L’Ex presidente della Comunità Montana Mazzamurro assolto per Agropilis

L’ex presidente della Comunità Montana del Gar­gano, Antonio Mazzamurro, è stato assolto dalle accuse di bancarotta fraudolenta e voto di scambio. La sentenza è stata emessa dal Gup del tribunale di Foggia, Carlo Protano. Mazzamurro era difeso dagli av­vocati Alfredo Ricucci e Matteo Fidanza i quali avevano chiesto e ottenuto, per il loro assistito, il rito abbreviato. Dalla prima imputazione, il giudice ha assolto Mazzamurro per non aver com­messo il fatto, mentre, per quanto riguarda il voto di scambio è intervenuta la pre­scrizione. Il rinvio a giudizio di Mazzamurro è stato disposto a seguito della dichiara­zione di fallimento dell’azienda agritu­ristica «Agropolis», il complesso di pro­prietà della comunità montana. La mas­seria pilota «Agropolis» fu realizzata oltre trent’anni fa, grazie a fondi europei (ben trenta miliardi delle vecchie lire), e avreb­be dovuto rappresentare il volano per uno sviluppo coerente con la,vocazione del territorio: agricoltura, artigiano, zootec­nia. Nel corso di pochi anni la masseria sì è trasformata nell’oggetto dei desideri da parte degli amministratori che si sono succeduti ai vertici dell’ente montano. Ap­petiti che sono diventati sempre più cor­posi tant’è che, nel breve arco di tempo di poco meno di un decennio, di Agropolis si è parlato, esclusivamente, di una crisi latente che ha portato al licenziamento degli oltre trenta dipendenti e alla di­chiarazione di fallimento. Furono cercate diverse strade per ar­rivare ad una soluzione, dalla concessione dell’azienda Agropolis al Comune di San Giovanni Rotondo, trattative che anda­rono avanti per diversi anni, ma senza approdare a nulla. Per un certo periodo si accese la fiammella di un interessamento dell’Università di Foggia. Si era pensato anche all’emanazione di un bando pub­blico per individuare il soggetto al quale affidare la gestione di Agropolis. L’ultimo a gestire l’Azienda agrituri­stica fu Vincenzo Trotta, imprenditore di Monte Sant’Angelo, il quale s’era aggiu­dicato i beni mobili (per un importo di 320 mila euro) messi all’asta a seguito della dichiarazione fallimentare. Da circa tre anni il complesso immobiliare è chiuso, vigilato giorno e notte da guardie private che all’ente montano costano, mensilmen­te, diecimila euro.

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