Allarme “botti” per Capodanno

Nel 2003 era la «bomba Lecciso», prima era stato il «botto Maradona», e poi la «testa di Bin Laden»: quest’anno invece il botto «dei sogni» è dedicato all’attaccante argentino del Napoli e si chiama «la testa di Lavezzi». Nomi evocativi tra gossip e cronaca, ma che mai fanno riferimento alle vittime che si lasciano dietro. «Quest’anno la crisi economica può giocare un ruolo al ribasso nella compra-vendita dei botti, specie quelli illegali – prevede e spera il maggiore Antonio Massaro del Comando Operativo di Bari – È una speranza certo, ma suffragata dall’uso più misurato che si è fatto nella notte di Natale. L’ideale naturalmente sarebbe che un abbattimento in questo genere di consumi fosse determinato dell’educazione e non solo da un problema di tasche». Certo è che una volta tanto l’effetto della crisi ci induce all’ottimismo. Perché con l’avvicinarsi del Capodanno torna anche l’allarme-botti, e gli ospedali si preparano all’onda dei feriti tra quanti fanno esplodere bombe e bombette, o semplicemente si trovano nei paraggi.

Le forze dell’ordine, con i carabinieri in testa, da settimane stanno cercando di portare avanti una serie di incontri nelle scuole e nelle piazze per spiegare i pericoli che si possono correre maneggiando fuochi d’artificio illegali e come utilizzare quelli acquistati legalmente, mentre ovunque si segnalano sequestri. «Se fosse possibile sarebbe meglio non comprare proprio botti e fuochi per festeggiare la notte di San Silvestro – spiega il maresciallo artificiere dei carabinieri Alfonso La Monaca -. Se si tratta di fuochi illegali perché illegali, e di conseguenza molto pericolosi, e se legali comunque da maneggiare con cura ed attenzione. Forse per divertirsi si può trovare un altro modo».

In effetti il divertimento è discutibile, mentre quel che è certo è che in un botto (è il caso di dirlo) vanno in fumo decine di euro. Tanto per fare un esempio «à capa ‘e Lavezzi», il botto in assoluto più pericoloso e clandestino che viene fabbricato e distribuito nel mercato del sud Italia, può arrivare a costare anche 300 euro.

«Il lavoro di educazione che svolgiamo nelle scuole è solo un primo passo – spiega il maresciallo La Monaca – i frutti si possono cogliere solo nel lungo periodo ed insistendo. Abbiamo notato ad esempio che i più interessati sono i bambini delle scuole elementari: a noi che raccontavamo di quanto siano pericolosi i botti, rispondevano con candore che andavano a comprarli con i papà e magari da venditori abusivi vicino casa; che cuginetti poco più grandi di loro vanno da soli ad acquistarli liberamente, mentre la vendita è assolutamente vietata ai minori di 14 anni». Ed ecco il vero problema, gli adulti: sono loro i primi ad iniziare i più piccoli a giochi così pericolosi e ad alimentare un mercato clandestino che solo lo scorso anno ha provocato in tutta Italia 480 feriti ed un morto. E le vittime sono in larga parte giovani tra gli 11 e i 14 anni, ragazzi che da bambini sono andati con il papà a comprare i botti «perché tanto io sto attento», e poi appena possono si mettono a giocare come i grandi.

Occhi, mani, la vita stessa a volte è in pericolo per un «botto» da far tremare le finestre. «La pericolosità dei fuochi illegali è nel fatto che sono assolutamente instabili – spiega il maresciallo La Monaca – la miscela di polvere pirica che viene utilizzata e viene mescolata con componenti inadeguati, rende l’ordigno molto pericoloso, anche solo in presenza di scintille da sfregamento. Chi costruisce queste cipolle esplosive non si preoccupa certo di mettere in vendita un prodotto sicuro, ma solo di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo e costo. Rispetto ai fuochi realizzati in modo legale e certificati, ad esmepio, la miccia che determina l’accensione è sempre più corta, questo comporta un tempo di esplosione più ravvicinato che mette a rischio mani e viso. Tutti i botti poi sono pericolosissimi se si prova a riaccenderli nel caso non fossero esplosi al primo tentativo».

Quello che resta dopo i festeggiamenti con i botti, è poi sotto gli occhi di tutti la mattina del primo dell’anno: non solo le strade sono diventate un tappeto di immondizia, ma i Pronto Soccorso aggiornano i loro tragici bollettini come fossero quelli emessi al termine di una battaglia. E tutto col pretesto di dirsi Buon Anno.

Fonte:  lagazzettadelmezzogiorno

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