Vico del Gargano: il palazzo Della Bella, tra Scilla e Cariddi

L’odissea del palazzo Della Bella non si è conclusa, anzi ha riacceso l’attenzione (e non solo quella) del gruppetto degli speranzosi ora che, per trent’anni, quello che resta del manufatto passerà nelle mani e nei pensieri fertili dei nostri amministratori.

La vicenda approdata, dopo un vorticoso giro, fra le carte inutili dell’Amministrazione comunale non ha convinto tutti della bontà dell’operazione, anzi, l’innalzamento del tasso fantasioso, quale surrogato della mupia, ha riportato alla mente fatti, e fattacci, dell’ultimo tratto della romanzesca e opaca navigazione, prevedendo e immaginando scenari da Solaris, un mediocre film di Tarkovski, dove le fantasie mutano in realtà per effetto di menti raffinate.

Non ce ne voglia la Regione Puglia, e l’assessorato al ramo, se con profonda contrizione e il cuore in lacrime, riteniamo intempestiva e imprudente, oltre che inutile, il passaggio del celebrato palazzo al comune di Vico del Gargano, per trent’anni.

Si poteva, e si doveva, aspettare qualche altro giorno in più, in attesa della imminente sentenza che, la Corte d’Appello di Bari, dovrà emettere nella ingarbugliata e oscura vicenda che vede di fronte, prima la Comunità Montana del Gargano e, oggi, la Regione Puglia, contro il Consorzio Gargano nella sua prima versione e in quelle evolute delle versioni successive. In questo modo avremmo saputo in quali mani, sicure e sapienti, finirà il palazzo Della Bella e il suo luminoso futuro, e quali mani, generose e aperte, sono le cedenti.

Inutile, ed anche qui si è sbizzarrita la fantasia degli speranzosi che, come abbiamo detto è un surrogato della mupia, la finalità d’uso imposta dalla Regione Puglia al comune di Vico del Gargano per trent’anni, è miracolosamente, la medesima finalità e ragione sociale del Consorzio Gargano, contro il quale si aspetta la sentenza della Corte d’Appello: albergo, ristorante, congressi.

Una coincidenza per lo meno strana, vecchia di vent’anni, al di fuori di ogni attualità e sostanza, se riportata alla situazione socio-economica della realtà paesana. Con un Piano Urbanistico Generale, finito come carta straccia, e sul quale nessuno chiede spiegazioni; senza un attuale progetto di recupero; senza una dotazione finanziaria; senza un utilizzo concreto, oggi e per chissà quanti altri anni, il palazzo Della Bella continuerà la sua triste navigazione, approdando, quasi con certezza, fra le tante, troppe, cose inutili del patrimonio vichese e nessuno ne parlerà più. Come nessuno fiata più sulla fine del Villaggio turistico Macchia di Mare; sul manufatto del Ministero di Grazia e Giustizia; sull’Asilo Nido; sull’Anfiteatro Carlo Hintermann: quello che era e quello che sarà; sulla zona archeologica Monte Pucci, e sul restante patrimonio pubblico coperto dalla polvere, dall’incuria e dall’immobilismo.

Michele Angelicchio

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