Il sindaco di Peschici: «Noi presi in giro»

Franco Tavaglione Ad infiammare gli animi, questa volta, non è stato un piromane, ma la notizia che per i danni subiti a causa degli incendi del 24 luglio dello scorso anno, non arriveranno i tanto attesi fondi europei. La notizia ha gelato i convegnisti che ieri mattina erano presenti all’incontro che si svolgeva a Peschici, e che riguardava, appunto, il da farsi per recuperare risorse e beni danneggiati dalle fiamme che, in una sola giornata, mandarono in fumo centinaia di ettari di pineta, centri vacanze, auto, caravan e roulotte, interessando un’ampia parte del territorio di Peschici e di Vieste, ma soprattutto provocarono la morte di ben tre persone.

L’UE – La notizia che l’Unione europea non assegnerà neppure un euro per gli interventi di ripristino, ma neppure per risarcire quanti hanno subito danni, ha letteralmente gelato gli animi. Subito dopo, però, è stata la miccia che ha fatto esplodere la protesta, per il momento soltanto verbale, da parte degli amministratori comunali e dello stesso vice presidente del Parlamento europeo, Mario Mauro (tra l’altro, figlio di questa terra), tra i relatori chiamati a relazionare sulla richiesta di deroga all’attuale normativa che impone una serie di divieti: nessun intervento di rimboschimento e di ingegneria ambientale per cinque anni; vincolo di quindici anni della destinazione preesistente all’incendio; vincolo di dieci anni di inedificazione per Comuni sprovvisti di piano regolatore; divieto per dieci anni di pascolo e caccia.

IL PUNTO – Il punto sul quale si voleva trovare una sintesi riguardava la possibilità di andare in deroga, appunto, a tali divieti, proponendo la possibilità di ricostruzione di manufatti danneggiati o distrutti dal fuoco, in precedenza debitamente autorizzati; inoltre, la ricostruzione di manufatti danneggiati o distrutti dal fuoco, abusivi per i quali non è in corso domanda di condono, e i quali, invece, è in corso domanda di condono edilizio; inoltre, la ricostruzione di manufatti danneggiati o distrutti dal fuoco, abusivi, e per i quali è intervenuto il permesso di costruire in sanatoria; infine, possibilità di rilasciare permessi edilizi in deroga al Piano di fabbricazione nelle zone percorse dal fuoco.

LE DEROGHE – Deroghe che, se approvate, avrebbero consentito di poter accedere al fondo di solidarietà dell’Unione Europea, in quanto il territorio percorso dal fuoco risulta tra le aree che possono beneficiare, appunto, del contributo europeo.Dunque, fino a ieri mattina nessuna era a conoscenza che, invece, l’Unione europea non potrà destinare fondi a favore dei Comuni che risultano danneggiati dagli incendi, in quanto, strano ma vero, da Bruxelles hanno fatto sapere che la richiesta di risarcimento da parte del Governo italiano è arrivata “fuori tempo massimo”.

IN RITARDO – La reazione a caldo è stata di quelle pesanti, ora si cerca di trovare la strada giusta per far sì che, dopo il danno, non ci sia anche la beffa. Già nelle prossime ore gli amministratori si riuniranno per mettere a punto il percorso da fare: viene dato per scontato che sarà convocato il Consiglio comunale e, in quella sede verranno adottati tutti i provvedimenti che saranno proposti dall’E s e c u t ivo: scontato che si percorreranno le vie legali chiamando in causa direttamente i responsabili di quello che ritengono sia un “maledetto imbroglio”, cioè, Governo e Dipartimento di protezione civile Bertolaso.

IL SINDACO – Ciò che fa più rabbia – spiega il sindaco di Peschici, Franco Tavaglione – è il fatto che, per far sì che il Parlamento europeo potesse disporre fondi a favore delle località interessata da incendi boschivi, il vice presidente Mario Mauro ha dovuto sudare, come suol dirsi, le classiche sette camicie.

VIA D’USCITA – Una via possibile potrebbe esserci se lo stesso Parlamento europeo riconoscesse l’eccezionalità del caso ed adottasse un provvedimento ad hoc. Una speranza che potrebbe concretizzarsi se – conclude Tavaglione – non fossimo lasciati soli.”Se aver compagno al duolo, scema la pena”, non sappiamo quanto possa aiutare il fatto che la Puglia, e il Gargano in particolare, non sono gli unici territori a non poter beneficiare di alcun contributo.

DISCRIMINATI – Se è vero com’è vero che ben altre otto regioni sono venute a trovarsi nell’indentica situazione, precisamente, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. E tutto questo alla vigilia di una stagione estiva.

Articolo a firma Francesco Mastropaolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 10/02/2008

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