Il Gargano regno dell’abusivismo: per abbattere edifici c’è bisogno dell’esercito

Nel 2002, a Foce Varano, Rodi Garganico, Peschici e Vieste furono demoliti una quìndì­cína di immobili abusivi co­struiti su aree demaniali. Operazione che venne affi­data a Mario Scaramella dal Ministero dell’Ambiente. Il no­me di Scaramella sarebbe ri­masto nelle sole cronache della Capitanata, per aver raso al suolo edifici realizzati su ter­reni demaniali se, giusto un anno fa, non fosse stato tratto in arresto perchè ritenuto re­sponsabìle di violazione di se­greto d’ufficio, calunnia, traf­fico d’armi, reati ambientali, traffico di materiale radioat­tivo, false dichiarazioni a Pub­blico ministero.

Accuse pesan­ti come macigni, senza dimen­ticare che il nome di Scara­mella è legato a quello dell’ex agente segreto del Kgb, Ale­ksandr Litvinenko, avvelenato con una dose letale di Polonio 210, a Londra, e morto in pochi giorni. La demolizione degli edifici abusivi suscitò notevole stu­pore, anche perchè fu la se­conda volta che lo Stato mostrò i «muscoli», adottando una procedura impensabile fino ad allora. Dobbiamo, infatti, tor­nare indietro di circa dieci an­ni per ricordare un altro esem­pio di «mano pesante» da par­te, questa volta, non del Mi­nistero dell’Ambiente, bensì del commissario prefettizio che, per circa un anno, resse il Comune di Peschici, Michele Di Bari, che nel 1994, si trovò tra le mani la patata bollente di una costruzione abusiva rea­lizzata sulla costa di Peschici, a confine con il territorio di Vico del Gargano. Una gettata di cemento che aveva fatto gridare allo scan­dalo e mobilitare le associa­zioni ambientaliste. Una bat­taglia che fu vinta grazie alla determinazione di quanti si adoperarono perchè fosse de­molito quello che, per tantis­simi, altro non era che «l’en­nesimo ecomostro» del Gar­gano.

Provvedimenti ci furono, anche con una certa imme­diatezza, ma le difficoltà di­ventavano insuperabili quan­do si doveva individuare l’im­presa a cui affidare l’incarico di buttare giù la costruzione. Il Comune di Peschici pre­disponeva gli atti per indire la gara d’appalto, ma alla sca­denza dei termini fissati per la chiusura della gara e l’apertura delle buste da parte della commissione incaricata di af­fidare i lavori all’impresa ag­giudicataria, i componenti la commissione dovevano pren­dere atto che al protocollo del Comune non era arrivata al­cuna proposta di partecipazio­ne.

Nel 1994, lo scioglimento del consiglio comunale di Peschici e la nomina del commissario prefettizio. Michele di Bari do­vette occuparsi, come ricor­davamo, anche dellà demoli­zione dello stabile abusivo. Una volta verificata che quella della gara d’appalto non era una strada percorribile, di con­certo con il Prefetto, Benedetto Fusco, chiese l’intervento dei militari del Genio di stanza a Foggia. Arrivarono, in forze, uomini e mezzi.

Quando sembrava che tutto fosse risolto, ecco che il commissario prefettizio si tro­vò di fronte ad un ostacolo imprevisto. «Non fu possibile – ricorda oggi Michele Di Bari – trovare una sola struttura ricettiva di­sponibile ad ospitare i militari. Fummo costretti a reperire strutture ricettive a Vico del Gargano, dove, per un mese, i soldati del Genio, giornalmen­te, si spostavano sia per man­giare che per dormire».

Francesco Mastropaolo

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