Olio adulterato, da Foggia controlli in tutt’Italia

Ci sono anche titolari di ristoranti etnici (ma non cinesi) tra gli indagati dell’operazione dei Nas di Milano, dove sono stati sequestrati 12.000 litri di olio contraffatto, trovato in un capannone alla periferia della città. Analisi sono ora in corso per valutare l’eventuale pericolosità delle sostanze usate per la frode. Per il processo di sofisticazione, infatti, potrebbe essere stata usata clorofilla (il cosiddetto ‘verdone’) ma anche del sintetico petrolifero.
Alcuni dei ristoratori erano ignari e pagavano il prodotto quasi a prezzo normale, mentre altri lo acquistavano intorno ai 5 euro al litro, quello riservato ai grossisti.

Il baricentro del traffico di olio sofisticato era nella provincia di Foggia. In sostanza gli indagati, tra i quali risultano anche rappresentanti di vere aziende operanti nel settore alimentare, acquistavano olio di semi presso varie ditte pugliesi ed emiliane. L’olio poi veniva colorato per dargli il tipico colore dell’extravergine, imbottigliato ed etichettato come tale, e poi venduto ai grossisti di varie regioni italiane pronto per essere smerciato a ristoranti o a privati cittadini con il sistema del porta a porta.

Dopo gli arresti di aprile l’attività era proseguita nella periferia di Milano. Gran parte degli indagati odierni sarebbero inoltre le stesse persone che erano state già arrestate.
Secondo quanto spiegato dai Nas l’etichettatura però non aiuta molto il consumatore a valutare la qualità: basti pensare che la normativa permette di dichiarare «prodotto italiano» un olio che sia stato imbottigliato in Italia e contenga almeno il 15% di olio veramente italiano.

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