Il Gargano di Filippo Fiorentino

A poco più di due anni dalla morte, presso l’Istituto Tecnico “Mauro Del Giudice” di Rodi Garganico, è stato presentato il volume degli atti del Convegno dedicato all’”Uomo di scuola” e animatore culturale di Vico del Gargano.
Pubblichiamo la relazione di Basilio Puoti, componente dell’Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola.

Ringrazio per avermi dato l’opportunità di parlare del mio amico carissimo anche se quello che dirò non potrà mai rendere, se non in modo molto sbiadito, quella che è stata la sua grande personalità.
Filippo Fiorentino è diventato preside di Istituto superiore il 20 settembre 1985 dopo aver insegnato materie letterarie nell’Istituto Tecnico di Rodi Garganico.
Egli era stato uomo di scuola da sempre, si può dire, sin da quando ancora studente tesseva le prime strutture dei legami interpersonali con i compagni, e con la compagine sociale esterna alla scuola.
Nacque subito in lui quella particolare disposizione nell’animo per cui la presa di coscienza della sua crescita personale, prodotta dalla lunga applicazione sui libri. aveva valore solo se ed in quanto poteva essere trasmessa anche agli altri, perché potessero realizzare anch’essi il miracolo della conoscenza.
E cosi completò gli studi nel liceo ginnasio”Matteo Tondi” di San Severo, sempre riservato ed immerso negli studi, ma nello stesso tempo presente tra i compagni con il garbo e la discrezione di una personalità profondamente vitale ed onesta.
Poi gli studi universitari a Napoli dove gli approfondimenti e le analisi specialistiche gli permisero di attingere alle radici più profonde della cultura degli uomini e di approfondire le ricerche archeologiche, le riflessioni sulla storia e sulle opere dei grandi letterati e filosofi.
E nella facoltà di lettere di quella università in cui erano risuonate le lezioni di eloquenza di Gian Battista Vico e di letteratura di Francesco De Sanctis egli comprese che la lingua è un prodotto di poesia e l’arte generata dalla sfera affettiva degli uomini e solo in minima parte dalla sfera intellettiva.
Ed in quella università ebbe modo di approfondire gli studi di archeologia cui si era appassionato sin dalle prime indagini sui reperti dei monti e delle Grotte del Gargano che testimoniavano la presenza e le attività degli uomini sin dal paleolitico più antico.
Proprio dalla sintesi di questi studi si rafforzò in lui l’intima convinzione che il vero insegnamento dovesse tendere non a far accumulare nozioni e far diventare la mente ben piena, ma a far acquistare la capacità di ben pensare, di capire e sentire le opere degli uomini così come le avevano sentite ed espresse gli autori stessi, nel corso della storia.
Quindi, si consolidò quel suo modo di scrivere ricco e figurato e quel dialogare garbato ma profondo per cui l’interlocutore non aveva mai l’impressione di ricevere una spiegazione o un insegnamento, ma riportava la convinzione che le nuove conoscenze si erano prodotte in lui grazie alle sue proprie capacità intellettive.
Questo diventò definitivamente il suo modo di porsi con gli studenti, con gli amici ed anche con i suoi familiari.
Terminati gli studi universitari, naturalmente tornò al suo Gargano con la cara moglie Bianca che era stata l’affettuosa compagna negli studi a Napoli, ed iniziò la sua attività d’insegnamento qui a Rodi nell’Istituto tecnico intitolato al Magistrato “Mauro del Giudice”.
Nel lavoro di docente, oltre a profondere tutte le sue energie per attrarre i giovani agli studi e sulla via del sapere e della conoscenza, svolgeva con decisione e perseveranza l’attività di sostenerli nella difficile arte di crescere, strutturando la personalità sulla base dei valori vivi dell’onestà, dell’amore per la verità, della conoscenza vera della vita e dei sentimenti degli uomini grandi o piccoli, nell’ambito di una struttura morale profondamente cristiana, ma sempre rispettosa della identità altrui.
E proprio nell’alveo di questi sentimenti coltivò l’altra grande vocazione della sua vita: lo studio, la ricerca e la valorizzazione dell’ambiente quale Luogo della Memoria e Testimone Vivo delle opere e della storia degli uomini.
Con l’amore del suo Gargano nel cuore, promosse, sollecitò ed animò i primi gruppi che nascevano in quegli anni per lo studio e conservazione del territorio nel Gargano.
Dopo pochi anni, sempre come una evoluzione naturale diventò, con concorso nazionale, Preside di Istituto Superiore ed andò a dirigere l’Istituto Tecnico commerciale di Vieste nell’anno 1985, passando poi dal 1986 al 1995 all’Istituto tecnico “Mauro del Giudice” di Rodi.
Fu nel 1995 che, per esigenze familiari, si trasferì a Napoli dove diresse l’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri di Afragola per poi passare nell’Istituto Tecnico e Liceo Scientifico “Francesco S. Nitti” di Napoli.
Un giorno egli mi confidò che la decisione di diventare preside era stata determinata in lui dalla convinzione che in quella funzione avrebbe potuto svolgere meglio la sua opera a favore dei giovani, in maniera più incisiva, più approfondita e, principalmente, in maggiore quantità.
Su queste basi si era dedicato al lavoro di organizzazione dei mezzi e delle strutture, a spronare i docenti, a ricercare tutti i mezzi per migliorare la vita della scuola e renderla sempre più funzionale per lo studio, per lo sviluppo e maturazione degli studenti.
E cosi aveva preparato programmi di attività, ed aveva predisposto e sollecitato la partecipazione ai vari progetti nazionali ed aveva attivato tutte le energie affinché nella formazione dei giovani, con una seria base culturale, si sviluppasse una solida coscienza morale e civile.
E questo faceva scrivendo le varie prefazioni ai lavori realizzati, e le innumerevoli Relazioni sulle varie Attività scolastiche, per i Consigli di Classe ed i Collegi Docenti, sempre spronando e facendo sentire la sua amorevole presenza.
Promosse, quindi, i vari progetti come: Educazione alla legalità: giornata di studi giuridici; Incontro con l’autore; Educazione allo sviluppo sostenibile; Orientamento al mondo del lavoro; Progetto Giovani; Partecipazioni a Concorsi di ricerca sul territorio a carattere storico- archeologico e sociologico-ambientale; Città Flegrea Futura.
Ma principalmente promuoveva ed attuava le tante visite guidate ai siti preistorici ed alle necropoli paleocristiane, a chiese ed abbazie medievali del Gargano e specialmente nei grandi bacini della cultura classica di Pompei, Ercolano e Cuma, perchè i giovani potessero comprendere meglio il presente attraverso la conoscenza e lo studio del grande passato.
Nello svolgimento di queste funzioni si coglieva a volte in lui un’ombra appena accennata di mestizia o, forse. sarebbe meglio definire, di mancanza di allegria piena, che veniva per lo più interpretata come espressione di una personalità schiva e riservata. In realtà egli era certamente schivo e riservato ma quella mancanza di vera allegria era determinata da due fattori come ebbe a confidarmi in una delle tante “chiacchierate” che avevamo in macchina nel traffico di Napoli, al ritorno dalle riunioni che tenevamo nella sede dell’Associazione Presidi di cui, frattanto, noi colleghi lo avevamo nominato Presidente Provinciale.
Egli aveva due pene nel cuore: una era legata alla scoperta che aveva fatto poco dopo l’assunzione della carica di Preside e cioè che l’idea di poter essere più vicino ai giovani, esercitando un’attività per loro in modo migliore e più grande si era rivelata soltanto un’illusione. Il rapporto ch’egli aveva nella nuova funzione era di natura diversa da quella che aveva avuto nell’ìnsegnamento perche’ non era più legato al momento della conoscenza/apprendimento ma ad una fase diversa, essenzialmente intellettiva, di preparazione, organizzazione, di stimolo e sostegno.
L’altro cruccio gli derivava dalla mancanza della sua terra, dalla lontananza dalla sua Puglia, e principalmente dalle Colline e dai Monti del Gargano, così legati alle prime impressioni di vita ed ai tanti avvenimenti dell’infanzia e della giovinezza, allorquando si era strutturata la sua personalità e si era formata la sua identità morale e cristiana.
E mentre, però, riteneva di aver perduto ormai la speranza di ritrovare quel particolare rapporto con i giovani, interrotto con la rinuncia all’insegnamento, nonostante che questi l’amassero tanto, coltivava sempre di più l’idea di ritornare definitivamente alla sua amata terra a cui non passava giorno, senza rivolgere il suo pensiero e che si sforzava di immaginare visivamente, dietro al Vesuvio e dopo i monti di Avellino, verso cui guardava dalla terrazza della sua casa di Posillipo.
Poi, improvvisamente, i tempi sono precipitati ed egli è ritornato alla sua terra per fermarsi lì dove desiderava: sulla collina, tra l’abitato di Vico ed il mare Adriatico. Da dove, siamo certi, continuerà a seguire le vicende di tutti coloro che lo conoscevano, sempre con quel suo atteggiamento bonario e disponibile, e continuerà a suggerire e sostenere con vigore le attività e le lotte per la conoscenza e valorizzazione del “suo” Gargano.
L’amico e collega, Basilio Puoti.

[Il Gargano di Filippo Fiorentino. Un sogno interrotto? Atti, a cura di Falina Marasca, Ed. Del Rosone, Foggia 2007, Euro 15,00]

(tratto da “Il Gargano nuovo”, anno XXXIII n. 5, maggio 2007)

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