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Parco Nazionale del Gargano, è Pulp fiction

Prudenza, ammiccamenti, ripensamenti, macchina indietro tutta, questa la cronaca della giornata dedicata alla seduta della Comunità del Parco a Monte Sant’Angelo. Anche il sindaco di Vico del Gargano, Michele Sementino, è salito in via Sant’Antonio con il carico di quel 50% a favore del presidente uscente, mentre l’altro 50% si è perso per strada. Questa la linea imposta dai nuovi padrini.

Se il Presidente uscente del Parco Nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, parte al contrattacco è l’ammissione di una guerra, mai palesata, ma combattuta. Questo è il clima.

Con la sua monocratica gestione, ha diviso l’area Parco in due. Quella dell’osso e quella della polpa. Quella strettamente “Gargano”, dove si combattono le battaglie di sopravvivenza, e quella semicircolare del golfo dove si apparecchiano e sparecchiano tavoli.

Di questa gestione, e dei suoi risultati dopo sette anni, non risponde e non ha mai risposto a nessuno, se non ai suoi referenti di colore. Il territorio dell’area protetta con i suoi 18 comuni ha sostanzialmente subito e taciuto, complice una vergognosa compravendita politica di sindaci, esperti nel cambiare casacca e padrini a secondo della direzione della manica a vento e da un atavico vuoto di rappresentanza e direzione politica generale. La regola dello sparecchiare e dividere le amministrazioni locali appaga la voglia di miserabili vanità personali, degli impostori, dei bugiardi, dei buoni a nulla, ma il conto lo paga sempre il territorio e la sua ignara gente.

Una delle debolezze, su cui affonda le radici lo strapotere presidenziale, è quello di ricordarsi, di tutto questo, solo alla fine, dopo sette lunghi anni. Nel mezzo il vuoto, il silenzio, le dimenticanze, il lasciar correre, il non disturbare. Come sempre.

La colpa è solo del presidente? Non credo, lui fa il suo mestiere e meno interlocutori si trova davanti e meglio è; meno autorevole e qualificata è la tanto invocata governance e meglio è. Meglio avere davanti un sindaco sorridente e la pacca sulla spalla, che non conta nulla, buono per le processioni, che trovarsi di fronte alla richiesta di governo reale del territorio da parte delle 18 amministrazioni locali. Cosa impedisce ai Sindaci (scritto con la maiuscola) di discutere e partorire un documento congiunto sui temi reali del governo dell’Area protetta e sbatterlo sul tavolo del Ministro all’Ambiente e sul tavolo del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Una politica di rete sui temi urbanistici, sulla cementificazione e sul consumo del suolo. Una politica di rete sulla gestione dei rifiuti urbani e sui costi di smaltimento. La difesa dei centri Storici e della costa. “La difesa e ricostruzione degli equilibri idraulici e idrogeologici”, che tanti danni provocano puntualmente al Gargano ad ogni pioggia vivace, come recita l’articolo 1 della legge quadro sulle aree protette. Un po’ come fecero coraggiosamente, e senza guardare in faccia a nessuno, anzi raddrizzando la schiena a qualche sindaco riottoso, Franco Tasso, direttore e Michele Cifarelli, presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo. Ma quelli erano altri uomini e altri tempi. Oggi è solo tempo di sagre e di processioni, poi c’è l’imminente carnevale di Manfredonia, vuoi mettere, tutti carnevali del Gargano messi insieme non valgono un tubo. Chi invoca aria fresca deve guardarsi dal contrattacco del presidente e dagli amici del presidente. Siamo in guerra e la polpa del golfo non si molla generosamente e spontaneamente.

Michele Angelicchio

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