Canoni costieri: fronte comune della Regione con gli operatori balneari

Conferenza stampa, questa mattina, degli assessori  Ostillio e Minervini con i referenti del Sindacato Italiano Balneari per illustrare la delibera varata  nell’ultima seduta della Giunta regionale e la strategia che vi è a monteIl dato politico non indifferente, sottolineato tanto dagli assessori regionali al demanio marittimo, Minervini, al Turismo, Ostillio che dal referente regionale del Sindacato Italiano Balneari, Antonio Capacchione, è che, in questo caso, Regione e Operatori Balneari sono dalla stessa parte della barricata e che gli obiettivi che si son posti, sono assolutamente comuni.

Non “ strangolare” l’attività degli operatori balneari e, soprattutto, far sì che le somme riscosse dai canoni delle coste ( oggi sproporzionati dall’ interpretazione delle norme fatta dalla Agenzia del Demanio e contestata dalle Regioni rivierasche, Puglia in testa), non tornino nelle casse dello Stato, ma restino alle Regioni competenti per essere trasformati in servizi al territorio e, dunque, all’utenza.
Appare strano infatti, che mentre ogni funzione e responsabilità è stata posta dallo Stato in capo alle Regioni, a livello statale sia rimasta proprio la riscossione dei canoni…
La storia, raccontata in Conferenza stampa, dal responsabile regionale del Sindacato Balneari, avrebbe inizio con la Finanziaria 2004, con la quale l’allora Ministro Tremonti triplicava di fatto il canone, indirizzando le coste italiane verso la cartolarizzazione. La Finanziaria 2007 però, nel tentativo di annullare i canoni triplicati, fallisce nell’intento ed instaura un meccanismo per cui, almeno secondo la contestata interpretazione dell’Agenzia del Demanio, la riscossione dei canoni spetta allo Stato e questi si ritrovano non triplicati, ma con aumenti che in alcuni casi raggiungono il mille per cento. Ad aggravare la situazione, il danno non si limita agli stabilimenti balneari, ma colpisce anche gli operatori dei porti turistici che in qualche caso passano dagli attuali 40mila euro a doverne pagare all’incirca 500mila.
La Puglia protesta in sede nazionale, seguita a ruota da tutte le altre Regioni rivierasche. A gennaio, presso l’assessorato al turismo, gli assessori Ostillio e Minervini mettono a punto e firmano, con gli operatori balneari un Protocolli d’intesa: 5 punti di una strategia comune per lasciare in Puglia i proventi dei canoni da riutilizzare in maggiori e più qualificati servizi agli utenti. Da tempo, infatti, la Puglia ha scelto come strategia fondamentale della sua variegata offerta turistica, la qualità, premiando con un bollino blu quegli stabilimenti e quelle strutture che hanno operato i tal senso.
La delibera varata nell’ultima seduta dalla Giunta regionale, nasce appunto da quel Protocollo d’Intesa e, dichiara con atto formale che la Puglia non applicherà alcun aumento ai canoni di concessione almeno fino a quando non avranno preso posto, intorno ad uno specifico tavolo tecnico le Regioni rivierasche, i Ministeri interessati, e quell’ Agenzia del Demanio fino ad oggi sorda ad ogni richiesta d’incontro.

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