Ecomostro a Rodi Garganico in zona franosa: grave inerzia dell’amministrazione provinciale di Foggia che non interviene.

Grave inerzia dell’Amministrazione provinciale di Foggia che non interviene per fermare a Rodi Garganico un ecomostro costruito, peraltro, in piena zona franosa.
Si tratta, evidenzia la Sezione WWF di Foggia, di un edificio edificato a grezzo dalla società Roccamare nel versante nord del paese, in zona ad alto valore paesaggistico e panoramico, a meno di 50 metri di distanza dal mare, già sottoposto dal 2002 a sequestro giudiziario preventivo.

Roccamare Rodi Garganico

Roccamare Rodi Garganico

Roccamare Rodi Garganico

Oggi la perizia dell’architetto Filiberto Lembo, professore presso l’Università di Basilicata e presso il Politecnico di Bari, consulente tecnico nominato dal Tribunale di Lucera, conferma la totale illegittimità della costruzione e della relativa concessione edilizia rilasciata dal comune di Rodi.
L’edificio, infatti, risulta essere all’interno della zona G1 di salvaguardia della costa e per questo caratterizzata da assoluta inedificabilità.
Oltre ad essere un ulteriore grave schiaffo all’ambiente e al paesaggio, la costruzione rappresenta un pericolo per la pubblica incolumità. Sorge, infatti, in zona, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico, perimetrata, nel Programma di Fabbricazione di Rodi, come “Zona Franosa I” nella quale non si possono realizzare più di due piani, mentre il fabbricato ne prevede 4 più un seminterrato. La zona è stata in passato interessata da rilevanti movimenti franosi che hanno determinato lo sgombero di numerosi edifici e l’Autorità di Bacino della Puglia, con il Piano per l’Assetto Idrogeologico del 2004, ha compreso la zona nell’area classificata a “pericolosità di frana” molto elevata e a “rischio frana” molto elevato.
Per queste e altre illegittimità, il WWF Foggia e la Legambiente Puglia hanno fin dall’inizio sostenuto nel procedimento giudiziario i privati cittadini confinanti con la costruzione e nel novembre 2006 hanno presentato alla Provincia di Foggia un’istanza per ottenere l’annullamento d’ufficio della Concessione edilizia n. 79 del 21.11.97 rilasciata dal comune di Rodi così come prevede la legge (DPR 380/2001) per i provvedimenti comunali rilasciati in difformità degli strumenti urbanistici.  La provincia è, infatti, in base alla Legge regionale 19.07.06, delegata dalla Regione Puglia ad annullare la concessione edilizia e ciò deve avvenire entro dieci anni dalla data del rilascio della stessa. Il DPR 380/2001 prevede anche che, entro sei mesi dalla data d’adozione del provvedimento d’annullamento della concessione, deve essere ordinata la demolizione della costruzione. Un’opportunità dunque straordinaria per liberare Rodi da questo pericoloso scempio edilizio, della quale però non sembra che l’amministrazione provinciale voglia valersi.
Nonostante, infatti, i ripetuti solleciti dei legali di WWF, Legambiente e cittadini confinanti, trasmessi per conoscenza anche all’assessorato urbanistica della Regione, il provvedimento d’annullamento della concessione non è stato ancora emesso ed appare sempre più concreta la possibilità che tale inerzia comporti il superamento del termine decennale di legge del 21.11.07.
Considerata la vicinanza della scadenza, è stato anche sollecitato un intervento immediato della Regione Puglia, eventualmente anche sostitutivo come Ente delegante, per impedire il superamento di tale termine.
La sezione WWF di Foggia sottolinea la grave responsabilità, anche di carattere penale, che in tal caso si assumerebbe la Provincia non solo sotto l’aspetto del danno paesaggistico ma anche dell’aggravamento del dissesto idrogeologico con conseguente pericolo per la pubblica incolumità. Una scelta inammissibile anche perchè avallerebbe il “fai da te urbanistico”, dettato esclusivamente da interessi privati, che, utilizzando false rappresentazioni grafiche, ruotando allineamenti e spostando limiti, ottiene la concessione edilizia semplicemente spostando dove non danno fastidio la rappresentazione sui documenti progettuali di zone franose o con altri vincoli.
A questo proposito, osserva la sezione WWF di Foggia, è desolante constatare che le montagne scese giù a cancellare i paesi non hanno insegnato nulla. I vincoli, anche quelli di una zona franosa, non rappresentano uno strumento di tutela per il cittadino e per il territorio, ma sono visti come un’inutile e pesante palla al piede della quale liberarsi ad ogni costo anche, come nel caso della costruzione “Roccamare”, facendola figurare all’interno dell’area edificabile solo perché sono stati alterati i dati significativi che ne individuano la posizione.

A cura della sezione di Foggia del WWF

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