«Scenderemo in piazza». I presidenti delle Comunità montane: «Sarebbe assurdo eliminarle». «Abbiamo un ruolo da rivendicare. Contenere i costi si può».

Sopravvivere con la spada di Damocle della soppressione. In provincia di Foggia sono tre gli enti montani e agglomerano un gruzzolo di Comuni mica da niente, se si pensa che la sola Comunità montana del Gargano raggruppa qualcosa come 14 comuni (circa 150 mila abitanti) e figura come una tra le più grandi d’Italia. Dal marzo 2008 le comunità dei monti dauni settentrionali, meridionali e del Gargano rischiano di scomparire secondo il decreto legge voluto dal governatore regionale Nichi Vendola: fra meno di due mesi è previsto il commissariamento. C’è di mezzo il contenimento dei costi. Ma come reagiscono i tre enti montani dauni?
IL VERTICE – «L’abolizione delle Comunità Montane significherebbe la perdita di uno strumento che si è rivelato prezioso per lo sviluppo e la valorizzazione concreta dei territori cui esse fanno riferimento».
I PRESIDENTI – E’ con queste argomentazioni che i presidenti delle Comunità Montane dei Monti Dauni Meridionali, sen. Carmelo Morra, dei Monti Dauni Settentrionali, Ernesto Cicchetti e del Gargano, Nicola Pinto, incontreranno i giornalisti domani 24 settembre alle ore 12.00 nella sede della Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, Località Tiro a Segno, Bovino.
LA SITUAZIONE- Inutile nascondere che ogni ente montano nel suo piccolo malcela problemi ora politici ora amministrativi. La condizione di maggiore impasse la sta vivendo la Comunità montana del Gargano. L’assise si riunirà il prossimo 25 settembre, (il 5 ottobre se fosse necessario) il Consiglio della Comunità montana del Gargano, convocato dal presidente dell’ente, Nicola Pinto, il quale ha dovuto, come sul dirsi, fare buon viso a cattivo sangue, facendo proprie le indicazioni del Prefetto, Sandro Calvosa. Dunque, si va all’elezione del nuovo presidente della Comunità montana, così come prevede il regolamento comunitario; inoltre, i consiglieri dovranno prendere atto delle nomine dei nuovi rappresentanti dei Comuni che si sono insediati all’indomani del rinnovo degli Organi amministrativi comunali, a seguito delle elezioni dello scorso maggio che hanno interessato Carpino, Monte Sant’Angelo, Rignano Garganico, Rodi Garganico e Vico del Gargano.Cosa succederà il 25 settembre è difficile fare previsioni, certamente non sarà una riunione dal risultato scontato. Anzi, potrebbe accadere di tutto e il suo contrario. La maggioranza che sostiene Nicola Pinto non starà certamente a guardare, tant’è che starebbe mettendo a punto una propria strategia che potrebbe essere quella di far saltare la riunione, ma ciò sarebbe possibile solo se Pinto potesse contare su un numero sufficiente di consiglieri che, tradotto in dato matematico, vorrebbe dire che la mattina del 25 settembre, nell’aula delle riunioni dell’ente montano dovrebbero presentarsi non più di diciannove consiglieri sui trentanove che compongono l’Organo rappresentativo.
LA CRISI – Ciò significherebbe che Pinto avrebbe dalla sua parte ben 20 consiglieri e, quindi, vedrebbe consolidata la sua presidenza. Diversamente, Pinto sarà costretto a prendere atto di non avere una propria maggioranza e, conseguentemente, trarre le dovute conclusioni. A questo punto, la presidenza Pinto vacillerebbe perchè a chiederne la testa sarebbe Giuseppe Columpsi, socialista come Pinto e attualmente assessore ai Lavori pubblici dell’ente montano. Infatti, nel corso della riunione di maggioranza tenutasi qualche settimana fa a Monte Sant’Angelo, Columpsi non ha fatto nessun passo indietro, confermando la sua richiesta di cambio ai vertici dell’ente.
PICCOLI COMUNI – Nel Preappennino dauno ci sono due enti montani: quello Nord con sede a Casalnuovo Monterotaro, composto da 13 comuni, e quello Sud, con sede a Bovino, formato da 16 comuni. «Come coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni – afferma il portavoce Virgilio Caivano – abbiamo sostenuto, caldeggiato e difeso il provvedimento di accorpamento delle Ausl e dei direttori generali da parte della giunta regionale pugliese, allo stesso modo siamo fortemente determinati a chiedere a tutte le Regioni italiane di chiudere le Comunità Montane, i consorzi inutili e tutta quella platea di poltrone costose ed insignificanti ai fini dello sviluppo del territorio.
CICCHETTI – Di parere diverso è l’attuale presidente della Comunità montana dei Monti Dauni settentrionali, Lello Cicchetti: «Ritengo giusto il taglio delle spese, però da qui a dire che le comunità montane debbano scomparire c’è un’enorme differenza. Per i comuni questi enti sono molto importanti soprattutto sul fronte della concertazione programmatica. Sono d’accordo che va ridotto il numero dei consiglieri, anche quello degli assessori. Come vanno tagliate le indennità».
MORRA – «Non siamo certo noi la Comunità Montana degli spreconi». Così Carmelo Morra, senatore di Forza Italia e presidente della Comunità Montana dei monti dauni meridionali con sede a Bovino. «Sono con Vendola se vuole ragionare su ruoli e ambiti territoriali; ma non è possibile ignorare che molte realtà territoriali, senza le comunità montane, oggi sarebbero preda di una disperata emarginanzione», afferma Morra. «Sopprimere la comunità montana del nostro Subappennino – significa far precipitare il territorio nella marginalità estrema. Vendola dovrebbe ben sapere che è stato proprio grazie al Subappennino se la Puglia ha ottenuto i Pit (Piani integrati territoriali, ndr); e che il Pit 10, quello presentato da noi, è stato quello che ha ottenuto dalla Comunità Europea imaggiori finanziamenti, per gli obiettivi importanti che ci siamo prefissi. Oggi, grazie alla nostra comunità montana, i nostri piccoli comuni ottengono l’accesso a servizi condivisi altrimenti inaccessibili. Grazie ai fondi europei procurati da noi, le nostre comunità, da sempre ai margini di ogni logica di sviluppo, si stanno giocando una carta vincente sul piano della promozione della crescita economica ed occupazionale ». E va giù risoluto contro il governatore della Puglia. «Pensare di sopprimere una comunità montana come la nostra – dice – è come voler sparare, spietatamente, sulla Croce Rossa».
FINE CICLO – La riduzione dei costi della politica inizia dalle comunità montane. Secondo quanto stabilito dalla giunta regionale questi enti sono destinati a scomparire dopo 36 anni di vita. I 29 piccoli centri del Preappennino dauno hanno dato vita a due comunità montane: quella meridionale (16 comuni) con sede a Bovino e quella settentrionale (13 comuni) con sede a Casalnuovo Monterotaro. Due enti in passato più volte finiti sotto i riflettori a causa dei giochi di potere e dalla spartizione delle poltrone a scapito della poca attività amministrativa, che, il più delle volte, si è concentrata su questioni che non hanno apportato nessun beneficio al territorio e ai suoi abitanti. Finora si sono avvicendati tre presidenti in pochi anni. In definitiva, contenere i costi sì, sopprimerle no. Il coro già si leva alto e c’è chi non starà a guardare di fronte ad un provvedimento che non si vuole accettare e che va discusso e modulato a seconda dei casi.

Articolo tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 23/09/2007

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