Posts Tagged “Parco Nazionale del Gargano”

La compagnia ‘La Bottega dell’Attore’ debutterà, l’11 agosto prossimo nel Centro Visita del Parco Nazionale del Gargano di Rodi Garganico con lo spettacolo ‘La scuola delle mogli’ di Moliere con la regia di Pino Bruno e la presentazione dell’attore e regista Sergio Rubini. Bruno è attualmente anche impegnato nel film ‘Gli angeli del male’ di Michele Placido, con Kim Rossi Stuart e Valeria Solarino. Il lavoro è interpretato da Roberto Vicario, Cristina d’Arando, Roberto Marinaro, Anna Grazia Chirolli, Mariarosaria Rollo, Gino Caiafa, Zeudia Ada Di Fiore con la partecipazione di Maurizia Pavarini.

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Gargano tra abusi edilizi e trivellazioni off-shore. Torre Mileto nella top five nazionale degli ecomostri da abbattere.

In Italia, infatti, l’abusivismo edilizio continua a risucchiare un pezzo di costa dietro l’altro, alimentato dai tre condoni edilizi varati fino ad oggi e dall’effetto annuncio di un quarto ipotizzato nelle ultime settimane dal governo Berlusconi. Anche nell’ultimo anno si sono moltiplicati casi di cronaca riguardanti la costruzione di immobili, anche di lusso, completamente abusivi a due passi da mare. E il fenomeno riguarda sempre di più le aree di maggior pregio.

Esemplare è la storia del Villaggio di Torre Mileto, in provincia di Foggia, che sorge a ridosso del Parco Nazionale del Gargano. Un caso di cemento abusivo sul demanio così eclatante e devastante da essere stato inserito nella Top Five nazionale degli ecomostri da abbattere con urgenza stilata da Legambiente. Una priorità nazionale quella del Villaggio di Torre Mileto che, insieme all’albergo di Alimuri a Vico Equense (Na), alle palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), alla Palafitta nel mare di Falerna (Cz) e Pizzo Sella, la cosiddetta “collina del disonore” alle porte di Palermo, fa parte della lista dei cinque ecomostri che Legambiente ha scelto come simbolo dello scempio edilizio sulle coste italiane e della colpevole negligenza degli amministratori locali che non provvedono alle demolizioni dei manufatti abusivi.

A Torre Mileto, dagli anni ’70 sorge – e resiste – un villaggio costiero interamente abusivo, che si estende per una decina di chilometri di lunghezza nella fascia di terra che separa il lago di Lesina dal mare. Il lago da una parte, il mare dall’altra, in mezzo una cerniera di cemento illegale: 2.800 orribili case abusive, costruite sulla sabbia e senza fondamenta, una cittadella la cui toponomastica è stata suggerita dalla fantasia e segnata con il pennarello su cartelli improvvisati, senza rete fognaria e senza allacci: è questa la vicenda tutta italiana di abusivismo diffuso sul mare di Lesina. Dove le villette illegali se le sono costruite anche ex sindaci e assessori. Una vergogna collettiva che Legambiente denuncia da decenni e su cui non ha intenzione di abbassare la voce. Le case di Torre Mileto vanno abbattute, per ripristinare la legalità e restituire finalmente al territorio e ai cittadini un lembo di costa bellissimo.

L’anno scorso la Regione Puglia, nell’ambito del Piano d’intervento di recupero territoriale (Pirt), ha approvato una delibera per l’abbattimento di una parte di queste costruzioni, circa 800. Si tratta principalmente di quelle abbandonate da tempo e di cui solo la salsedine si sta prendendo cura. Ma prima di mettere in moto le ruspe occorrono le contro deduzioni del Comune di Lesina.

“Per sollecitare l’Amministrazione a dar seguito alle richieste della Regione e quindi a procedere alle demolizioni e al recupero ambientale dell’area – spiega Franco Salcuni della Segreteria regionale di Legambiente Puglia – un anno fa Legambiente ha inviato una lettera aperta al Comune. Stessa missiva è stata mandata anche alle altre 4 Amministrazioni comunali che ospitano la cosiddetta Top Five degli ecomostri, per chiederne la rapida demolizione. Ad oggi il comune di Lesina è stato l’unico a rispondere, condividendo, almeno a parole, le stesse richieste della nostra associazione. Aspettiamo però che il Comune concluda i passaggi amministrativi e dia finalmente seguito agli abbattimenti annunciati. Demolire è infatti la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste”.

Dalla terra al mare sono tante le perle del Gargano sotto assedio. Le minacce al sistema marino costiero di questo Parco nazionale, infatti, non arrivano solo dal cemento, ma anche dalle trivellazioni petrolifere off-shore. Ad aggravare la situazione, lo scorso aprile, ci ha pensato il ministero dell’Ambiente, quando l’ufficio Valutazione di Impatto Ambientale del dicastero di via Cristoforo Colombo – contro il parere espresso dalla Regione Puglia – ha dato il via libera alla società petrolifera Petroceltic Elsa, che chiedeva l’autorizzazione per sondare il mare tra il Gargano e le Isole Tremiti, a 12 chilometri dall’arcipelago e a 11 dalla costa, alla ricerca del petrolio. Obiettivo: la ricerca del petrolio a ridosso delle Isole Tremiti dove sorge una delle tre aree marine protette regionali, un importantissimo patrimonio, non solo ambientale ma anche turistico ed economico, che rischia di essere occupato da piattaforme petrolifere.

La Petroceltic Elsa, società petrolifera irlandese, di fatto ha monopolizzato negli ultimi anni le richieste di permessi di ricerca nell’intero specchio di mare compreso tra la costa teramana e le isole Tremiti. Ed ora potrà sondare anche il tratto di mare tra il Gargano e le Isole Tremiti. La società è infatti titolare di due richieste per la ricerca di idrocarburi in questa zona, per un totale di 934 chilometri quadrati di mare.

Nell’eventualità di un incidente con sversamento di idrocarburi in mare, per le nostre coste non ci sarebbe scampo. E la marea nera soffocherebbe anche la Riserva Marina delle Tremiti, vero gioiello dell’Adriatico. A fronte del rischio rappresentato da pozzi e piattaforme, e a fronte del pericolo di nuove piattaforme, l’unico provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste è la ‘moratoria’ sulle istallazioni entro le 5 miglia dalla costa, o 12 in caso di aree protette marine.

“Un provvedimento esclusivamente propagandistico. Innanzitutto perché la norma non si applica a pozzi e piattaforme esistenti – commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente -. E poi cosa cambierebbe se un incidente avvenisse in un pozzo o una piattaforma localizzata al di là di 5 o 12 miglia dalle coste? In caso di incidente sarebbe comunque un dramma per tutto l’Adriatico. Se spostassimo, infatti, la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico nell`Adriatico la sua estensione si spingerebbe da Trieste al Gargano”.

Il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno e si calcola che vi siano riserve recuperabili per 130 milioni di tonnellate. Ai consumi attuali, estrarle tutte consentirebbe all`Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Che senso ha, allora, ipotecare il futuro di terreni e di tratti di mare? Che ci guadagna la collettività?

Il Parco del Gargano è lo scenario in cui, dal 22 luglio al primo agosto si terranno il Teatro Civile Festival di Legambiente e FestambienteSud 2010. Saranno appuntamenti ricchi di eventi culturali e di spettacolo, ma anche l’occasione per approfondire le questioni aperte che coinvolgono il promontorio.

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“Dialogo, discussione, confronto, queste le nostre linee guida. E la presenza oggi qui della Barbanente, ossia della Regione Puglia, sta a dimostrare proprio questo”. Il Commissario Stefano Pecorella ha tracciato così ieri, al convegno dibattito sul Piano del Parco presso la sala delle Clarisse a Monte Sant’Angelo, il perché della presenza sul Gargano dell’assessore regionale all’assetto del territorio Angela Barbanente. Piano del Parco approvato due giorni fa dal neo commissario dell’ente. Un risultato che è giunto a distanza di sette anni dalla redazione della prima bozza da parte dell’Agriconsulting e dopo 15 anni dalla nascita dell’ente Parco Nazionale del Gargano come ente di gestione (DPR 6 giugno 1995). “Rimuovere le norme di salvaguardia ed entrare finalmente in una logica di gestione ordinaria di un’area protetta” gli ha fatto eco la Barbanente “a questo serve il Piano del Parco che noi come Regione Puglia siamo chiamati ad approvare dopo lo sblocco dell’iter da parte del commissario Pecorella, al quale vanno i miei complimenti per la celerità con la quale ha emanato il provvedimento, dopo anni di attesa. L’impegno che mi sento di assicurare, sin da oggi, è che procederemo alla creazione di uno strumento di pianificazione all’insegna della massima condivisione con gli abitanti del Gargano”. Il Piano, come si ricorderà, è stato “bocciato”, dalla maggioranza dei sindaci nella seduta dello scorso 29 aprile della comunità del Parco: “non ci piace” hanno spiegato. “Troppo restrittivo” la sommaria spiegazione. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il commissario Pecorella, che nel suo intervento ha spiegato il perché: “Lo trovo restrittivo per esempio sull’insediamento delle attività produttive”. Ma Pecorella ha il grosso merito, tra l’altro recependo un sollecito degli stessi sindaci, di aver licenziato il Piano e di averlo inviato a Bari. “Non si poteva più perdere altro tempo” ha detto. Si è così accelerato l’iter. Una volta adottato dalla Regione, saranno infatti riaperti i termini per le eventuali osservazioni e si arriverà così alla stesura finale. Da domani si aprirà la fase del confronto conclusivo: ma non più tra i sindaci e il Parco, ma tutti insieme con l’ente Regione. In pratica nei prossimi mesi si avvieranno i vari confronti tematici, tra associazioni ambientaliste, sindaci ed imprenditori. Insomma prenderà corpo quello che sarà il Piano del Parco vero e proprio, l’identikit dell’area protetta versione terzo millennio. Verranno fissate le regole, quelle definitive, insomma si capirà dove si vuole andare a parare. Per esempio dove, quanto e come si potrà costruire. A tal proposito Pecorella è stato chiaro: “Non dobbiamo dire no, non si può fare. Ma al contrario: sì, si può fare, a certe condizioni però. Perché senza tutela dell’ambiente non c’è sviluppo.” All’assessore regionale è stata data anche una copia del Piano.

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Torna domenica 9 maggio Voler Bene all’Italia, la festa dei piccoli comuni italiani, organizzata da Legambiente insieme ad Anci, Coldiretti, Symbola e un vasto comitato promotore di associazioni ed enti.

Una grande giornata corale sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, realizzata grazie alla collaborazione di Enel Green Power per valorizzare e celebrare le risorse dei nostri borghi, le loro tradizioni, i tesori e i talenti

Protagonisti della festa sono sempre i Piccoli Comuni delle eccellenze, quelli che hanno scelto il futuro e l’ambiente, che si sono distinti per la gestione del territorio, che hanno investito in energie rinnovabili, economie verdi, agricoltura biologica e di qualità, riciclo dei rifiuti, innovazione tecnologica, nella promozione del turismo sostenibile, giocando un ruolo di avanguardia che non ha nulla da invidiare a quello messo in campo dai “grandi” comuni. In Italia i piccoli comuni sono 5.868, pari al 72% dei comuni italiani e vi risiede più di un quinto della popolazione nazionale.

L’edizione pugliese di Voler bene all’Italia è stata presentata questa mattina in conferenza stampa da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia.

Sono intervenuti Angela Barbanente, Assessore alla Qualità del Territorio, Fabiano Amati, Assessore alle Opere Pubbliche e alla Protezione Civile della Regione Puglia, Michele Lamacchia, Presidente ANCI Puglia, Donato Leone, Responsabile Enel Relazioni Esterne Sud, Maria Giannini, Sindaco di Celle San Vito, Leonardo La Malva, Vice Sindaco di Ischitella e Ignazio Di Mauro, Sindaco di Poggiorsini.

In Puglia ci sono 87 piccoli comuni, pari al 33% del totale dei Comuni pugliesi, in cui vi risiedono 237.570 abitanti. Sono situati soprattutto in pianura e collina, partecipano quasi tutti alle 21 unioni di comuni presenti in Puglia e vi risiedono 3.787 cittadini stranieri. Su 87 ben 32 sono a rischio idrogeologico e 38 hanno avuto almeno un incendio in un anno. Sul fronte delle energie rinnovabili emerge che 8.473 sono i KW di solare fotovoltaico e 748.960 quelli di eolico installati nei piccoli comuni pugliesi. Sul fronte della raccolta differenziata in Puglia i comuni più virtuosi sono quelli piccoli (Monteparano, Candela, Melpignano).

Sono 10 i piccoli comuni con territorio in aree protette mentre il 90% dei comuni hanno una bassa ricettività turistica con meno di 40 posti letto ogni mille abitanti. Sul fronte delle comunicazioni sono solo 18 i piccoli comuni che si trovano entro 20 km da un casello autostradale mentre sono 45 quelli che si trovano entro 20 km da un accesso alla rete ferroviaria.

Infine in alcuni piccoli comuni le scuole sono soggette al fenomeno dell’accorpamento delle dirigenze, perché non ritenute numericamente adeguate a giustificare la permanenza dello stato di istituzione scolastica autonoma. Perdere una scuola per un piccolo comune è un sintomo molto negativo rispetto alla capacità di proiettarsi nel futuro, di essere un luogo attrattivo per le giovani generazioni, di mantenere in vita il principale, se non spesso, unico, presidio culturale per la propria comunità.

Questi i dati pugliesi che emergono dal dossier di Legambiente “All’ombra dei campanili, la sfida dei piccoli comuni tra qualità e innovazione” presentato in occasione della settima edizione dell’iniziativa. “I dati del nostro dossier -sostiene Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia- mettono in evidenza che i piccoli comuni sono spesso esempi avanzati di buon governo del territorio e di sviluppo sostenibile, ma vivono una condizione di forte disagio dovuta alla preoccupante rarefazione dei servizi territoriali (scuole, presidi sanitari, uffici postali, attività commerciali) che alimenta a sua volta rischi di declino e spopolamento. Appunto per questo, chiediamo alla Regione Puglia di approvare subito, cosa non fatta nella scorsa legislatura, la legge per la tutela e il sostegno dei suoi 87 piccoli comuni, rendendo così questi territori competitivi e capaci di contrastare lo spopolamento e l’abbandono”.

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Antonio Flaman non è più tra noi. Oggi ha raggiunto le celesti dimore, dopo 87 anni di vita spesa intensamente. Oggi 26 gennaio, alle ore 10, i funerali a Vico del Gargano, seguiti dalla tumulazione a Peschici. “Caro Gargano Nuovo, tu non sei una cosa con i limiti materiali della carta che ti ospita! Non sei una cosa finita, come un giornale, un romanzo, un film, una vita! Tu trascendi tutto questo: sei l’amore del figlio per la propria madre, una fiamma che è destinata a splendere e scaldare nel tempo, oltre la vita del singolo, finchè questa terra avrà un figlio che si riconosce come tale, e non se ne vergogna!”.

Così Antonio Flaman, mitico presidente dell’Associazione “Il Gargano Nuovo” raccontava, alcuni anni fa, una storia centenaria iniziata a Monte Sant’Angelo con “Il Gazzettino del Gargano”, l’11 novembre 1900, per merito di Michele Flaman.

Diretto da Filippo Ungaro, con la collaborazione di Ciro Angelillis, il quindicinale, venduto a 10 centesimi, si proponeva di “… conquistare ciò che spetta a questi luoghi, … per l’elevazione del nostro promontorio benedetto da Dio e dimenticato dagli uomini”. La pubblicazione, interrotta nel 1914, riprese nel 1950 col nome di “Gargano”, organo di stampa dell’Associazione “Rinascita Garganica” di Giuseppe d’Addetta.

Vi collaborarono tutti gli intellettuali garganici più prestigiosi: Alfredo Petrucci, Michele Vocino, Ciro Cannarozzi, Michelangelo de Grazia, Michel’Antonio Fini, per fare solo alcuni nomi.

Dopo qualche anno, nel 1974, alcuni giovani intellettuali vichesi, tra cui Filippo Fiorentino, raccolsero la “fiaccola”. Venne costituita l’Associazione “Il Gargano Nuovo” e ritornò in edicola il periodico omonimo, “quale mezzo di incontro, di dibattito e diffusione, per la crescita culturale e sociale … per sensibilizzare e per favorire la ricerca, gli studi, la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, etnologico, ambientale e naturale del Gargano”.

Da allora, il mensile è stato sempre presente nei dibattiti, man mano accesisi, sul futuro del promontorio.

Da ricordare l’epoca dell’impegno in difesa dell’ambiente e per l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano, che valse all’Associazione un premio di 500mila lire, conferito dall’allora presidente della provincia di Foggia Francesco Kuntze e dall’assessore al turismo Matteo Fusilli.

Erano i primi anni Ottanta … in questo campo c’era il vuoto.

Oggi il giornale, quasi ignorato da amministrazioni locali, professionisti, commercianti e operatori turistici, deve la vita all’amore per la propria terra degli uomini dell’Associazione, della redazione e ai collaboratori.

L’attuale presidente delll’associazione “Il Gargano Nuovo” è Carla d’Addetta. Il mensile omonimo, diretto da Francesco Mastropaolo, viene stampato dalla Tipografia Di Pumpo a Rodi Garganico.

Fra gli attuali più assidui sostenitori della “identità garganica”, ricordiamo : Teresa Maria Rauzino, Silverio Silvestri, Leonarda Crisetti, Piero Giannini, Maria Antonia Ferrante, Pietro Saggese, Francesco Granatiero, Domenico Sangillo, Giuseppe Laganella, Francesco Bocale, Maria Teresa D’ Orazio, Leonardo Aucello, Giuseppe Piemontese, Matteo di Sabato, Felice Clima, Enzo Campobasso, Matteo Siena, Enzo d’Onofrio, Francesco Ferrante, Mimmo Aliota, Emilio Panizio, Angelo del Vecchio, Michele Eugenio di Carlo, Giuseppe Piemontese, Michele d’Arienzo, Antonio Basile, Antonio V.Gelormini, Paolo Sacco, Tommaso Nardella, Francesco A.P. Saggese, Angela Picca, Gianni Lannes, Lazzaro Santoro e tanti altri, sparsi per il Gargano e oltre.

Voci dal promontorio, che nelle pagine del “Gargano Nuovo” hanno profuso garganicità, mai campanilismo.

Al caro Gargano Nuovo, mille di queste voci!

A cura di Teresa Maria Rauzino

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