Già fioccano le disdette. Turisti in fuga, ecco la mappa degli alberghi e camping danneggiati. Tra gli operatori c’è la voglia di ripartire, ma è grande il senso di abbandono.

Parlare di turismo sul Gargano il giorno dopo l’Apocalisse sembra una presa in giro. Gli albergatori di Peschici e Vieste hanno gli occhi sbarrati e le mani sulla fronte, le disdette dei turisti fioccano a ripetizione, per le richieste di chiusura conto c’è la fila al ricevimento. Il fuoco ha devastato non solo il promontorio più bello di Puglia, ma la testa della gente. Gli operatori sono preoccupati per quel che accadrà ora, a fiamme spente e con la fuliggine ancora tra i capelli. La maggior parte degli albergatori sul Gargano lavora con gli affidamenti bancari e con i mutui che vengono estinti a fine stagione. Primo interrogativo: come si comporteranno adesso le banche? C’è un imprenditore che ha la rata da pagare in agosto, ieri mattina era già al telefono a chiedere un po’ di comprensione.
Ci sono storie che sul Gargano si somigliano, molte parlano di miseria e di stenti per arrivare a sbarcare il lunario. La favola degli alberghi aperti tre mesi all’anno, e poi si vive di rendita presenta ormai troppe falle per essere ancora credibile. «Gli investimenti vanno fatti continuamente altrimenti sei fuori mercato – lo sfogo di un operatore – quando va bene la stagione riusciamo a chiudere in attivo e possiamo permetterci di andare anche noi in vacanza. Ma quest’anno, ne sono certo, non accadrà». La voglia di ripartire si respira un po’ ovunque, il senso di riscatto contro i piromani «infami » si avverte nell’aria. Però c’è anche un senso di rivalsa nei confronti dello Stato, che si dice sia un po’ in tutti noi ma qui nel Gargano non la pensano esattamente così. La disavventura capitata non più di una quindicina di giorni fa a un imprenditore di Peschici sembra emblematica: aveva subito un’ingiunzione di pagamento di 15mila euro per la tassa dei rifiuti non versata un anno fa. Lunedì gli è toccato difendere dalle fiamme l’albergo ipotecato. «I turisti sono stati protetti e rifocillati da noi garganici, mica dallo Stato», si sfoga un ristoratore. «I commercianti hanno offerto bottiglie di acqua minerale, alcuni sono stati anche medicati alla buona in abitazioni private».
La Montagna del sole dopo questo incendio comunque non sarà più la stessa. La baia di San Nicola è stata sfregiata e umiliata, una cicatrice che non scomparirà tanto facilmente. Il presidente del Parco, Giandiego Gatta, se la prende senza mezzi termini con la Regione e accusa chi aveva il potere e il dovere di difendere i boschi di non averlo fatto. Ma intanto proprio ieri il presidente Vendola ha assicurato che «non è finita la stagione turistica sul Gargano», promettendo «grande attenzione alla strategia criminale in atto». «Ma il Gargano non è soltanto criminali e piromani, come crede il governatore. Servono interventi mirati per la tutela dei boschi e del paesaggio che è ancora tra i più belli del paese», aggiunge un altro operatore.
La richiesta di anonimato diventa un po’ per tutti lo schermo per dire cose che altrimenti sarebbe difficile da pronunciare. Ma gli operatori garganici sono fatti così: circospetti e sospettosi anche di fronte a una sciagura di queste proporzioni. La zona a Nord del promontorio sembra un campo di battaglia. Sono andati distrutti interi alberghi, il campeggio e l’hotel della baia di San Nicola sono un ammasso di cenere e di fumo. L’elenco delle strutture più o meno seriamente danneggiate è molto lungo: l’albergo Coppa di cielo ha due camere più la lavanderia fuori uso, gravemente danneggiati anche il camping Internazionale della baia di Manaccora e il centro turistico Julia. Un ammasso di sterpaglie bruciate e di cenere percorre il litorale di Sfinalicchio, le fiamme hanno completamente distrutto il ristorante La Punta e Tuppo delle Pile proprio sulla sommità del centro abitato di Peschici. Ha riportato seri danni anche l’azienda Mongelluzzi (deposito di materiale edile), mentre è stata salvata in extremis dai roghi l’azienda Piracci che vende materiale edile all’ingrosso. E non si contano i ristoranti mutilati sulla costa da Peschici a Vieste.
Al Cotup, il consorzio degli operatori turistici pugliesi, le speranze ora sono affidate al riconoscimento dello stato di calamità naturale: «Sarebbe la cosa più ovvia – spiega Michele Patano, il direttore – molti clienti se ne vogliono andare, quelli che avevano già prenotato ora sono spaventati. Ci auguriamo che il danno possa ridimensionarsi, però i guai hanno già colpito. Avevamo un angolo del Gargano che era il fiore all’occhiello dell’intera Puglia e invece oggi è rattoppata. Ogni giorno, quando ci sentiamo al telefono con gli operatori, tutti si augurano che non ci siano più incendi a conferma di quanto sia avvertita questa piaga sul Gargano. Quantificare il danno è prestissimo, tratteniamo il fiato sulle disdette che potranno arrivare. E c’è tanta altra gente che nell’immediato non potrà fare la vacanza perché molti alberghi sono inagibili».

Articolo a firma Massimo Levantaci tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 26/07/2007

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