Peschici, panico tra i turisti in fuga coi bambini. “Buttarsi in mare o morire, non c’era scelta”.

L’unica via di uscita è il mare. L’unica strada per salvarsi è l’Adriatico. Lo scirocco alimenta le fiamme, brucia le pinete, i campeggi. Le provinciali sono chiuse. Dalla motovedetta “Sar cp 820” della guardia costiera di Vieste si vede una nuvola di fumo. Gigantesca. Si vede il fuoco, difficile, impossibile distinguere la linea del mare. L’imbarcazione ha accompagnato un ferito all’ospedale di Manfredonia. Aveva ustioni, era grave, ma in condizioni di parlare. Al medico del 118 ha raccontato di aver cercato di salvare dalle fiamme il suo trattore, di aver visto un’auto addentrarsi nel bosco. “Non è più uscita” ha detto, spaventato.

Matteo Medeo, dottore del servizio di emergenza, avrebbe dovuto volare con l’elicottero, soccorrere i turisti dal cielo. Ma l’elicottero non è partito. Troppo caldo, ha detto il pilota, decollare è pericoloso. Così la motovedetta della Capitaneria è stata l’unica alternativa. Si va da Vieste a Manfredonia, dove c’è un ospedale più attrezzato. E poi si torna indietro. Perché è qui l’emergenza, nel cuore del Gargano che d’estate si riempie di turisti, di tende e camper arroccati sulle pinete.

“E’ la prima volta, non ho mai vissuto una situazione simile” racconta Domenico Stefania, comandante della motovedetta. La gente ha cercato rifugio nel mare. Peschici è il centro più colpito. Le fiamme hanno devastato anche il cimitero, le tubature del gas che alimentano la zona della 167 sono saltate in aria. “Erano state installate da poco, ma non erano in profondità” ragiona la gente del posto. I turisti che alloggiavano nei residence, nei campeggi o negli alberghi, lambiti dalle fiamme, sono stati portati a Vieste. E’ la cittadina del Gargano che, d’inverno conta poco più di 15mila abitanti e d’estate invece centomila presenze a fronteggiare l’emergenza. Al pronto soccorso dell’ospedale i medici e gli infermieri si sono mobilitati con un appello in radio. “Eravamo di turno in due. Così ho lanciato un appello ad un emittente radiofonica locale”, racconta Giuseppe Labonia.

Dal pronto soccorso si vedono anche le fiamme, il fuoco che, dopo Peschici, minaccia Vieste. Qui arrivano i turisti che alloggiano nelle scuole e che stanno male. Sono disidratati, privi di forze. “Quando abbiamo visto il fumo, abbiamo preso la macchina. Dietro di noi vedevamo il fuoco che avanzava, le fiamme. E’ stato bruttissimo” racconta Anna, 70 anni. Nel campeggio Euro92, a pochi passi da Peschici, viene da sempre. Ora è al pronto soccorso, aspetta il marito Gennaro, 78 anni. E quasi piange, “ho ancora paura”. Il peggio è passato, almeno a Peschici. Ma il terrore resta. Claudio Napoli cerca il padre. All’ospedale arriva per chiedere notizie. Anche le comunicazioni sono difficili.

I cellulari sono rimasti nelle camere d’albergo, sulla spiaggia. Le valigie abbandonate durante la fuga. “Quando abbiamo visto la nuvola di fumo, siamo saliti dalla spiaggia” dice Gabriele Genovese, di Foggia in vacanza con il gruppo di amici campani. Non c’è tempo per pensare, per organizzare la fuga. Il racconto dei testimoni è una ricostruzione veloce. “Le donne, i bambini si sono gettati in acqua. Abbiamo camminato nel mare, almeno un chilometro, sapete cosa vuol dire? Sembrava l’esodo di Mosè”. I soccorsi sono arrivati dopo. “E’ passato molto tempo. I bagnini di uno stabilimento ci dicevano di stare tranquilli”. E’ un gommone a portare in salvo la comitiva. “Abbiamo aspettato tantissimo, è una vergogna”.

C’è polemica tra i turisti. “Siamo vivi per miracolo” racconta Claudio Napoli. Al telefono qualcuno ha detto che il padre sta bene. E’ rimasto a Peschici, ma è sano e salvo. Carlotta, invece, per alcune ore, ha cercato la madre. E’ una bambina di tre anni. Con alcuni turisti aspetta in una delle tre scuole, aperte dall’amministrazione comunale per fronteggiare l’emergenza. La palestra è stata trasformata in un centro di raccolta. Ci sono i cittadini che raccogliendo l’invito lanciato dalla radio e hanno portato acqua, frutta fresca. Ci sono i volontari che prendono i nomi e cercano di dare ordine al caos. Carlotta alla fine trova i genitori. Anche loro sono a Peschici, nella confusione si sono persi di vista. E’ notte oramai, a Vieste. E il vento non è cambiato, alimenta il fuoco. E non tutti i focolai sono spenti. Alle nove salta anche l’impianto elettrico del centro cittadino. “E’ un’apocalisse” dicono in paese.

Fonte: website repubblica.it

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