Strangolò la commessa per rapinare 90 euro. Condannato all’ergastolo.

È riuscito a strappare solo l’ eliminazione dell’ isolamento diurno. Per il resto, niente sconti a Vincenzo D’ Errico, il tossicodipendente di 37 anni che il 28 febbraio scorso strangolò, per rubarle 90 euro, la commessa di un colorificio di Caravaggio, Luigia Polloni, detta Isa, 64 anni, di Chiari (Brescia). Giudicato con rito abbreviato, ieri mattina il giovane (nella foto al momento dell’ arresto) originario di Rodi Garganico (Foggia) è stato condannato all’ ergastolo. L’ esito del processo era scontato. I carabinieri della Compagnia di Treviglio, guidati da quel capitano Massimo Pani che ora è finito indagato nell’ inchiesta sui raid anti-immigrati, lo avevano incastrato in meno di 24 ore. E di fronte alle contestazioni il giovane malvivente, protagonista solo pochi giorni prima di un’ altra rapina ai danni della giovane Maria Torlaschi, tenuta sotto sequestro per quattro ore, era crollato, ammettendo tutte le sue responsabilità. L’ omicidio risale a poco più di 4 mesi fa. Luigia Polloni, storica commessa del colorificio «Isso Color» di circonvallazione Porta Nuova, viene trovata senza vita intorno alle 18.30. Il negozio è in disordine, la donna distesa per terra, seminuda. I rilievi permettono di far risalire la morte tra le 10 e le 11 del mattino. A quell’ ora Vincenzo D’ Errico, in crisi d’ astinenza, entra nel colorificio per tentare una rapina e minaccia Luigia Polloni con una pistola finta. La commessa se ne accorge e invita il rapinatore a togliersi di torno. Tra i due scoppia una violenta colluttazione. Il malvivente sferra calci e pugni contro la donna, che reagisce. D’ Errico estrae un coltello e sferra diversi fendenti. Poi, non contento, strangola la vittima con un maglione. Quindi fa perdere le sue tracce. Ma i carabinieri intuiscono quasi subito che potrebbe essere lui l’ autore dell’ omicidio. Nel negozio trovano alcuni indizi (una siringa spezzata, un berretto nero) che erano già comparsi nel colpo denunciato un paio di giorni prima dalla Torlaschi, commessa di un negozio di accessori per animali. Vanno quindi alla ricerca di D’ Errico, ma non lo trovano. La sua bicicletta, però, viene rinvenuta posteggiata nei pressi della stazione ferroviaria di Caravaggio. Poco dopo mezzanotte, la svolta: il malvivente viene fermato a Cremona. La confessione è immediata. Così come le polemiche per la sua mancata carcerazione all’ indomani della prima rapina. Per una questione tecnica, la richiesta di arresto era arrivata nelle stesse ore in cui D’ Errico faceva irruzione nel colorificio di Caravaggio. Troppo tardi.

Articolo tratto da “IL CORRIERE DELLA SERA” edizione del 10/07/2007

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