«Soccorsi in ritardo di 4 ore». Il sindaco tuona sugli aiuti: Si sono visti all’una. E polemizza con gli ambientalisti. Parla Tavaglione, primo cittadino di Peschici. Tra le ultime ore di un incubo e il rilancio.

«Lo dico con rispetto verso chi sta ancora lavorando. Ma secondo me i soccorsi sono arrivati in netto ritardo rispetto alla prima richiesta di aiuto, partita alle 9. Loro, invece, si sono presentati alle 13. E con un solo elicottero. Poi, quando le dimensioni dell’incendio sono sfuggite di mano, ne sono arrivati altri due… ». Il secondo mandato da sindaco di Peschici scade la prossima primavera. E quando tutti si aspettavano un finale in discesa, sulle spalle di Franco Tavaglione si è riversata la più grande emergenza socio – economica – ambientale degli ultimi 50 anni. Per questo le sue accuse fanno eco. «Conosco il territorio, per questo mi permetto di rilevare questa lacuna. L’unica possibilità di agire era muovendosi dall’alto, ma coi pochi mezzi impiegati abbiamo dato un vantaggio tale al fuoco… che poi non è stato più colmato ».

Alla luce di questa considerazione, le 2 vittime e i 350 feriti si potevano evitare? «Sembra paradossale, ma i due fratelli sono deceduti per la straordinaria conoscenza del territorio. Hanno visto le fiamme e hanno preso una strada che conoscevano bene. Se fossero rimasti sarebbero salvi, invece hanno pensato di spostarsi per mettersi in salvo. E hanno trovato la morte».

E’ già cominciata la stima dei danni? «No, siamo ancora in piena fase soccorsi. Ma in questi casi i danni sono di varia natura. Da quello ambientale a quello turistico, da quello d’immagine a quello psicologico. Sono conti che vanno fatti a bocce completamente ferme».

Tra turisti e residenti, la conta degli “sfollati ” resta ferma a 4000? E come procedono le operazioni di riposizionamento degli ospiti? «Un migliaio sono stati sistemati negli alberghi di San Giovanni e dintorni. Un altro migliaio sono stati sistemati presso le famiglie peschiciane che possiedono appartamenti o case che solitamente fittan ai turisti, a conferma della straordinaria generosità di questo popolo. Il resto si divide tra gente che ha deciso di partire e quelli che invece hanno deciso di restare comunque, che va detto sono la maggioranza».

Da ieri sono nuovamente aperti tutti gli stabilimenti e le strutture interessate dall’incendio. E’ più forte il desiderio di riprendersi la normalità o l’esigenza di far capire che il Gargano non è pericoloso? «Il Gargano è stato completamente rimesso in sicurezza. A parte San Nicola e la baia di San Nicola, tutti i luoghi interessati dall’incendo non sono più in pericolo già da oggi (ieri per chi legge, ndr). Adesso rimane il più spinoso dei problemi, ridare fiducia alla gente e mostrare coi fatti che la comunità peschiciana ha già ripreso ad occuparsi della normalità. Inutile negare l’evidenza, questo episodio ci ha scosso ed ha mostrato a tutti come un sistema, apparentemente blindato, possa saltare nel giro di un paio di ore. Ma il nostro mare e la nostra gente restano pulite e trasparenti. Mi piace pensare che questo sia il più grande patrimonio da cui ricominciare » .

Sembrerebbe prematuro parlarne ora, ma ci si chiede se i progetti futuri vadano considerati ancora attuali. A cominciare dal porto. «Il porto turistico deve proseguire. Lo testimonia proprio quanto successo l’altro ieri, visto che la messa in sicurezza degli ospiti è avvenuta via mare. Dotarsi di un porto molto più efficiente non può che migliorare la qualità dell’accoglienza turistica».

Lei continua a polemizzare con gli ambientalisti. E questa tragedia le dà ragione… almeno su certe posizioni. «Ci sono due correnti di pensiero. Quella a cui appartengo io, che sostiene che il sottobosco vada pulito periodicamente per prevenire tragedie come quella di ieri: perché col sottobosco pulito il fuoco non va lontano, nemmeno con un vento come quello di questi giorni. E poi c’è la corrente di pensiero degli ambientalisti, che continuano a sostenere che il sottobosco non può essere violentato. Va fatta chiarezza, ora la esigo. Perché resto dell’idea che tutto questa si poteva evitare».

Articolo a firma Davide Grittani tratto da “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” edizione del 26/07/2007

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