La Comunità dei veleni. Monte, se ne occupano più Procura e prefetto che i consiglieri. Sotto accusa la gestione del presidente Pinto.

Potrebbe arrivare nelle sedi giudiziarie la complessa e complicata situazione che, da mesi, si sta vivendo alla Comunità montana del Gargano. La mancata presa d’atto del Consiglio dell’ente montano delle nomine dei rappresentanti dei Comuni – che ha fatto sì che non si procedesse alla elezione del nuovo presidente e alla surroga di alcuni assessori – viene ritenuta «lesiva di diritti acquisiti ».

La via giudiziaria potrebbe essere percorsa dal sindaco di Rodi Garganico, Carmine D’Anelli, il quale ha già interessato della questione il Prefetto, Sandro Calvosa, al quale ha riferito quanto accaduto nell’ultima riunione del consiglio quando, facendosi forte del parere dell’Ufficio legale regionale, il presidente Nicola Pinto, non ha consentito che si prendesse atto delle nomine dei rappresentanti delle amministrazioni comunali di Monte Sant’Angelo, Rignano Garganico, Rodi Garganico e Vico del Gargano.

Per Carmine D’Anelli, primo firmatario della richiesta di convocazione del consiglio dell’ente montano, «si è ai limiti della democrazia. Un presidente, che dovrebbe garantire gli interessi oggettivi, sta invece trascinando l’ente montano verso una sua inesorabile caduta di natura etica e politica ». D’Anelli assicura che, da parte sua, non c’è in tutto ciò nulla di «personale, ma soltanto la richiesta del rispetto delle regole democratiche. E’ chiaro a questo punto che Pinto non ha consentito che ci fosse la presa d’atto delle nomine dei Comuni perchè, evidentemente, la sua conferma al vertice dell’ente non era proprio scontata». Il sindaco di Rodi Garganico parla di un ente ormai allo sbando, che garantisce soltanto interessi personali e non più delle Comunità, di cui dovrebbe essere motore di sviluppo. Ecco perchè il sindaco di Rodi va giù duro anche nei toni e parla di «vera e propria vergogna ».

Peraltro della situazione all’interno della Comunità montana del Gargano si sta già interessando la Procura di Foggia, sollecitata ad avviare un’inchiesta da otto (su dieci) dipendenti dell’Ente montano sulla proposta di modifica del regolamento generale degli uffici e dei servizi. «Un atto persecutorio – viene detto nell’esposto alla magistratura – nei confronti dei lavoratori dipendenti»: questi ultimi infatti non accettano la proposta formulata dal presidente che, a loro dire, risente di «evidenti intendimenti persecutori, a svantaggio dei lavoratori dipendenti». Tutto risale al maggio scorso, in coincidenza con l’emanazione di provvedimenti che – per il segretario generale e gli altri sette dipendenti – sono «palesemente, illegittimi, in materia di disdetta del contratto collettivo decentrato integrativo». E non è finita. Lo stesso segretario generale dell’ente Galli ha fatto rilevare «talune evidenti anomalie procedimentali poste in essere dal presidente Pinto nella richiesta di parere all’ufficio legislativo regionale. In particolare, contrariamente alle norme vigenti in materia di protocollo degli atti della pubblica amministrazione, Pinto è ricorso all’utilizzo di un protocollo riservato non ammesso dalla legge, in relazione agli atti di rilevanza esterna».

Articolo a firma Francesco Mastropaolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 11/10/2007

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