle mani di valenti artigiani di Costantinopoli, su commissione di Pantaleone di Comite Maurone, un munifico mercante di Amalfi che voleva donarle a San Michele.
Le Porte, infatti, vennero imbarcate su una grossa nave da trasporto, che doveva condurle da Costantinopoli a Siponto.

Ma all’improvviso, durante la traversata, si levò una violentissima burrasca: un vento vorticoso sollevava alte ondate alte, mentre il cielo diventava sempre più nero e minaccioso. La ciurma, quando si accorse che la nave imbarcava acqua, pensò di alleggerirla buttando in mare il carico più pesante, le due imposte della Porta di Bronzo.

I cronisti raccontarono che, non appena la prima imposta venne gettata in acqua, la tempesta si placò: il mare tornò calmo, si fermò il vento e il cielo ritornò sereno. I marinai, stupiti, attribuirono immediatamente il miracolo a San Michele, e promisero di andare a ringraziarlo per avere avuto salva la vita, anche se gli avrebbero portato soltanto una metà della Sacra Porta.

Ma quale non fu la loro meraviglia quando, approdando nel porto di Siponto, si accorsero che l’altra imposta non era affatto affondata: aveva seguito la nave, sospinta dalle onde, e ora giungeva intatta sul lido sipontino. Le Porte portentose vennero, infine, trasportate a Monte Sant’Angelo a dorso di buoi, precedute già da un alone di leggenda.

Giunsero sulla montagna tra una moltitudine curiosa e commossa, che unì il suo applauso al suono festante delle campane. Un delegato da Roma recò la ‘Salutem et apostolicam benedictionem‘, che il Pontefice Gregorio VII aveva invocato sulle Porte e sulla moltitudine dei fedeli accorsi.

In quella solenne inaugurazione la città di Monte Sant’Angelo glorificò il suo Protettore, che già da quattro secoli irradiava di luce l’Europa cristiana.
Infatti, lungo quella scia luminosa, erano sorti ovunque santuari e chiese in suo onore, e quello di Saint Michel in Normandia era già illustre, dopo che i suoi monaci lo avevano edificato nel 706 sopra un grande scoglio in mezzo al mare, portandovi proprio dalla Sacra Grotta garganica la prima pietra su cui innalzare il tempio al Capo dell’armata celeste.

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