Ispettori Unesco a Monte Sant’Angelo. Gli sforzi della Regione Puglia

Arrivati a Monte Sant’Angelo, nel Gargano, gli ispettori dell’Unesco che dovranno valutare la candidatura dello località della provincia di Foggia per diventare sito dell’organizzazione internazionale sulla base del suo riconosciuto interesse storico, religioso e architettonico.«Occorre uno sforzo congiunto di tutte le Istituzioni pugliesi per ottenere il riconoscimento di Monte Sant’Angelo come sito Unesco». È quanto afferma il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Pietro Pepe, alla vigilia della visita nella località garganica degli ispettori dell’organismo internazionale che devono valutarne la candidatura. Pepe ricorda che «il culto di San Michele si allarga sempre più in Italia e nel mondo intero, e Istituzioni e cultura devono cooperare per far conoscere sempre più Monte Sant’Angelo e il suo santuario. Alcuni giorni fa, c’è stata la presentazione del progetto Custos, «Sulle ali dell’Arcangelo dal Gargano all’Europa», diretto dal prof. Giorgio Otranto, che ricostruisce in forma digitale il patrimonio culturale e storico del santuario. Un progetto di grande spessore».

Pepe sottolinea inoltre che «il santuario di San Michel rappresenta la tappa fondamentale del culto dell’Arcangelo in Occidente. Già durante il Medioevo, sul Gargano arrivavano pellegrini dall’Italia e da ogni parte d’Europa: goti, alemanni, longobardi, franchi, ispanici, anglosassoni. In tal modo si saldavano culture e popoli diversi, si diffuse il culto micaelico e il santuario del Gargano divenne modello da imitare e da copiare. Così nell’ottavo secolo sorse il santuario di Monte Saint Michel, in Francia, e altri in Germania, Spagna, Belgio, Inghilterra, Svizzera. Dobbiamo lavorare intensamente, affinché il santuario di Monte Sant’Angelo sia conosciuto sempre più. In tale senso il giudizio positivo dell’Unesco, di patrimonio mondiale dal salvaguardare, rappresenterebbe per Monte Sant’Angelo e per l’intero Gargano il giusto riconoscimento del ruolo svolto nella diffusione del culto di San Michele e come sito dal passato longobardo».

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