Posts Tagged “Vincenzo Russo”

Alla fine il Procuratore Capo di Foggia Vincenzo Russo lo ha detto: nel Capoluogo urge la costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia con la Corte d’Appello. Lo ha fatto questa mattina durante la conferenza stampa relativa agli arresti per il maxi furto alla NP Service. Negli ultimi due anni in Capitanata – ha evidenziato Russo – si sono verificati 38 omicidi e 37 tentati omicidi, più una serie innumerevole di fatti criminali. 18 magistrati – incalza il procuratore sono troppo pochi, sono insufficienti per le effettive esigenze del territorio. La realtà, poi, è ancora più grave perchè in servizio permanente se ne contano solo 14. Devo rimarcare che il Consiglio Superiore – precisa lo stesso – aveva destinato alla Procura di Foggia altri due magistrati, che non sono ancora arrivati. Hanno ottenuto il posticipato possesso, pertanto non giungeranno prima di marzo-aprile. Le due colleghe – aggiunge – fanno servizio a Voghera e a Melfi quindi, nonostante tutti i fatti di criminalità su Foggia e in Capitanata, malgrado gli omicidi le esigenze delle procure di Melfi e Voghera vengono ritenute prevalenti sulle esigenze della Procura di Foggia. Servirebbero – secondo Russo – almeno 22 magistrati per fronteggiare adeguatamente il lavoro. Richiesta anche di personale amministrativo. Da circa due anni – afferma – sono andati in pensione 15 collaboratori che non sono mai stati rimpiazzati’. Poi l’accento torna sulla sinergia tra magistrati foggiani e quelli della distrettuale antimafia. ‘Durante la riunione allargata del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica di martedì scorso a Bari, si era auspicato la creazione di un gruppo di lavoro composto da 4 magistrati baresi e 4 foggiani. Ma con la carenza di organico questo è improponibile – dice Russo’. Pertanto l’appello del Procuratore rivolto a tutte le autorità politiche territoriali affinchè si lavori per istituire una sede della DDA e della Corte d’Appello anche qui in Capitanata”.

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Vincenzo Russo, procuratore capo di Foggia«Frena i tuoi scagnozzi. Noi colpiamo dove vogliamo e quando vogliamo». Il tutto accompagnato dal disegno di una bara con una croce sopra e un proiettile calibro 6.35 attaccato con nastro adesivo. E’ la pesantissima lettera di minacce – scritta in stampatello e in dialetto campano – che ignoti hanno depositato nella cassetta della posta dell’abitazione del procuratore capo di Foggia, Vincenzo Russo, che ha assunto la carica nel maggio del 2005. In questi quattro anni di lavoro ha sempre condotto in prima fila, al fianco dei sostituti procuratori, indagini sulla criminalità che hanno portato in carcere centinaia di persone tra spacciatori, estorsori, assassini e colletti bianchi. «Se qualcuno pensa di farmi paura, a me oppure ai miei colleghi, si sbaglia di grosso» commenta il magistrato parlando con la «Gazzetta».

Il procuratore capo è sotto scorta dal marzo 2007 in seguito ad altre minacce e avvertimenti, ed è sottoposto alla cosiddetta «tutela di quarto livello»: un’auto non blindata lo accompagna nei suoi spostamenti e un sottufficiale dei carabinieri lo segue passo passo. Chissà che ora – alla luce delle nuove pesati minacce di morte recapitate a casa del giudice – il comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico non chieda all’ufficio centrale interforze per la sicurezza del ministero dell’Interno di rinforzare il tipo di tutela, a cominciare dall’utilizzo di un’auto blindata.

Sarebbe stato lo stesso procuratore capo a ritrovare lunedì scorso la lettera di minacce, aprendo la cassetta delle lettere nel rincasare nell’appartamento in centro dove vive. E’ scattata immediatamente la segnalazione alle forze dell’ordine, e sul posto sono intervenuti i vertici della Polizia e dei carabinieri per i rilievi: il prefetto è stato ovviamente subito informato. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Lecce, competente a indagare quando vittime di reati sono magistrati del distretto della corte d’appello di Bari. La notizia sulle pesanti minacce ai danni del procuratore capo (originario di Napoli) è trapelata soltanto ieri, cinque giorni dopo l’arrivo della lettera di minacce. Vi si cercheranno impronte digitali o tracce biologiche (saliva) da cui ricavare il dna per confrontarlo con quello di eventuali sospettati.

Quanto successo il 29 giugno scorso al procuratore Russo, segue una serie di avvertimenti ai danni del magistrato che avevano portato alla decisione del ministero dell’Interno di disporre la scorta nel marzo 2007, quando tra l’altro venne alla luce – grazie alle rivelazioni di un pentito – un progetto della criminalità organizzata foggiana per uccidere un pm foggiano che indagava sugli appalti nel mondo della sanità dauna.

Nel corso degli ultimi anni ignoti (non una volta si sono scoperti gi responsabili di questi episodi) hanno cerchiato il nome del procuratore capo Russo sul citofono di casa; hanno preso a sassate l’auto privata del magistrato; gli hanno inviato una lettera anonima che l’ha particolarmente addolorato, visto che si scriveva con crudeltà che avrebbero pensato loro alla tomba del figlio, morto qualche anno fa.

Adesso si aggiunge questo nuovo episodio, il più grave. Non soltanto per il proiettile e il tenore delle minacce ma anche perchè non si è di fronte ad una lettera spedita per posta: qualcuno è entrato nel portone dello stabile del magistrato ed ha lasciato la missiva nella cassetta delle poste. Considerate le numerose indagini condotte dalla Procura e quelle tutt’ora in corso, impossibile al momento comprendere a cosa si riferisca chi ha scritto: «frena i tuoi scagnozzi».

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alga-rossa

Sull’acqua di Occhito infestata dall’alga rossa (nessun rischio per la salute, la depurazione funziona) la Procura di Foggia si muove in silenzio.

In un’intervista il procuratore capo, Vincenzo Russo, spiega che il “momento è molto delicato» e che sono stati acquisiti elementi di valutazione. La Procura vuole rilevare eventuali responsabilità penali che hanno causato la presenza nel lago della microcistina. Sotto osservazione i depuratori e gli scarichi.

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alga-rossaLa presenza dell’alga rossa nella diga di Occhito preoccupa seriamente. L’interesse della stampa è stata una risposta alle numerose sollecitazioni e pressioni che sono arrivate dai cittadini, preoccupati da una carenza di notizie e direttive sul comportamento da assumere quotidianamente. Questo ha portato il procuratore della Repubblica Vincenzo Russo a prendere la decisione di intervenire. Al momento non è stato ancora aperto un fascicolo d’inchiesta. E diventa più chiara la visita del sostituto procuratore del tribunale di Foggia Rosa Penza, che nei giorni scorsi ha compiuto un sopralluogo, a bordo di un elicottero della Polizia di Stato, sorvolando l’area della diga di Occhito insieme ad uno staff di agenti muniti di apparecchiature sofisticate e macchine fotografiche.

Quel sopralluogo è stato inoltre preceduto da una visita altrettanto importante. La Polizia Giudiziaria è stata negli uffici del Consorzio di Bonifica di Capitanata, per acquisire tutta la documentazione che riguarda la diga. Scarichi e livelli d’acqua. Il sopralluogo aereo si sarebbe esteso anche al vicino confine col Molise e all’area in cui insiste la discarica di San Bartolomeo in Galdo in provincia di Benevento per verificare se il percolato proveniente da quel sito non abbia inquinato le zone limitrofe sino ad arrivare alla diga di Occhito. E gli ispettori di Polizia giudiziaria infatti hanno acquisito il carteggio relativo anche a quella zona. Non è stato possibile avere la documentazione biologica relativa all’alga rossa , perchè il consorzio non è competente in materia. Il prossimo atto potrebbe allora essere quello di interrogare Asl, Arpa e assessorato regionale alla Salute che effettua le analisi sui campioni di acqua prelevati in diga.

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Il sostituto procuratore del tribunale di Foggia Rosa Penza ha compiuto un sopralluogo, a bordo di un elicottero della Polizia di Stato, sorvolando l’area della diga di Occhito insieme con uno staff di agenti muniti di apparecchiature sofisticate e macchine fotografiche. La notizia del sopralluogo è stata confermata dal procuratore di Foggia, Vincenzo Russo, il quale però non ha voluto rilasciare dichiarazioni sui motivi del sopralluogo.

Secondo indiscrezioni, l’iniziativa della Procura foggiana sarebbe in relazione alla presenza, per cause ancora da chiarire, di alga rossa, un’alga tossica, nelle acque dell’invaso, che sono costantemente monitorate da mesi. Il sopralluogo si sarebbe però esteso anche al vicino confine col Molise e all’area in cui insiste la discarica di San Bartolomeo in Galdo (Benevento) per verificare se il percolato proveniente da quel sito non abbia inquinato le zone limitrofe sino ad arrivare alla diga di Occhito.

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