I Templari e S. Michele: il Graal è nel Gargano…

Il Graal? E’ custodito nel Gargano. No, è in Puglia, ma più a sud, a Castel del Monte. Macchè, il secreto del sacro calice è nel mosaico della vita sul pavimento e della cattedrale di Otranto (non è più certo nemmeno che sia una coppa, che avrebbe contenuto il vino trasformato da Gesù in sangue). Seconda e terza ipotesi, Murgia e Salento, sono smentite da uno dei massimi esperti di in storia medievale come Franco Cardini. Resta aperta la prima, e quella garganica, la più sfuggente, legata al culto di San Michele Arcangelo, alla grotta del guerriero alato, ai percorsi che dal promontorio dauno portano alle altre centrali del culto micaelico in Europa. Per inciso, va detto che fantasiose dichiarazioni recenti accostano perfino a San Pio i misteri del Graal, fondati su una presunta lettera testamento che, certamente apocrifa e con uno stile del tutto inusuale per il santo cappuccino, avrebbe affidato la ad un confratello “la ciotola che con la sua acqua bagnò le labbra di nostro Signore sul Calvario”.

Cardini smonta anche un eventuale collegamento del misterioso oggetto sacro con Bari e San Nicola, attribuendo ai fumetti di Martin Mystère le voci messe in giro. Non altro che bufale chiama lo studioso fiorentino i collegamenti con Castel del Monte e Otranto e che fanno capo tutti alla tradizione dei templari, intorno ai quali e loro malgrado è stato elevato un muro di segreti e oscurità. Dello stesso avviso è il ricercatore specializzato in storia templare Alberto Cavazzoli, che cita le localizzazioni pugliesi a titolo di cronistoria, le svuota di significati e sposta a nord la sede della coppa più cercata della storia. La sua tesi è illustrata in un libro recente, “Alla ricerca del Santo Graal nelle terre dei Gonzaga” edito da Aliberti, 112 pagine 16 euro.

Una città, in Italia ha, custodirebbe da quasi duemila anni il Sang Real, il sangue del re dei re. La più importante reliquia cristiana sarebbe arrivata nella pianura padana attraverso Giuseppe di Arimatea e Longino, il centurione romano poi convertito al cristianesimo che trafisse con la lancia il costato di Gesù sulla croce. Dai Canossa ai Gonzaga, custodi del segreto nella cripta della basilica di S. Andrea in Mantova. Cavazzoli ripercorre tutti gli itinerari possibili, smonta e rimonta indizi, interpreta segni e tracce, sottopone le ipotesi al vaglio dei presupposti storici. Segue anche la linea di discendenza ereditaria che secondo scrittori di saggi e romanzi recenti manterrebbe arcani legami tra i Merovingi, il Priorato di Sion, la sequenza dei Gran Maestri dai nomi altisonanti: Leonardo da Vinci, Newton, Victor Hugo e prima, Ferdinando Gonzaga.

Per questo autore-investigatore il Graal sarebbero i Graal, oggetti altamente simbolici legati a Cristo e posseduti da famiglie di antica aristocrazia, come fondamento della loro nobiltà, in quanto discendenti del Sang Real.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Se ti interessa un contenuto contattaci su blog@rodigarganico.info!

Condividi il post con i tuoi amici