Finirà davanti al Csm l’inchiesta sul procuratore?

Vincenzo Russo, procuratore capo di Foggia Visto anche il clamore della vicenda, è possibile che pure il Consiglio superiore della magistratura possa finire per occuparsi della tranche dell’inchiesta sul «caso Mastella» che chiama in causa il procuratore capo di Foggia, Vincenzo Russo, per il quale i pm di Santa Maria Capua Vetere, Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano, avevano chiesto l’interdizione, richiesta rigettata dal gip Francesco Chiaromonte per carenza di gravi indizi.

LE ACCUSE – Russo, al vertice della Procura foggiana dal maggio 2005, è indagato per corruzione in atti giudiziari in concorso con Paolo Salvatore, presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato; e Vincenzo Lucariello, campano, ritenuto un uomo di fiducia dell’Udeur. L’ipotesi di accusa – per la quale il gip ha ritenuto non sussistano gravi indizi – è che si volesse favorire Russo nel ricorso presentato al Consiglio di Stato da Giovanni Colangelo, procuratore aggiunto di Bari e candidato al posto di procuratore capo a Foggia, che contestava i criteri di nomina adottati dal Csm che aveva scelto Russo: l’attuale procuratore aveva ricevuto 14 voti, Colangelo 10. Paolo Salvatore avrebbe ricevuto in regalo olio e mozzarelle da Russo, tramite Lucariello, per assicurare «il suo positivo interessamento “tranquillizzante”». Questa quindi l’ipotesi accusatoria: «regalie in natura», che si concretizzerebbero in una lattina d’olio e qualche latticinio, per condizionare una decisione di tale importanza adottata da 5 membri del Consiglio di Stato: oltre a Salvatore, presidente del collegio giudicante, c’erano altri 4 magistrati. Russo, Lucariello e Salvatore sono inoltre indagati per rivelazione di segreto d’ufficio: prima che la decisione del Consiglio di Stato fosse depositata in cancelleria, Lucariello ne sarebbe stato informato e l’avrebbe detto a Russo. In cambio di questo interessamento, Russo avrebbe promesso d’intercedere presso il Rettore dell’Università di Foggia per far superare il concorso di specializzazione in ginecologia a una nipote di Lucariello.

IL RUOLO DI LUCARIELLO – E’ proprio Lucariello, ex segretario generale del Tar Campania e ritenuto uomo di fiducia dell’Udeur, l’uomo che indirettamente ha portato all’apertura di un’indagine anche a carico del procuratore di Foggia. Lucariello era infatti una delle persone intercettate dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta a carico di 35 indagati, sfociata nell’arresto della moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella.

COLLOQUI INTERCETTATI – Intercettando Lucariello, carabinieri e pm di Santa Maria Capua Vetere hanno anche ascoltato i colloqui tra l’indagato e il procuratore dauno. In quelle conversazioni si parla – nell’ottica accusatoria – di regali peraltro di poco conto, quali olio e mozzarelle, da consegnare al presidente del Consiglio di Stato; di una richiesta di Lucariello al procuratore perchè verificasse se poteva aiutare un nipote ad accedere ad un corso di specializzazione di ginecologia all’Ateneo foggiano («voi conoscete il Rettore? » chiede Lucariello a Russo). Da queste intercettazioni – è la deduzione del gip – «risulta tangibile la preoccupazione di Russo nel sapere se sarà recapitato il “pensierino”» (ossia l’olio) a Salvatore «e come si riuscirà a fargli capire che si tratta di un suo “presente”. Risulta palpabile anche la solerzia con cui Russo si mostra sollecito e disponibile a “ricambiare” a Lucariello il favore ottenuto».

RUSSO NEGA – Russo, interrogato dal gip di Santa Maria Capua Vetere il 15 dicembre, aveva respinto le accuse e fornito una versione che però non ha convinto il giudice per le indagini preliminari: non voleva condizionare il presidente del Consiglio di Stato, ma solo chiedere una sentenza giusta. Per il gip campano invece «risulta macroscopicamente acquisito il dato che Russo, lungi dal cercare di ottenere soltanto notizie anticipate sugli esiti del ricorso presentato contro di lui, ha quantomeno tentato di invocare su di sè i favori di Salvatore, componente del collegio incaricato di decidere sul ricorso». Peraltro non va dimenticato come già il Tar avesse rigettato il ricorso contro la nomina di Russo e che il Csm, sia quello che aveva nominato Russo sia quello insediatosi nel 2006, si fossero costituiti in giudizio tramite l’Avvocatura dello Stato per chiedere il rigetto del ricorso.

NESSUN GRAVE INDIZIO – Pur se non mancano giudizi pesanti del gip – che Russo respinge con decisione, bene ricordarlo – le conclusioni sono queste: «non resta che constatare l’attuale assenza di gravi indizi in relazione all’accusa di corruzione in atti giudiziari». Come arriva a questa conclusione il gip rigettando la richiesta dei pm di sospendere Russo e Salvatore? «Non si tratta di stabilire se olio e mozzarelle siano donativi sufficienti per corrompere l’”integrità” di Salvatore, quanto piuttosto di constatare che non risulta acquisita la prova sufficiente che questi donativi (gli unici che certamente gli furono inopportunamente recapitati prima dell’adozione della decisione giudiziaria che era chiamato a coadottare) fossero stati da lui posti in relazione con l’”attenzione” invocata da Russo». Nè c’è un colloquio intercettato che dimostri come Salvatore abbia chiesto «il “prezioso” olio pugliese in cambio dei suoi favori», annota ancora il gip Chiaromonte.

DECISIONE «SVELATA» – Il procuratore Russo quando è stato interrogato – dice il gip – ha ammesso d’aver saputo tramite Lucariello la decisione del Consiglio di Stato (che rigettò il ricorso di Colangelo) prima che la sentenza venisse pubblicata: fu depositata il 19 giugno 2007. Ma è anche vero – riconosce il gip – che questa notizia fu ottenuta «dopo un certo tempo rispetto al momento dell’udienza di discussione», e che nulla fa pensare che Salvatore, presidente del Consiglio di Stato, abbia fornito la notizia in anticipo. Per il gip quindi sussiste il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, «ma senza che possa essere individuato chi violò l’obbligo di riservatezza». E’ però in questo passaggio dell’ordinanza che il gip Chiaromonte riserva i giudizi più duri contro il procuratore di Foggia (le attestazioni di stima e solidarietà a Russo sia al momento dell’inchiesta sia dopo il rigetto delle richieste dell’accusa, lasciano capire quanto questi giudizi non siano condivisi). «In questo caso Russo » scrive il gip «ha agito non in quanto soggetto titolare dell’alto dovere di riservatezza connesso alle funzioni di magistrato, ma vieppiù come un qualsivoglia altro privato cittadino disonesto che ha “brigato”, censurabilmente sotto diversi profili, per condizionare gli esiti di una decisione amministrativa e per conoscerli anticipatamente».

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 24/01/2008

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