La querelle San Pio arriva in tribunale

Era il 12 agosto del 1923 quando Padre Pio lasciò scritto nel testamento queste sue volontà: “esprimo mio desiderio, ove i miei superiori non si oppongano, che le mie ossa vengano conservate in un cantuccio di questa terra”. Un desiderio raccolto dall’associazione Pro Padre Pio e da numerosissimi fedeli che si oppongono all’esposizione della salma del Santo. Un’opposizione dura e forte fino al punto di “trascinare in tribunale” monsignor Domenico D’Ambrosio Vescovo di Vieste, San Giovanni e Manfredonia e i frati cappuccini del convento.

Stamani dunque la querelle di San Pio è finita nelle aule di Palazzo di Giustizia, dove ad attendere che il giudice si pronunciasse, anche un folto gruppo di fedeli giunti persino da Roma. Il giudice si è riservato di accettare o meno il ricorso solo dopo aver esaminato gli atti.

L’associazione Pro Padre Pio rappresentata dal presidente Francesco Traversi contesta al vescovo e ai frati cappuccini di non aver rispettato il diritto canonico che non prevede assolutamente l’esposizione della salma. “Vogliamo che il corpo di Padre Pio venga risposto nel suo sepolcro” – è il coro unanime dei fedeli. La stessa associazione ha, inoltre, presentato anche una denuncia penale – ci informa il presidente Traversi – sempre nei confronti del Vescovo D’Ambrosio e dei Frati Cappuccini per aver concorso nei reati di violazione di sepolcro e vilipendio di cadavere.

Si oppongono, però, i legali della controparte Franco Lozupone e Lazzarino Fini: “Non c’è alcuna rilevanza penale perchè – sostengono i due difensori – la riesumazione è un atto che avviene con qualsiasi defunto”. Inoltre stamani il presidente dell’associazione Pro Padre Pio – così come lo stesso ci riferisce – ha rinnovato, dinnanzi al Procuratore Capo Vincenzo Russo la richiesta sequestro delle spoglie del Padre. Anche il Procuratore Capo si è riservato di decidere.

Fonte: teleradioerre.it

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